Al polo opposto dei pessimisti ad oltranza esiste una corrente di pensiero che ha nei confronti del futuro un certo atteggiamento positivo, per non dire positivista: parlo dei sostenitori di quella terapia che va sotto il nome di crionica.

La crionica (a volte definita ibernazione, criopreservazione, biostasi o sospensione crionica) consiste nel congelamento di un corpo umano immediatamente dopo la sua morte, non prima di un trattamento con particolari agenti protettivi che servono a garantire al meglio la conservazione dei tessuti cellulari. Il motivo dell’ibernazione è la speranza riposta nell’avvento di una tecnologia che un giorno possa rimettere in vita lo stesso corpo, magari ringiovanito (ad esempio la nanotecnologia). L’ibernazione quale orizzonte dell’immaginario fantascientifico è un tema frequente (un film su tutti è 2001 Odissea nello Spazio ), ma la sfida alla morte è una costante culturale nella storia dell’umanità (essa è per esempio testimoniata negli Antichi Egizi con la mummificazione). Il primo lavoro con contenuti scientifici sul tema è il libro The Prospect of Immortality , pubblicato nel 1964 da Robert Ettinger, un professore di fisica, mentre il primo esperimento di crionica risale invece al 12 gennaio 1967 a Los Angeles quando un paziente venne trattato con speciali agenti protettivi e congelato immediatamente dopo la morte.

.

I costi variano dai 20000 ai 30000 $, cifre decisamente non popolari dovute principalmente al fattore di indeterminatezza dei tempi di conservazione: quando arriverà la tecnologia riabilitante? Tra cinquanta, tra cento o tra mille anni? Altre domande relative alla terapia possono essere soddisfatte visitando la pagina delle Cryonics — Frequently Asked Questions (FAQ).

Esistono diverse organizzazioni che offrono questa terapia. La pagina www.cryonet.org/orgs.html ce ne fornisce un breve elenco. Tra esse la più famosa è sicuramente la Alcor Life Extension Foundation con sede in Arizona. Tutte queste società operano principalmente negli Stati Uniti, dove sussiste la possibilità di intervento medico immediato sul corpo dopo averne accertata la morte (mentre in Italia ed in Europa l’attesa è di 24 ore). La tempestività è infatti alla base del trattamento cronico.

L’ibernazione mette in discussione il concetto tradizionale di morte e i limiti “naturali” della vita. La conservazione corrisponde anche a una precisa filosofia della morte contenuta nella teoria dell’informazione (la citazione è tratta dal ricchissimo sito Estropico.com: la morte è la perdita irreversibile di informazione contenuta nel cervello (principalmente la nostra memoria e la nostra personalità).

.

Ralph Merkle professore del Georgia Tech College of Computing e membro della Alcor Foundation afferma che – seguendo la teoria dell’informazione – “una persona è morta, se le sue memorie, personalità, speranze, sogni, etc. sono state distrutte”.

In queste discussioni e teorizzazioni manca a mio avviso una dimensione comunitaria storica. La morte non può essere considerata una mera perdita di informazione. La ricchezza delle esperienze di una vita non muore con il corpo del singolo, ma segue diversi canali di comunicazione sociali. Le speranze, i sogni e le esperienze dell’individuo, ancora prima che esso muoia, entrano in un processo comunicativo familiare (e ricordiamoci che la comunicazione per essere tale, necessita sempre di un processo di costruzione reciproco e non solo di trasmissione) per poi divenire collettivo.

La morte stessa, dal punto di vista della memoria collettiva può essere considerata come un processo di riattivazione dell’esistenza di una comunità – codificato da sempre nella nostra società con i rituali di rispetto funebri – che non è assimilabile (almeno, non per sostituzione) alla museificazione fossilizzata dell’ibernazione dell’individuo.


www.benbest.com/cryonics/CryoFAQ.html#_IIIA

www.alcor.org

www.estropico.com

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn