Nel 1968 una mostra chiamata Cybernetic Serendipity: The Computer and the Arts, svoltasi presso L’Institute of Contemporary Art (ICA) di Londra, segnò forse l’inizio di un nuovo tipo di espressione artistica: nuove possibilità creative erano alla portata degli artisti e il lavoro di sperimentazione da fare era enorme.

In quell’occasione, 325 artisti da tutto il mondo furono invitati ad esporre i propri lavori. La mostra ebbe un insolita rilevanza di pubblico, oltre 60mila persone la visitarono, e malgrado qualche commento negativo di qualche critico impaurito, divenne un evento di riferimento. È da qui che forse la Generative-Art e la Computing-Art hanno poggiato le proprie basi per diventare quello che sono attualmente in tutto il mondo. Oggi, grazie alla BitForm Gallery, alcuni di questi pionieri sono riemersi per far parte di una colletiva di lavori di computing-art, per un periodo che và dal 1950 al 1970.

Scratch Code è il nome della collettiva che mostra i lavori di otto artisti, accumunati dall’utilizzo di tecniche e procedure alternative per la produzione di artworks.

.

Ben Laposky è autore della prima immagine grafica generata da una macchina elettronica, risalente al 1950. Laposky utilizzava un oscilloscopio e manipolava il fascio di elettroni del tubo catodico al fine di impressionare una pellicola ad alta sensibilità. I suoi lavori sono notevoli, considerando il periodo in cui sono stati generati ed è indubbia la sua influenza in molti artisti moderni che si occupano di computing-art.

Tony Longson indaga sull’equivoco fra lo spazio visivo 2D e quello 3D. La sua fresa controllata tramite una macchina di calcolo gli permetteva di incidere delle linee e forme su lastre di plexiglass.

Manfred Mohr cresce inizialmente come pittore e musicista jazz, ma è dal 1968, che lavora esclusivamente con un calcolatore e quindi con la logica del linguaggio di programmazione per generare i suoi lavori. Considerato una figura importante dell’arte concreta e sistematica, il suo lavoro più famoso è il suo Scratch Code Portfolio, da cui deriva anche il titolo della mostra della BitForm. Il suo processo creativo è basato sulla ricerca di regole, tramite algoritmi, al fine di ottenere l’idea che si era prefissato.

Vera Molnar iniziò nel ’68 ad usare il calcolatore e il plotter per produrre le proprie opere. È interessante l’idea di fondo dell’attitudine di Vera Molnar, secondo la quale, l’uso del computer può aiutare l’artista nel concepimento di un opera svincolandosi, almeno in parte, dalle proprie influenze culturali.

.

Frieder Nake, appassionato di matematica e filosofia, iniziò a scrivere i primi algoritmi nel 1963. I suoi lavori furono ispirati molto dal lavoro di Paul Klee, al quale dedicò anche un omaggio.

Edward Zajec iniziò nel ’68 a lavorare con i primi calcolatori. A lui si devono meriti in particolare per il suo impegno nel diffondere la computing-art in ambito accademico.

È chiaro quindi come Cybernetic Serendipity segna un punto di transizione nel mondo dell’arte. Dopo questa mostra, le opere artistiche non saranno più viste solo come degli oggetti, ma anche come dei processi o soltanto come dei processi mentali. Il tema è scottante, ci si interroga sul senso dell’arte, sul perchè le tecnologie debbano relazionarsi con l’arte o sulla validità delle opere generate tramite il computer. Il chaos, giustamente, regna sovrano.


www.bitforms.com/scratchcode/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn