La somiglianza è troppo evidente per non essere notata. Le connessioni troppo dirette. Il parallelo, dunque, inevitabile. Il codice informatico e quello genetico sono due realtà sorelle, entrambe protagoniste della cultura contemporanea, entrambe incredibilmente cariche di futuro.

Il software, con la sua inedita capacità di generare, controllare, dare vita; il DNA come affascinante chiave di lettura della specie umana, “codice sorgente” del nostro aspetto, delle nostre attitudini, del nostro intero essere. E se per secoli la metafora più ricorrente, nel discorso comune, nel cinema e nella letteratura, è stata quella che paragonava l’uomo con un congegno meccanico o elettronico, oggi il punto di vista sembra essere slittato. Gli studi più recenti sulla genetica continuano a confermare infatti quello che sembrava chiaro sin dalle prime scoperte, risalenti agli anni Cinquanta. La vita è fondamentalmente informazione e i meccanismi biologici contengono un vero e proprio linguaggio. Un testo con un proprio alfabeto e una propria sintassi, vastissima e in continua mutazione.

L’accento cade quindi sulla “programmazione genetica”, sul lessico base della natura umana, e dunque il codice informatico diventa un oggetto metaforico di gran lunga più calzante, sebbene il parallelo rimanga approssimativo. La natura non conosce infatti nessuna netta distinzione tra hardware e software, tra macchina e istruzioni, ma funziona grazie all’unione inscindibile delle parti. Nonostante questo, la metafora mantiene intatto il suo fascino, e l’incontro tra software art e biogenetica era destinato a realizzarsi.

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L’inglese Stanza utilizza, già dal 2000, il proprio DNA come materiale grezzo per le sue sperimentazioni digitali, racchiuse in un corpus di progetti noto come Genomixer. Il remixatore di geni trasforma le sequenze cromosomiche prelevate dal sangue dell’artista, che sul sito mette a disposizione una completa documentazione del prelievo e delle analisi condotte per estrarre il genoma, in software generativi, le traduce in elaborazioni audiovisive, in immagini e suoni. Tutti manipolabili e riassemblabili.

Il DNA, visibile sotto forma di lunghissime stringhe di caratteri (qualcosa come “CCATAGGATGTTGAT”) diventa materiale da costruzione per evoluzioni tridimensionali (DNA Space), ritratti (DNA Portraits) e composizioni musicali ( Mutator). Sino ad invadere altri siti web (quello della Tate Gallery o della BBC), clonati e “infettati” dal contagio biogenetico. L’artista si augura che, con il progressivo diffondersi dei test fai da te per il rilevamento del DNA, gli utenti possano trasformare Genomixer in un gigantesco database on line, in cui rilasciare, con licenze open source, il proprio “software biologico”.

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Nel suo ultimo lavoro, Time Code (2005), la moltiplicazione e l’intersecazione tra diversi codici arriva all’ennesima potenza, in un vertiginoso gioco ad incastro. Si tratta, secondo la stessa definizione di Stanza, di “code made from code made from blood represented by code”. Il livello di codifica ulteriore è qui rappresentato dal fattore tempo. Time Code é infatti un orologio, sul quale compaiono, in sequenza, uno al secondo, tutti i simboli che compongono il DNA dell’artista.

“Il DNA è un sistema operativo che consiste in 3.3 bilioni di basi azotate rappresentate dalle lettere ACTG “, scrive Stanza. E per leggerlo tutto, avverte, ci vorranno 104 anni. In alternativa, per avere a disposizione l’intero codice genetico, e usarlo per un’eventuale clonazione, basterà partecipare all’asta on line che verrà aperta a breve su eBay, in cui Stanza venderà al miglior offerente un campione di DNA, tuttora conservato nel suo freezer.


http://www.genomixer.com

http://www.stanza.co.uk/dnaweb

http://www.stanza.co.uk

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