Eduardo Navas è un artista interdisciplinare (come lui stesso si definisce): net artista, musicista, specialista delle dinamiche dei Nuovi Media. E’ anche critico e professore di Teoria e Pratica dell’Arte nella Scuola Otis di Arte e Disegno di Los Angeles.

Conosciuto come l’ideatore del progetto NAR-Net Art Review, che ora ha terminato la sua attività editoriale, ha lanciato nel mese di settembre NewmediaFIX, un nuovo progetto di comunicazione critica sui progetti che coinvolgono pratiche e produzioni artistiche per , in e attraverso la Rete.

Lucrezia Cippitelli: È un periodo perfetto per incontrarti, perché proprio a settembre ha visto la luce il tuo nuovo progetto editoriale, newmediaFix. Credi che sia possibile definirlo come una evoluzione di Net Art Review, la rivista on line che dal 2003 ha dispensato un complesso panorama critico sulla Net Art e sui Nuovi Media in generale e che proprio in questi giorni ha concluso la sua attività editoriale?

Eduardo Navas: Ho preso la decisione di far evolvere (per usare il tuo termine) Net Art Review in newmediaFix in maniera molto naturale. Passo molto tempo in rete per studiare le sue dinamiche, sulle quali cerco di essere molto attento. Il cambio del sito in gran parte è dovuto alla popolarizzazione dei blogs, avvenuta negli ultimi due anni, e alla loro dipendenza dagli RSS e in altri feeds di informazione. Oggi chi conosce gli RSS è abituato a non frequentare un sito per ottenere delle informazioni, perché è abituato e vederle automaticamente aggiornate sul suo browser. Quando abbiamo lanciato NAR gli RSS iniziavano ad essere una tecnologia conosciuta. La rivista non era basata tecnologicamente su questa possibilità; solo un terzo dei suoi contenuti potevano essere sindacati attraverso atom-xml: i testi più lunghi erano esclusi da questa tecnologia la gente non si rendeva conto degli aggiornamenti. Aggiornavamo il blog giornaliero con le segnalazioni dei nuovi articoli, ma questo stratagemma era inefficiente e si è reso necessario trovare una soluzione. Dovevamo accorpare un RSS che tenesse legate a noi diverse comunità di lettori e fruitori.

Quest’estate dovevamo dedicarci a ridisegnare NAR e la riflessione sulle nuove necessità dettate dalla forma circolare della diffusione dell’informazione nella Rete e su come si sarebbe sviluppata la collaborazione tra noi redattori ha reso ragionevolmente indispensabile un’ evoluzione verso newmediaFix. Nello stesso periodo anche i collaboratori si sono trovati a riflettere sulla necessità di continuare a lavorare, e quelli che hanno deciso di proseguire il progetto ora sono parte di newmediaFix. Nome nuovo e nuova maniera di pubblicare spero che permetteranno al sito di calibrarsi su una nuova tipologia di fruitori e di tecnologia.

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Lucrezia Cippitelli: È interessante notare che hai quasi operato un cambio di significato: dalla Net Art a ciò che chiami new media culture . Si tratta da parte tua di un cambiamento di interesse o credi che i due termini hanno modificato la loro accezione e che dire new media culture sia la maniera più corretta per definire i processi artistici generati attraverso l’uso dei nuovi media di comunicazione?

Eduardo Navas: Credo che riferendosi a ciò che è corretto, tutti coloro che si considerano parte di una avanguardia culturale hanno dei problemi con qualsiasi termine. Quando ho fondato Net Art Review c’erano persone che non ne apprezzavano il nome, perché lo ritenevano morto . Altri invece pensavano che fosse legato all’esperienza specifica della Net Art, che come tutti sanno era legata alle figure di Alexei Shulgin, Jodi e Vuk Cosic e ad altri compagni dell’Europa orientale. A me non interessavano le critiche, e decisi di tenere il nome che oltre a suonare bene costringeva i lettori a visitare il sito per capire di cosa si trattasse. Inoltre l’idea di Net Art si stava popolarizzando, e la gente avrebbe iniziato a cercare la definizione del termine con i motori di ricerca.

Non intendo necessariamente i termini “new media culture” e “net art” in forma di significazione progressiva, anche se la tua osservazione è corretta in un certo modo perché la Net Art ha fatto conoscere una parte delle realtà dei Nuovi Media, essendo un termine più definito e circostanziato del termine New Media. Credo sia oramai generalmente accettato che la Net Art sia un ramo dei New Media.

Va anche aggiunto che molti critici hanno delle riserve su quest’ultimo concetto, in particolare per la parola “new”. Mi hanno fatto notare che il termine non è più di moda e che potrebbe essere problematico in futuro. Non mi interessa la moda ma concordo con la problematicità perché proprio l’idea di nuovo (“new”) è molto vaga (come si localizza il nuovo?) e si avvicina a un’altro concetto problematico, quello di “modernità”: credo sia proprio qui il problema, in quest’allegoria della modernità, non direttamente nel termine “new”.

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Analizzando la definizione del termine New Media, per esempio nelle introduzioni del libro New media Reader ( The New Media Reader , Overview of Migration Strategies di Noah Wardrip-Fruin e Nick Montfort, MIT Press 2003, n.d.r.) notiamo che il “new” risuona perché è qualcosa che viene sempre ridefinito perché sia capito. Come questo termine sia inteso nelle differenti culture influenzerà ovviamente anche l’evoluzione di newmediaFix. Chissà che non sia una definizione da rivalutare ancora nel futuro, fino al punto che si dimostri tanto problematico, così come noi ora vediamo come problematica la definizione di “postmodernismo”. Credo comunque che così come si è evoluta Net Art Review in newmediaFix, in futuro possiamo ipotizzare un’ulteriore evoluzione, se necessaria, in un progetto che si dimostri un cambiamento costruttivo che senza dimenticare il passato usa newmediaFix come trampolino per esplorare nuove possibilità.

Non credo nella pianificazione di progetti a lunga scadenza: come la vita i progetti devono vivere il proprio tempo. Nulla è per sempre. Mi interessa sperimentare con le possibilità del momento e cambiare in sintonia con le necessità della cultura. Il termine “new media culture” è focalizzato su quelle attività connesse con il concetto di “new media” e la sua costante ridefinizione in relazione a tutto ciò che è sviluppato con differenti applicazioni connessi al computer come estensione di attività preesistenti a queste e attività che esistono grazie a queste. “New media” è sempre stato definito in relazione alla sua dipendenza dalla tecnologia dei computers. Credo che quest’aspetto sarà il nodo su cui ragionare per vedere se il termine sopravvivrà o verrà lasciato indietro, proprio come è successo per il termine “postmodernismo”.

Lucrezia Cippitelli:Ho visto che alcuni dei collaboratori di Net Art Review partecipano come giunta editoriale di newmediaFix. Come funziona il lavoro del nuovo comitato di redazione?..

Eduardo Navas: La redazione non è un comitato di redazione di tipo accademico, ma funziona come la redazione di un peer-reviewed journal: i membri contribuiscono in modi diversi e nello stesso momento. Sono consiglieri, dicono ai redattori (Molly Hankwitz ed io) cosa fare per migliorare il sito in futuro e se vogliono possono pubblicare un loro testo. Quando bisogna editare un testo che è stato proposto a newmediaFix (che non è stato pubblicato altrove), questo viene inviato a un membro del comitato perché lo revisioni: a chi, dipende dalla lingua e dal contenuto dell’articolo. I membri del comitato hanno differenti livelli di partecipazione a seconda della loro disponibilità.

E’ importante notare che la redazione raccoglie un gruppo di persone con interessi molto differenti: storici, sociologi, realizzatori di ipertesti e racconti e artisti. La diversità dei materiali che si trovano in rete include diverse discipline e la diversità della giunta editoriale mette in discussione anche il metodo selettivo imposto dal sistema accademico delle università sul flusso libero di idee che ha reso possibile la grande disponibilità di materiale gratuito nella rete. Mi spiego: ciascuno dei membri può considerare un testo per pubblicarlo, ma questo testo non sarà sottoposto a un processo critico della redazione. Il testo è curato da un membro della giunta che poi lo passa ai redattori, a copy editors ed all’autore stesso perché sia editato. NewmediaFIX ammette testi a differenti livelli anche per funzionare come un filtro di informazione sensitivo agli interessi di differenti gruppi: accademici, artisti o anche hackers. Ogni materiale è potenzialmente accettato quando dimostri una propria posizione critica. Chi presenta testi accademici sa che può farlo contando su una giunta che posso valutarli con competenza, così come gli artisti hanno la stessa certezza. Così come si possono inviare materiali meno densi come recensioni o segnalazioni o annunci per la propria comunità.

Questa implementazione su vari livelli di contributi serve per garantire una diversità di proposte e implica che i testi pubblicati entreranno in uno spazio liminare, un intra spazio in cui convivano differenti proposte – che provengano da spazi accademici elitari artisti che mantengono una posizione radicalmente anti-istituzionale.

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Lucrezia Cippitelli: I presupposti di Net Art Review e newmediaFix appaiono comunque differenti, soprattutto per la volontà di newmediaFix di essere una online resource non esclusivamente una rivista. Qual’è esattamente la sua specializzazione?

Eduardo Navas: E’ aperta, credo in parte per poter crescere in sintonia con i cambiamenti della Rete. Ora il sito non si presenta assolutamente come una rivista, perché principalmente lavoriamo per mettere in circolo informazione già esistente. Siamo un filtro, o un piccolo e modesto portale che non pretende l’accesso a tutta l’informazione ma solo a quella in sintonia con gli interessi e la formazione della giunta di redazione e alle differenti comunità in Rete. Credo che tutto cambierà a seconda delle dinamiche della Rete e del suo futuro sviluppo tecnologico. Se nel futuro ci sarò la necessità di produrre contenuti più che riproporli, lo faremo. Il nostro interesse è più focalizzato sull’idea di fornire un servizio alla comunità della Rete, in cui persone differenti possano inviare testi originali e non o segnalazioni e nello stesso tempo conoscere proposte e sviluppi di diverse parti del mondo. Per far ciò dobbiamo mantenere una piattaforma costantemente aperta al cambiamento: questo sosterrà uno sviluppo costruttivo del progetto.

Lucrezia Cippitelli: Mi pare interessante il contesto tecnologico su cui è sviluppato newmediaFix. In particolare considerando come sono cambiate le dinamiche di pubblicazione dal 2003 (quando NAR ha aperto i battenti) e come queste influiscano sui contenuti.

Eduardo Navas: Questo è un punto interessante perché considera come il blogs abbiano influenzato la nozione di pubblicazione in relazione alla collaborazione. Quando NAR è stato lanciato in Rete non esisteva una critica sulla produzione artistica in Rete. O meglio, esistevano alcuni spazi, come Random o Neural.it in Italia, o Intelligent Agent negli Stati Uniti che pubblicano recensioni di lavori progettati per la Rete. E poi c’è Thingist che era però più finalizzato a includere progetti di new media nel mondo dell’arte delle gallerie. Più specializzati esistevano poi ctheory e nettime, il primo un quaderno critico on line ed il secondo una mailing list: entrambi erano e sono molto interessanti nei contenuti, senza però essere specializzati in progetti specifici, ma in generale sulla nozione di cultura e sulla sua funzione; in un certo modo finiscono per discutere in maniera astratta. Ed infine naturalmente c’era Rhizome, che forniva recensioni che non avevano, né hanno mai avuto, una posizione critica, ma piuttosto erano notizie utili per promuovere un progetto. Insomma i progetti esistenti erano finalizzati a commentare a un livello molto ampio narrative generali e molte volte non dedicavano un’attenzione sufficiente a lavori specifici.

All’epoca, vedendo che non era molto comune un interesse specifico sulle produzioni relative ai Nuovi Media, NAR proponeva un servizio molto specialistico che credo abbia beneficiato molte persone per più di due anni e mezzo. Insieme a NAR, hanno contemporaneamente iniziato a lavorare altri progetti come Furtherfield.

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In relazione alla distribuzione di informazione in Internet, bisogna dire che le dinamiche sono cambiate, in particolare nella modalità di pubblicazione di opinioni, e con un migliore accesso al pubblico. La trasformazione è legata a tre dinamiche – o tre flussi di informazione – che caratterizzano i processi di comunicazione in Rete: il fast blogging, dei siti che usano RSS feeds o che semplicemente riciclano informazione o commenti ma spesso in maniera molto inorganica; i siti che propongono una modalità di selezione e di filtro di differenti mailing list; infine siti che riguardano la diffusione di ricerche accademiche che hanno i Nuovi Media come oggetto di studio (pubblicazioni distribuite una o due volte l’anno, le più ambizione ogni tre mesi o ogni mese).

Sicuramente esistono altre forme di flussi comunicativi più tradizionali che sono stati estesi alla Rete con grande efficienza, la stampa, ma in generale adottano o reaziona a una delle tre strategie che ho indicato. Alcuni periodici hanno addirittura i propri bloggers , che sono in realtà giornalisti professionisti pagati per commentare quotidianamente, come simulacri di imitazione del blogger che lo fa perché vuole farlo. L’esempio più ovvio è il quotidiano francese Le Monde. Per una storia del blogging e la sua relazione con i giornali puoi visitare il sito Blogosphere: the emerging Media Ecosystem; How Weblogs and Journalists work together to Report, Filter and Break the News di John Hiler. Dopo tutti questi cambiamenti molto radicali, perlopiù avventuri dopo il 2003, NAR con le sue deadlines di una settimana, un mese o un giorno, non faceva giustizia al flusso dell’informazione. La struttura del nuovo sito dovrebbe (già che tutto ciò che riguarda Internet è molto sperimentale) essere più efficiente in questo senso e rendere giustizia alle tre dinamiche di cui parlavo senza comprometterle con date predefinite.

