Creata da Woody e Steina Vasulka nel 1971 come collettivo artistico e spazio privilegiato per sperimentazioni legate al video e alla musica d’avanguardia, The Kitchen, a New York, rimane uno degli hot spots della sperimentazione artistica contemporanea. La sua programmazione spazia dal multimediale alla performance, dai concerti alle lectures, offrendo un variegato panorama delle nuove tendenze. Negli anni, il centro ha ospitato artisti del calibro di Vito Acconci, Gary Hill, Kiki Smith, oltre a quelli che ora sono membri del consiglio direttivo: Laurie Anderson, Philip Glass, e Meredith Monk, tra gli altri.

Dall’anno scorso la direzione del centro è stata affidata ad una delle più interessanti curatrici del momento, Debra Singer, che ha firmato la co-curatela della scorsa Whitney Biennal.

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Nel settembre-ottobre di quest’anno The Kitchen ha presentato l’ultimo lavoro di Dara Friedman, un’installazione video a due canali dal titolo Sunset Island, a cura di Ali Subotnick (co-curatrice assieme a Maurizio Cattelan e Massimiliano Gioni della quarta Biennale di Berlino). Un uomo e una donna, giovani ma non giovanissimi, belli di una bellezza stereotipata (macho italiano lui, divetta da telenovela brasiliana lei), si muovono in due spazi simili ma separati, ponendosi in contemporanea una sfilza di domande che vanno dall’esistenziale al frivolo. “Che cosa ne sarà di noi? Siamo soli? Assomigli a mia madre? Che cos’è questo odore?…”. Le parole si rincorrono da uno schermo all’altro, da un ambiente all’altro, senza creare una connessione logica e senza costruire alcuna interazione tra i due protagonisti, che sembrano avere come unico, reale interlocutore la videocamera.

Dara Friedman (1961), si è formata artisticamente fra la Germania, suo paese natale, e gli Stati Uniti, sua attuale residenza: nei suoi lavori si stratificano uno strutturalismo di base, che la porta ad usare sequenze ripetitive e sincronizzate, senza eccedere in purismi, e l’influenza dello show system americano. In particolare la ripetizione (video e audio) è un tratto fondamentale della sua produzione: da una parte, ha dichiarato la stessa artista, sentir parlare una persona può rivelare più cose di lei che non guardarne l’immagine; dall’altra la ripetizione porta in sé un’antinomia di fondo, dato che può sottolineare un messaggio o fargli perdere d’importanza, affievolendolo nella quantità.

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In Sunset Island Dara Friedman aggiunge al sistema-ripetizione un forte senso di innaturalità: dal titolo del video, che richiama una delle zone più esclusive di Miami, agli interni pieni di mobilia a fiori o color crema, passando per la bellezza standardizzata, artefatta dei due protagonisti, che potrebbero avere avuto una relazione tra loro, oppure potrebbero semplicemente aver letto un copione, recitato una parte i cui stralci (o magari solo le prove generali) sono a disposizione di chiunque abbia voglia di fermarsi ad osservarli. E se fossero semplicemente le cavie di un esperimento sociologico?


www.thekitchen.org

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