«C’è un approccio simile nell’interconnessione di molte uscite. C’è semplicità, forse anche ingenuità, talvolta è molto ovvio, talaltra nascosta all’interno di una struttura più complessa. E’ tutta musica che può essere fruita a diversi livelli emozionali e intellettuali senza difficoltà alcuna. Dico che fino a un certo punto è un nuovo tipo di “folk art”».

Così Marc Richter, titolare della label Dekorder definisce il suo operato. Dekorder nasce ad Amburgo nel 2003 con una prima uscita in un elegante 3″ ad opera di Un Caddie Renversé Dans L’Herbe, allora semisconosciuto in campo musicale. Da allora Dekorder ha pubblicato parecchi altri titoli e autori in maniera assolutamente eclettica, ma ciò nonostante racchiudendo le scelte ad una medesima inclinazione; in questo senso la serie di 10″ di The Hafler Trio (attualmente al secondo volume) è molto prossima in qualche modo ai lavori Un Caddie Renversé Dans L’Herbe stesso, nonostante si trovino apparentemente su terriotori notevolmente distanti tra loro.

«Quando scelgo un artista per l’etichetta, guardo principalmente all’individualità e alla continuità» – continua Marc Richter – «è un processo molto intuitivo. Cerco di essere inclusivo, cerco di non restringere me stesso in un determinato genere. Tutto è possibile e spero sia percepibile questa caratteristica all’ascolto di una delle mie uscite. Allo stesso tempo, si tratta di musica internazionale e interculturale.»

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Tali dichiarazioni fanno parte di una conversazione ampia e articolata instaurata con Marc Richter, con Didac P. Lagarriga/Un Caddie Renversé Dans L’Herbe (del quale Dekorder ha stampato un’acclamato lavoro sulla lunga durata, Like a Packed Cupboard But Quite e un altro 3″ uscito nell’estate appena passata, Atlas saltA (Map Lies, Border Lies…), e conclusasi con gli italiani Rossano Polidoro ed Emiliano Romanelli/Tu M’, il cui ultimo disco Just One Night verrà pubblicato dalla label tedesca tra brevissimo tempo.

La conversazione scivola su argomentazioni parallele, talvolta extra-musicali, denotando ulteriormente l’approccio multiforme e le molteplici influenze dei nostri. L’interesse iniziale verte soprattutto sull’aspetto interculturale della label, continua Marc: «La musica riflette i miei interessi personali, semplicemente. C’è tantissima ottima musica disponibile oggi ed è abbastanza semplice accedervi. Sia essa Gamelan, Noise, Pop, Psychedelia, Black Metal, Free Jazz, Field Recordings, Folk, o altro… sono sicuro che ci sia molto materiale che non conosco ancora ma mi prometto di esplorarlo. Il mio background personale è quello di un comune europeo bianco di classe media e ciò si riflette sicuramente nelle scelte degli artisti sull’etichetta, intenzionalmente o meno. I musicisti che produco (non intendo fare da portavoce per tutti) sembrano propensi ad essere inclusivi verso le loro molteplici influenze, imparando spontaneamente da esse senza semplicemente sfruttare ogni cultura disponibile. Non intendo dire che la musica dell’etichetta sia esplicitamente politica ma certamente non trascura nè ignora quanto succede intorno a noi.»

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Didac P. Lagarriga è brasiliano di origine e trapiantato a giovane età in Spagna, a Barcellona; è scrittore (sta preparando il suo terzo romanzo) e conduce attivamente una associazione il cui obiettivo primario è quello di ‘studiare e promuovere in profondità le società africane e islamiche contemporanee’, la cui attività è concretizzata in un portale, oozebap.org, in cui sono raccolte pubblicazioni, articoli ed edizioni musicali.

Il nuovo mini-album per Dekorder si chiama Atlas saltA (Map Lies, Border Lies …), e presenta composizioni sconnesse di strumenti come flauto, mbira, kalimba, melodica e tanto altro, compreso un utilizzo della voce assolutamente atipico. La copertina è emblematica, mostra una sorta di globo incompleto, in cui solo i paesi detti del Terzo Mondo sono visibili: «è vero che “Terzo Mondo” è un’etichetta inventata dopo la Seconda Guerra Mondiale – afferma Didac Lagarriga – con la mia copertina (io ho avuto l’idea ma la realizzazione è ad opera di Renate Nikolaus, Dekorder) ho voluto illustrare il titolo. ‘Atlas salta’ è in spagnolo, e contiene un gioco tra la parola/concetto ‘Atlas’ e l’azione ‘Salta’ (che significa JUMP oppure SKIP e se viene letta da destra verso sinistra si dice ATLAS…). Così ho aggiunto un sottotitolo ‘Map Lies, Border Lies’ [la mappa mente, il confine mente] per chiarire maggiormente a proposito di questo gioco. Penso realmente che ogni mappa menta perchè ogni confine è anch’esso una menzogna. Quindi l’illustrazione mostra l’Africa (con i suoi confini artificiali) fra le isole del sud-est asiatico (Indonesia, Malaysia, Thailandia, Singapore, Filippine…).

