Capita spesso di pensare al futuro prossimo cinematografico, quando le attuali tecniche di elaborazione ed integrazione tra suono e immagine maturate nelle pratiche installative e performative andranno a costituire un nuovo elemento filmico aprendo nuove possibilità tecniche e narrative. Ebbene, gli Skoltz Kolgen, grazie alla loro incredibile creatività, sono andati oltre il mio pensiero ed hanno già realizzato un vero e proprio film che si avvale della loro particolare poetica e dell’avanzatissimo sistema tecnologico e tecnico che hanno sviluppato nel campo degli audiovisivi.

Il noto duo canadese, specializzato in installazioni e performances audiovisive e plurimediali, si è voluto misurare col mitico e rigido mondo cinematografico, un mondo in cui suono ed immagine sono ancora legati a concezioni ed aspettative fondamentalmente convenzionali. Lo hanno fatto apportando la loro peculiare poetica e la forza delle loro suggestioni sonore e visuali. Difficile immaginare come strumenti fondamentalmente sviluppati per performances o installazioni, in cui l’elemento narrativo poggia più su una forma ipertestuale piuttosto che lineare, possano prestarsi all’ambito cinematografico. La stessa gestione del tempo e la sua percezione rappresentavano una scommessa di non poco conto in questa incursione, eppure, gli S_K hanno saputo creare un intenso lavoro che non solo giustifica questo esperimento ma che arriva a tracciare un’ importante traiettoria di sviluppo nel futuro cinematografico.

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La suddivisione in 20 scene, che corrisponde alle 20 stanze di un immaginario albergo, aiuta da un lato a giustificare la de-costruzione narrativa lineare e dall’altro aiuta il fruitore ad entrare, attraverso il flusso di suono/immagine, dentro la psiche e lo stato emotivo degli umani che abitano le stanze per poi abbandonarle sull’onda delle suggestioni indotte, capaci di aprire nuove e personali prospettive.

Il titolo del film è Silent Room, in esso troviamo 20 vite, 20 stanze e 20 storie private. Si tratta di una visione ai raggi X di 20 interni, in questo film-poema, la stanza viene vissuta dal suo interno, un interno frammentato e discontinuo in cui un’isolita e poetica comunicazione si dipana priva di parole, attraverso la contaminazione dei sensi piuttosto che della linearità narrativa. Si tratta di una serie di ‘tableaux vivants’, ciascuno scolpito intorno ad una idea fissa, ad un impulso, ad un vuoto, all’esigenza di un ideale. Silent Room è un cinema fatto di luci ed ombre, un cinema da camera in cui gli elementi più silenziosi e meno visibili si calano violentemente nel mormorio della loro presenza.

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In questa opera gli S_k si avvalgono di un lavoro fotocinetico che si basa sulla frammentazione temporale dell’azione. Per raggiungere questo effetto sono state impiegate diverse tecniche di cattura simultanea. Per una maggiore precisione nel controllo dell’elemento tempo, sono state sincronizzate diverse fotocamere che hanno prodotto più di 7.000 fotografie che sono state successivamente digitalizzate e animate.

Il lavoro sul suono è altrettanto originale. Non si tratta di una colonna sonora in senso convenzionale ovviamente, e nello stile S_K , l’intreccio di singoli suoni sintetici e digitali talvolta droneggianti talvolta ciclici, splendidamente ‘scolpiti’ ed assemblati, crea una serie di suggestioni acustiche di grande efficacia. Il duo ha inoltre sviluppato un software per la generazione di immagini sensibile alla frequenza di campionamento digitale del suono associato. In questo modo ogni frequenza sonora può generare la sua equivalente immagine. Giocando con la sinergia così definita tra suono e film, il suono che costituisce la colonna sonora diviene l’elemento che esprime una condizione ‘affettiva’ all’interno delle stanze e verso l’interiorità reale degli attori.

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Questa è la vera traccia narrativa del film. Non c’è nessun dialogo su cui basare la diretta intelleggibilità, al contrario, il fruitore rimane incollato allo schermo in uno stato di ipnosi controllata. Un film visionario e intenso, un’ora vissuta in quel limbo onirico che, tra la veglia ed il sonno, moltiplica i canali percettivi e sensoriali rendendo attore e regista il fruitore stesso. Decisamente da vedere e da sentire…


www.skoltzkolgen.com/

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