La società contemporanea propone sistemi e forme dove segmenti differenti, se non incompatibili, vanno assieme. Nuove relazioni stabilite fra sfere apparentemente diverse danno vita a prodotti misti. Il concetto di ibridazione, affiorato all’inizio soprattutto all’interno delle culture giovanili e della musica pop, si espande; anche grazie a nanotecnologie, biotecnologie, bionica.

L’intrusione stessa della tecnologia nella vita quotidiana accellera questo processo; mondo organico e inorganico si mischiano, interno ed esterno diventano un continuum. Arte, tecnologia e vita sociale si sovrappongono, e i loro confini si fanno progressivamente più sfumati, le identità stesse vanno ridefinendosi come insiemi di stimoli e influenze diversi, e in termini di contaminazione di linguaggi, cioè paradossalmente, come pluralità non riducibili a un pensiero monologico. E il paradosso sta anche nel fatto che in una società come la nostra, dove normalmente si tende a temere tutto ciò che è diverso e a diffidarne, e dove si mira a eliminare le differenze, si passi da una coscienza individuale a un sé plurale. L’identità ibrida è una identità borderline, crea delle differenze, e in questo fonda un nuovo egualitarismo. Per potersi muovere nel paradosso di quest’epoca è necessaria una coscienza critica. (Je est un autre Arthur Rimbaud , In the electric age, we wear all mankind as skin. Marshall McLuhan)

Hibrid, living in a Paradox, è il titolo del festival Ars Electronica 2005, tenutosi a Linz all’inizio di settembre come da tradizione.

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Il tema è stato sviluppato in modo interessante nel ciclo di lecture curate dal canadese Derrick De Kerckhove, nelle quali si è delineato attraverso varie declinazioni il concetto di ibridazione; ogni ospite, fra i quali diversi italiani, ha affrontato il discorso secondo modalità diverse, poiché il tema stesso permetteva un vasto campo di applicazione e sviluppo. Tuttavia nella scelta delle installazioni, l’ampiezza tematica ha reso un po’ disomogenea e dispersiva l’esposizione; sono state legittimate opere forse deboli, accanto a progetti di più vasto raggio, si sono viste inutili macchine celibi accanto a progetti socialmente impegnati, reti relazionali connesse da tecnologie non sempre sofisticate e macchine paradossali in cerca di una poetica.

Fra i progetti più interessanti diversi erano quelli che proponevano esperienze sonore, come Condemned_bulbes del gruppo Artificiel (CA); un’opera audiovisiva, presentabile sia come installazione che come performance live, che si basa sul rapporto tra luce e suono come elementi inseparabili. Il lavoro consiste in una serie di lampadine di grandi dimensioni, controllate da un computer, che producono un ronzio tale da creare composizioni udibili create dalla pura elettricità. Alzando e abbassando l’intensità luminosa delle lampadine cambia il suono, alla massima intensità le lampadine sono quasi silenziose, quando l’intensità è ridotta producono i loro suoni più forti.

Altro lavoro che coinvolge il senso dell’udito è G-Player (Global player) di Jens Brand (DE). Il dispositivo rileva la posizione dei satelliti ufficiali e segue la traiettoria di questi oggetti quando essi orbitano sulla terra; successivamente attraverso le interpretazioni del G-Player le differenti altitudini incontrate nel percorso del satellite vengono trasformate in suono, simulando così l’azione di una puntina su un disco, ma seguendo la superficie della terra. G-Player lavora come un lettore CD, ma “suona” il globo terrestre.

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FlüUX:/TERMINAL di Dominique Skoltz e Hermann Kolgen è un’installazione audiovisiva (forse più conosciuta orami come performance live) dove l’audio è lo specchio delle immagini. Su due schermi paralleli si rincorrono e si mescolano immagini fotografiche, particelle luminose, visualizzazioni in wireframe; a tratti in sincrono, a tratti no. L’audio, anch’esso diviso in due, si fonde con le immagini; un canale segue lo schermo di sinistra, l’altro quello di destra. L’impressione d’insieme è di un’esperienza bipolare, con repentini cambi di ritmo e di intensità; i tempi e gli spazi vengono ridefiniti in termini di simmetria e asimmetria.

Molto suggestivo Waveforms di Ulf Langheinrich (DE/AT) un lavoro dove l’accento è posto sulla materialità del media, sulla sua fisicità; e dove i significati non rappresentano l’essenziale. Due spazi espositivi simmetrici, due spazi dove proiezioni astratte ed effetti stroboscopici danno sensazioni fisiche totalmente diverse. Linee compongono enormi superfici vibranti, giganteschi pattern visivi in costante cambiamento; dove l’immagine è concepita come un suono, facendo vibrare di sé lo spazio.

