La tradizionale contrapposizione tra naturale e artificiale si fa, in un ambiente estremamente tecnologizzato come il nostro, ogni giorno più problematica. E se le leggi che regolano la struttura, l’estetica e i meccanismi di crescita dell’universo organico rispondono spesso a criteri di tipo matematico (basti pensare all’importanza dei frattali), sempre più di frequente è la tecnologia a mostrare il suo volto di “nuova natura”. I software sono in grado di generare altri software, le nanotecnologie possono autoreplicarsi e lottare per sopravvivere; i virus informatici si comportano come quelli biologici, le reti di computer crescono e si riconfigurano incessantemente come enormi radici rizomatiche.

In questo panorama, sempre più progetti artistici si pongono di fronte alla programmazione con il piglio scientifico del biologo, se non con addirittura con l’amorevole cura del giardiniere o del botanico. Scrivono “semi” di codice per poi osservare il frutto della loro processo generatore, stabiliscono visionari paralleli tra linguaggi informatici e creature vegetali, mostrano orgogliosamente i movimenti fluidi e organici che i dati producono replicandosi.

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Pensando al rapporto tra il mondo vegetale e quello digitale, non si può non ricordare Interactive Plant Growing (1993-1997) installazione ormai storica di Christa Sommerer e Laurent Mignonneau , in cui alcune piante reali fungevano da interfaccia per gestire la crescita, su uno schermo, di un folto universo vegetale in 3D. Da allora, il panorama delle sperimentazioni techno-organiche è cresciuto in maniera esponenziale, sostenuto da una vasta attività teorica nel campo del software e delle sue possibilità generative.

Un progetto molto semplice ma estremamente evocativo, soprattutto nella fase di osservazione dei suoi risultati, si chiama Organic Html. Si tratta di un’applicazione on line (un browser, potremmo dire) che trasforma i siti web visitati nell’immagine di una pianta. I colori, la forma e le dimensioni della creatura vegetale dipenderanno dalla struttura del sito, dal suo codice html, dai fogli di stile, dal numero delle pagine o dalle immagini in esso contenute. Assisteremo dunque alla generazione di alcune piante piccole, scure e senza fiori, accanto ad altre rigogliose ed iper-colorate. Lo stesso carattere organico, ma di stampo totalmente astratto, presentano le opere di Marius Watz, che lo scorso agosto ha proiettato le evoluzioni grafiche “viventi” sulla facciata dell’edificio Vattenfall a Berlino (Neon Organic , 2005).

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L’olandese Mateusz Herczka ha presentato, invece, all’ultima edizione di Ars Electronica, ottenendo un Award of Distinction, l’installazione Life Support Systems – Vanda (2004). Al centro del lavoro c’è un’orchidea i cui processi metabolici vengono analizzati, trasformati in impulsi elettrici e trasmessi ad un computer. Il risultato sullo schermo è un’elaborazione grafica (gestita da una console XBox modificata) che riproduce i meccanismi vitali della pianta, continuando a simularne lo sviluppo anche dopo la morte dell’organismo vegetale.

La vita viene dunque analizzata, campionata e riprodotta. L’esperimento, di natura squisitamente scientifica, viene rivestito di proprietà estetiche oltre che filosofiche. Per tornare a rievocare, sulla superficie translucida di uno schermo, il fascino e l’inquietudine di una chimera antica come il mondo: quella dell’immortalità.


www.medienkunstnetz.de/works/the-interactive-plant-growing

www.organichtml.com

www.unlekker.net/proj/05vattenfall

www.westerplatte.net

http://dataisnature.com

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