Al Castello di Piombino (Piombino LI) dall’6 all’11 settembre 2005 si è svolta PX: Piombino eXperimenta, una rassegna di installazioni audiovisive, sound art ed elettronica sperimentale. Oltre al sottoscritto il programma ha visto in esposizione le opere installative di alcuni sound artist italiani: XOoo (Otolab), Esa e Kinetix. Ideatori dell’evento sono stati Marco Formaioni e Gianluca Beccuzzi (kinetix) che per la realizzazione pratica hanno potuto contare su un gran numero di realtà locali e non.

La manifestazione ha inoltre ospitato un laboratorio/meeting di improvvisazione elettroacustica con la partecipazione di vari artisti/performer ed uno stage/formazione sui temi dell’arte elettronica condotti, oltre che dagli artisti esposti, anche da Nicola Catalano, Marco Formaioni, Ovidio Dell’Omodarme ed altri esperti e teorici.

Non è facile recensire una manifestazione in cui si è coinvolti in ‘prima linea’, si rischia la mancanza di obiettività tanto più che il clima venutosi a creare è stato di grande impatto umano. Meglio parlarne attraverso un’intervista a Marco Formaioni, co-ideatore e co-organizzatore dell’evento.

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Domenico Sciajno: Essendo tu un fruitore, un appassionato prima ancora che un ‘organizzatore’ o curatore di allestimenti, quali ascolti o esperienze di fruizione hai alle spalle?

Marco Formaioni: Ho iniziato ad ascoltare musica a 14 anni con Guccini (“L’isola non trovata”), ho continuato con il cantautorato italiano, non ho mai ascoltato il “rock” o i “pinfloid”. Verso i 17 ho incontrato la musica minimale americana con Glass, Reich e, naturalmente, John Cage ha cominciato a invadere i miei ascolti e i miei pensieri (4″33′). Poi è arrivato il”Giardino magnetico” di Alvin Curran e i primi esperimenti di Franco Battiato. Da subito, quindi, mi sono interessato ai suoni e meno alla “musica”, questo, probabilmente, non mi ha spinto a voler suonare e/o a formare un gruppo. Mi ha appassionato l’aspetto dell’ascolto, della fruizione, della ricerca più che della produzione. Secondo me è meglio un buon fruitore che un cattivo musicista. Tra l’altro la curiosità in campo musicale mi ha portato ad ascoltare praticamente di tutto».

Domenico Sciajno: Questo spiega, oltre alla vicinanza geografica, il tuo incontro con Gianluca Becuzzi (Kinetix) e l’idea di realizzare PX a Piombino, visto che entrambi partite dalla musica e dal suono. Come mai avete pensato all’allestimento di installazioni sonore/visive e non, come spesso accade, a una serie di concerti live?

Marco Formaioni: Le difficoltà mi affascinano. Il concerto live ha caratteristiche troppo frontali, troppo dirette e, dal punto di vista del consumo, più “facile” da vendere. Invece è più interessante lo sforzo che c’è nell’affrontare problematiche più complesse, sia nell’allestimento che nella fruizione, della sound art e delle installazioni. Proprio come fruitore, mi coinvolge di più la ricerca, la decodifica dei messaggi intrinsechi alle opere d’arte.

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Domenico Sciajno: Ci descrivi brevemente le opere esposte concentrandoti soprattutto su quello che per te in quanto curatore/fruitore era la peculiarità di ciascuna?

Marco Formaioni: Più che descrivere le opere esposte, vorrei dire che abbiamo puntato soprattutto sull’interazione, favorendo quelle proposte che avevano al loro interno più forte il bisogno della presenza del pubblico o che fossero più stimolanti per l’aspetto audio/visivo, altra peculiarità forte. Delle quattro opere, la più caratterizzante per l’aspetto installativo è stata quella di Kinetix (tra l’altro l’ambientazione nelle tre ex celle carcerarie era particolarmente inquietante e suggestiva). Le installazioni di Otolab e di Esa avevano una giocosa interattività, mentre quella di Domenico Sciajno era la più “politica”, forte della denuncia del controllo mafioso e della necessità della presenza soggettiva del pubblico che, interagendo tramite un microfono, potevano modificare lo “stato di cose presenti”.

Domenico Sciajno: Interessante il fatto di avere riservato due serate ad un laboratorio di sperimentazione sonora in cui non solo gli artisti esposti si sono cimentati ma anche altri provenienti da diverse città italiane. Ci dici chi sono e quale è stato secondo te il valore di questi incontri?.

Marco Formaioni: Innanzitutto i partecipanti alle due serate, che si sono trasformate in veri e propri concerti: Claudio Parodi, Les champs magnêtiques, DBPIT, Pietro Riparbelli, Disorder di Otolab, Kinetix e Domenico Sciajno. Volevamo riprendere l’idea, un po’ trascurata ultimamente, dell’a-team di Ixem e proporre una alternativa al tradizionale live set. L’idea era di dare un punto di vista diverso della emissione sonora improvvisativa e, con lo spirito di coinvolgere il pubblico, mostrare l’atto creativo nel suo divenire.

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Domenico Sciajno: Ci sarà una seconda edizione? Se sì, cosa cambieresti nel metodo di lavoro a livello organizzativo e di allestimento? Quali ritieni invece siano stati i punti di forza del vostro operato su cui intendete insistere?

Marco Formaioni: Vogliamo replicare, sperimentando un altro spazio in città. Se la formula potrà subire qualche aggiustamento, le caratteristiche di festival sulla sound art e sulle installazioni audiovisive desideriamo che restino i punti di forza di Piombino_eXperimenta, farlo diventare un appuntamento fuori dai luoghi canonici per queste proposte, tipo gallerie e centri d’arte contemporanea.

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