SonicWireSculpture di Amit Pitaru (US) è un’installazione interattiva a carattere ludico-ricreativo, che funziona come strumento da disegno 3-D e come strumento musicale. Il pubblico può interagire con l’installazione in modo intuitivo. In una stanza buia c’è una proiezione e una postazione da disegno. Il tratto disegnato dal visitatore sulla tavoletta grafica viene tridimensionalizzato e interpretato come modulazione audio. La “scultura sonora” può quindi essere salvata in una galleria.

Un’altra tipologia di installazioni è quella che rende percepibili fenomeni solitamente non apprezzabili, come Gravicells di Seiko Mikami e Sota Ichikawa (DE), che trasforma un fenomeno fisico in una visualizzazione grafica. Questa installazione, già vista in diversi festival europei e in Italia al Piemonte Share Festival, consiste in un dispositivo interattivo che permette di percepire la gravità terrestre, di cui normalmente non si è consapevoli, semplicemente muovendosi nello spazio dell’installazione. I movimenti dei visitatori sono catturati da sensori e trasformati in suoni e immagini geometriche; e lo spazio dell’installazione cambia di conseguenza. Inoltre la posizione dello spazio espositivo è misurata da un GPS, che con altri satelliti connessi coinvolge punti di osservazione al di fuori della terra espandendo così l’area di percezione..

Anche la creatura ibrida Translator II: Grover di Sabrina Raaf (US) trasforma un fenomeno fisico in segno grafico, anche se in modo più naif. È un piccolo veicolo che si sposta lungo i muri dello spazio espositivo rilevando, a intervalli di tempo, il tasso di anidride carbonica attraverso un sensore. Dopo il rilevamento disegna sul muro “fili d’erba” di altezze differenti corrispondenti al livello del rilevamento di anidride nella stanza. All’aumentare del numero dei visitatori, e a seconda della quantità di anidride esalata, crescerà più alta l’erba.

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Da quest’anno ad Ars Electronica si sono visti anche progetti nei quali la tecnologia è meno visibile, ma dove contano di più le reti relazionali che vengono a crearsi, per esempio connettendo realtà lontane, azzerando quindi lo spazio. Il MILKproject (Golden Nica per l’Arte Interattiva) di Esther Polak, Ieva Auzina e il Riga Center for New Media Culture (LV/NL) è un progetto artistico di mappatura, in cui un la tecnologia satellitare è usata per produrre una rappresentazione cartografica delle immagini e dei suoni raccolti lungo le spedizioni di latte dagli allevatori ai consumatori, tracciata con l’impiego di tecnologia Gps . La mappa digitale diventa un quadro relazionale economico all’interno dell’Unione Europea.

Processing (Golden Nica per la Net Vision) è un lavoro che promuove lo scambio di informazioni in Internet. Processing, di Benjamin Fry e Casey Reas (US), è un linguaggio di programmazione open source per creare immagini, animazioni e suoni. Un ambiente costruito per la comunità dell’arte elettronica, uno strumento per fare progetti di ricerca e d’arte, creato come software alternativo a quelli commerciali di simile utilizzo.

E sempre nel contesto del sociale e dell’attivismo si situa il progetto NewGlobalVision/Telestreet, rete televisiva indipendente e unico progetto italiano presente a Linz dopo MOLTISSIMI anni; a dimostrare che le idee e il desiderio di esprimersi contano ancora.

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Come nelle passate edizioni, la Kunstuniversität di Linz ha ospitato i lavori di una scuola d’arte del mondo, e quest’anno ha presentato i suoi lavori la Srishti School of art, design and technology di Bangalore, India. Nelle installazioni esposte affiora più che l’idea della tecnologia, l’ideale di integrazione delle culture tradizionali con i nuovi media; al fine di creare un ponte fra passato e futuro.

Quasi in chiusura della manifestazione Derrick De Kerckhove ha tenuto una conferenza dal titolo McLuhan still dead?25 years later, mostrando interviste televisive al grande teorico dei media, e raccontando della sua esperienza diretta con Marshall McLuhan; De Kerckhove ha messo in luce l’effetto ironicamente spiazzante delle affermazioni del teorico americano, audaci per l’epoca ma forse ancor oggi. Una riflessione preziosa, ricordando da dove era partito il dibattito e guardando dove siamo giunti oggi.


www.aec.at

http://milkproject.net

www.processing.org

www.ngvision.org

www.telestreet.it

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