Per molti versi, Vuk Cosic è un artista di altri tempi. Il paragone con Marcel Duchamp è stato lui il primo a proporlo, e non sarò certo io a smentirlo. Come Duchamp, sembra seriamente impegnato a fare il meno possibile. Gli ultimi anni hanno visto qualche conferenze qua e là, alcuni allestimenti, il Padiglione Sloveno alla Biennale 2001. Per quanto ne so, non si vedeva un lavoro nuovo di Vuk Cosic dai tempi di ASCII Unreal e ASCII Architecture (2000).

Come quelli di Duchamp, i suoi lavori appaiono a prima vista di una semplicità quasi irritante. E come Duchamp, lavora costantemente ad arricchire la leggenda che si va costruendo sulla sua persona, e sulla sua opera. Ex archeologo, ex leader politico candidato al Nobel per la Pace, inventore – o scopritore, attraverso una vicenda anch’essa leggendaria – del termine net.art, animatore di discussioni e creatore di situazioni, net.artista e, più di recente, ex-net.artista: chi è, veramente, Vuk Cosic? Lui non ce lo dice, gioca a nascondersi, distribuisce in giro falsi biglietti da visita, se ne sta in silenzio per un po’… e poi stupisce tutti con una retrospettiva all’ICA di Londra e con il lancio di un nuovo lavoro. Roba da matti.

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La mostra, organizzata nell’ambito di XL L M Slovenia , una imponente iniziativa volta a presentare, per la prima volta nel Regno Unito, l’arte slovena contemporanea, proporrà, dal 20 settembre al 2 ottobre, alcune perle della storia della net.art, affiancate da alcuni lavori che non hanno mai abbandonato l’hard disc di Cosic. Fra questi, The File Extinguisher, un lavoro progettato nel 1998 ma mai licenziato, e ora ridisegnato per l’occasione.

Se nei suoi lavori in codice ASCII Cosic si era proposto come archeologo dei media, The Web’s First File Extinguisher potrebbe essere descritto come un esercizio di fantastoria. Cosic sostiene che quando, nel 1960, Paul Baran pubblicò lo storico Memorandum RM-3420-PR “On Distributed Communications”, destinato a fondare l’idea di network come noi lo conosciamo, ci fu una imperdonabile omissione. Nel progetto di Baran, uno degli elementi che garantiva la sicurezza della rete, oltre alla sua natura “distribuita”, era la presenza di un file extinguisher, un “estintore di file”. Baran, nel suo diagramma, aveva segnalato questo “nodo” definito colorandolo in rosso, ma l’estintore era stato reso invisibile da una maldestra stampa in bianco e nero. L’attuale vulnerabilità della rete discenderebbe, secondo il racconto, da questo tragi(comico) incidente. Ma ora, grazie a Cosic, la rete è finalmente sicura, nel pieno rispetto delle intenzioni di Baran.

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È probabile che tutto ciò nasca, nella migliore tradizione dada, dal gioco di parole nel nome del progetto: file extinguisher da fire extinguisher. Per il resto, il progetto è di una semplicità quasi imbarazzante: attraverso una banalissima form , l’utente può cancellare dei file in locale – ottenendo in cambio un regolare certificato – o un intero sito internet: il quale, ovviamente, resta in ottima salute, limitandosi ad essere sostituito temporaneamente da una pagina di “indirizzo non trovato”.

Una semplicità che non impedisce al File Extinguisher di restare una delle più ironiche e intelligenti riflessioni sul trash digitale (Internet come discarica in cui galleggia un’incredibile quantità di rottami, pronti per essere inceneriti), sulla censura e sulla vulnerabilità della rete. Una vulnerabilità che non risparmia nemmeno gli stessi tutori della sicurezza: cos’altro è, del resto, il File Extinguisher se non un insieme di file, che possono essere cancellati in ogni momento?.


www.file-extinguisher.com/

www.ica.org.uk/index.cfm?articleid=1430

www.ljudmila.org/%7Evuk/

www.rand.org/publications/RM/RM3420/

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