La notizia è stata ufficializzata e resa pubblica proprio nei giorni scorsi. Il SENSEable City Laboratory del Mit (Massachussets Institute of technology) di Boston guidato dall’italiano Carlo Ratti ha completato un programma di monitoraggio, registrazione e ricerca di tutte le telefonate in entrata e in uscita dai telefoni cellulari degli utenti A1/Mobilkom di Graz.

Giustificati nel loro operato dalla licenza concessa dallo stesso operatore (ma mi chiedo quanti utenti del piccolo capoluogo austriaco fossero realmente a conoscenza di questa strategia Orwelliana sebbene l’operatore telefonico giura di aver chiesto delibera ai suoi clienti mediante sms), i tecnici del Mit hanno poi messo a disposizione di tutti, anche degli utenti internet di tutto il globo presso un sito di riferimento, i risultati del loro lavoro. Una serie di mappe e carte visive che testimoniano i movimenti telefonici ma anche quelli fisici di quasi il 70% della popolazione di Graz all’interno del loro habitat urbano, quello che abitano quotidianamente muovendosi da casa all’ufficio, a scuola, al bar, dagli amici, alla palestra, dal proprio amante, a un concerto, a una manifestazione, ovunque.

Sì, perché sembra che questo esperimento, Digital Derive il suo nome, sia stato condotto prendendo in considerazione non solo il traffico telefonico degli utenti Mobilkom, ma anche il puro segnale emesso dai singoli telefonini in ogni istante, dall’interno delle tasche dei giubbotti o di qualche borsa o zaino.

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Che in fondo tutti noi fossimo controllati nei nostri spostamenti quotidiani non stupisce più di tanto, chi non lo sa o è ignorante o è un inguaribile ingenuo. Certo saperlo in modo così esplicito non rende troppo sereni. Essere consapevoli poi che non saremo mai più in grado di rinunciare alla comodità di un telefonino e che i nostri dati e spostamenti saranno in futuro tracciati per scopi apparentemente di sicurezza pubblica, manovre anti-terroristiche, strategie investigative, pianificazione urbana o misure contro il traffico eccessivo, può suscitare due tipi di reazioni: o completo menefreghismo (più probabile, vista la spesso arrendevole natura umana) o ribellione contro questo onnipresente e invasivo Grande Fratello.

Ma la cosa che lascia francamente stupiti, nel bene e nel male, è la componente estetica che appartiene ineluttabilmente a queste mappe e che permea le macchine che, in modo totalmente indipendente, le hanno generate. Qualcosa a metà tra arte generativa e intelligenza artificiale, tra estetica della macchina e casualità artistica. Ecco in altri termini un classico esempio di quanto possa essere oggi (e in misura crescente negli anni a venire) sottile il confine creatosi tra arte e sperimentazione tecnologica, tra spirito di ricerca e consapevolezza estetica, tra potenzialità nascoste e spirito invasivo sempre più accentuato nelle moderne tecnologie di consumo dei nuovi media.

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Certo poi la domanda sorge spontanea e il dibattito rimane aperto, e lo sarà sicuramente per molti anni: cosa è oggi arte, cosa si può considerare una vera forma d’arte. Ciò che riteniamo bello secondo canoni e parametri più o meno precisi, affidandoci a riferimenti e connessioni con il passato e le sue varie forme di espressione, o quello che è un processo artistico consapevole compiuto da un essere umano, o perché no da una macchina, in grado di esprimere se stesso attraverso un qualche strumento di elaborazione tecnica?

La giusta risposta forse non è figlia di questi tempi, tanto è lunga la strada da percorrere aspettando le evoluzioni di un mondo tecnologicamente frenetico. Per il momento però è giusto rimanere colpiti e affascinati dalla componente “artistica” che appartiene ai tracciati disegnati dalla macchine del Mit, quadri generativi in costante trasfigurazione, giustificati nella loro pretenziosità artistica da un personale che si terrà alla Kunsthaus, la galleria d’arte di Graz, dal primo ottobre fino all’8 gennaio 2006 all’interno della M-city Exhibition curata da un altro italiano, Marco de Michelis. Calcolateur vernissage verrebbe da dire, ma certo anche l’attenzione rivolta da questa galleria all’intero progetto lascia pensare e induce a riflettere.

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Digital Derive prosegue un preciso percorso di ricerca iniziato con progetti come You are here: Museu di Laura Kurgan nel 1996 e Real-time della Waag Society di Amsterdam nel 2002, ma su tecnologie Gps. In Digital Derive è invece la sfacciata registrazione del segnale ping emesso ogni pochi minuti da tutti i cellulari in commercio che segnala la posizione dell’apparecchio e quindi della persona che se lo porta addosso. Questi segnali sono stati semplicemente forniti al Mit che senza eccessive difficoltà li ha analizzati e registrati, fornendo una serie di grafici piani, isometrici e assonometrici che hanno rivelato un insospettabile grazia visiva e, perché no, un certo valore artistico come detto poch’anzi.

L’ubiquità quindi fornita dalla tecnologia mobile, la maneggevolezza e la portabilità caratteristici di questo strumento, la sua capacità intrinseca di creare network all’interno di uno spazio urbano, lo rendono lo strumento perfetto in mano a potenziali designers e grafici per re-interpretare ulteriormente queste trasposizioni grafiche di vita all’interno delle moderne città, come istantanee digitali di un universo in costante movimento. Se le linee e flussi colorati, le immagini grafiche e gli accostamenti cromatici sono frutto dell’elaborazione di una macchina in base al nostro stesso ritmo vitale, possiamo considerarci tutti artisti inconsapevoli in un futuro in cui sistemi di intelligenza artificiale sempre più invasivi controlleranno le nostre vite. Le immagini grafiche, bellissime, sono completamente scaricabili presso il sito web del progetto. Buona visione.


http://senseable.mit.edu/grazrealtime/handovers.htm

http://senseable.mit.edu/projects/graz/graz.htm

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