Nello stesso tempo il termine New Media possiede una sua specificità “culturale”, che è nello stesso tempo abbastanza aperta da permettere di includere materiali prodotti da differenti comunità. Inoltre il nuovo sito non si preoccupa di scadenze e accetta testi così come sono proposti, in accordo con i tre livelli del flusso dell’informazione: la sezione in cui sono inseriti può pubblicare cinque articoli alla volta o nessuno per uno o due mesi. Così newmediaFix è più versatile e può incrementare o diminuire la sua attività in sintonia con il volume di informazione circolante in Internet. Nello stesso tempo non vogliamo essere un mezzo di informazione di massa: ciò che pubblichiamo è molto selezionato e scelto in base a ciò che sta circolando in blogs e mailing list, cercando di presentare materiali che, pur importanti, non abbiamo una visibilità che riteniamo adeguata. La scommessa principale è pubblicare cose in cui crediamo e che possano essere importanti per chi ci segue.

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Lucrezia Cippitelli: Oltre che editor di Net Art Review sei professore di critica all’Università e net-artista. In relazione anche alle tue proposte artistiche, puoi darmi una definizione di Net Art. Mi interessa nello specifico perché ritengo che la Net Art sia qualcosa che coinvolga non specificamente solo quei progetti artistici pensati e diffusi per e su Internet , ma anche una possibilità di costruire connessioni (anche fisiche) ed anche progetti che sono il risultato di queste stesse connessioni nate e sviluppatesi attraverso Internet

Eduardo Navas: In verità mi hai letto nel pensiero. La definizione delle connessioni rese possibili dalla Rete in spazi locali e in relazione a spazi internazionali, per essere più specifico, e esattamente come ho sempre inteso il termine di Net Art. Mi hanno anche chiesto se questo termine non facesse in modo che il sito Net Art Review crescesse fuori dell’idea del network . Già in passato ho spiegato che ritengo che la idea del network non debba essere limitata alla Rete. La parola “net” può essere un’estensione metaforica dell’idea dei network che si sviluppano in maniera rizomatica con differenti tecnologie in differenti culture: NAR ha sempre cercato di esplorare queste dinamiche.

Se consulti gli archivi che sono ancora on line vedrai che includono attività locali in luoghi specifici di diverse parti del mondo che sfruttano tecnologie di network insieme ad altre tecnologie come strumento in più, necessario per garantire una migliore comunicazione tra i partecipanti e la loro comunità, insieme a progetti realizzati esclusivamente per la Rete. Intendo il termine Net Art come molto elusivo. Non può essere definito; da sempre chi lo ha definito non è mai riuscito a limitarlo all’interno di un concetto specifico. Per comprendere quest’idea si può citare il libro di Julian Stallabrass, (Internet Art-The Online Clash of Culture and Commerce, Tate Publishing, 2003, n.d.r.) dove dimostra che gli stessi pionieri dei Nuovi Media non avevano la più pallida idea di cosa questo termine potesse implicare. In verità non mi interessa definire i termini in maniera generale – no credo nelle Grandi Narrazioni – ma mi piacciono quelle più specifiche. Mi interessa di più appropriare dei termini a certi contesti culturali per diffondere l’informazione a differenti comunità in maniera costruttiva. E’ ciò che ho fatto con Net Art Review e che spero di fare con newmediaFIX; si vedrà dove arriveremo.

La vita si definisce sempre per il suo proprio processo, il resto è metanarrativa. L’ironia sta nel fatto che l’unico strumento che abbiamo per comprendere il mondo è proprio la metanarrativa. La conoscenza ha sempre convissuto con il suo paradosso: la riflessione. La critica, per essere più specifico, esiste solo nel mito, come direbbe Barthes. In tutti i modi dobbiamo portare avanti la lotta per un futuro migliore.


http://netartreview.net/

http://newmediafix.net/

www.intelligentagent.com/

www.neural.it

www.random-magazine.net/

http://bbs.thing.net/login.thing

www.nettime.org/

www.ctheory.net/home.aspx

www.furtherfield.org

www.navasse.net/

www.microcontentnews.com/articles/blogosphere.htm

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