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Musicalmente sono interessato a forme sonore che in uno specifico momento storico erano (e tutt’ora sono) prodotte in queste aree - prosegue Lagarriga - e sono affascinato dalle sonorità di certi strumenti (ma non in maniera esotica); alcune forme compositive mi sono più familiari di altre, forse perchè sono nato in Brasile ed ora vivo in Spagna, quindi c’è una reale tradizione di confluenze (musicalmente parlando). Ho passato la mia giovinezza ascoltando MPB (musica popolare brasiliana) e di conseguenza il pop-rock anglosassone non può essermi familiare. Ieri leggevo a proposito di alcuni commenti che alcuni europei scrissero nel XVIII-XIX secolo sulla musica degli schiavi in Brasile, e sono talvolta gli stessi commenti che sento ai miei concerti: monotono, triste, senza melodia, scordato, noioso e così via…».

E’ interessante quest’aspetto di relazioni e punti di vista fra visione europea e Brasile, in qualche modo richiama la figura di Samuel Fosso, un artista nato in Camerun nel 1962, che ha lavorato parecchio con la fotografia, autoritraendosi con varie identità e stilemi. «Sì - conclude il musicista brasiliano - credo che l’esempio di Samuel Fosso sia buono, perchè puoi interpretarlo così com’è (con la sua storia, la sua voce e il suo contesto) o lo puoi prendere come vuoi (e quindi in maniera esotica), ovvero senza referenze e rispetto. Questa è sostanzialmente la mia idea di esotico, il modo di approcciarsi ad esso. Quando ho sentito per la prima volta il suono della mbira, non ho pensato “oh! è diverso, mi piace”. Ho semplicemente pensato: questo suono interpreta bene la mia idea di rappresentazione del reale. Tutto qui.»

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Concludiamo la conversazione con il duo italiano Tu M‘, formato da Rossano Polidoro e Emilano Romanelli, il cui disco Just One Night è in uscita questo mese per Dekorder. I Tu M’ sono al loro settimo lavoro, hanno pubblicato in passato per etichette quali Phtalo, Fallt, Staalplaat e Aesova, e sono particolarmente noti anche a livello internazionale (un loro brano era presente dell’ultimo Tapper di The Wire), soprattutto grazie al loro progetto Tu M’P3 che ha preso vita nel 2001 e tutt’ora procede al meglio: si tratta di un’uscita periodica di mp3 creati da alcuni tra i più importanti autori e musicisti contemporanei ognuno dei quali è chiamato a comporre una soundtrack per un’immagine, prodotta da Tu M’. E’ incredibile la quantità di nomi presenti, e sottindende la grossa capacità di networking del duo.

Just One Night è un percorso notturno, ne esce un particolare senso domestico, quotidiano. E’ percepibile una sorta di intento narrativo nel corso del disc come confermano i du eTu M’: «Just One Night è un diario fedele delle ore notturne, a partire dal tardo pomeriggio fino alle prime luci dell’alba. E’ un semplice percorso che affronta la quotidianità nella sua accezione più normale, volgendo lo sguardo sul raccoglimento notturno, dove qualsiasi suono-rumore assume un significato più intimo e pregnate nella tua stanza. Evocando immagini dai dettagli molto semplici e ordinari, questo è quello che più ci affascina in questo ultimo periodo. Just One Night è un disco chè puoi ascoltare affacciato alla finestra, ma di notte però…».

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I Tu M’ vivono e lavorano a Città Sant’Angelo in provincia di Pescara, e pensare ad una ‘loro notte’ in relazione ad una ‘notte universale’ è praticamente automatico come confermano Rossano Polidoro e Emiliano Romanelli: «Una notte come questa potrebbe accadere in qualunque posto, ma ovviamente la base di tutto, per quanto concerne “Just One Night”, rivela e rispecchia anche un fattore locale, che è il luogo dove viviamo, come potrebbe essere una trasfigurazione di una delle notti possibili e di tante altre ancora, magari bella… O una visione tipo la “Notte Bianca” di Munch… Ma, in definitiva, “Just One Night” è uno sguardo alla vita concreta, ad una sola notte, o a tutte le notti in qualsiasi posto. Le notti sono uguali dappertutto, ma di differente entità, a seconda degli individui che la filtrano. In questo caso, è solo una notte.».


www.risonanza-magnetica.com/label.php?id=008

www.dekorder.com

www.oozebap.org

www.tu-m.com

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