Il primo HackIT, l’incontro delle comunità e delle controculture digitali, si tenne nel ’98 e si concluse con “ancora”. “L’anno prossimo, dissero, se ci saranno le forze si continuerà quello che non si è finito quest’anno”. Un invito a partecipare, una promessa e una speranza che finora si è sempre realizzata. “Ancora” una volta, infatti, siamo all’ottava edizione, tutti quelli che si riconoscono nel termine hacker, si sono incontrati per tre giorni (dal 17 al 19 giugno) a Napoli. Hanno collegato i loro computer alla rete, seguito seminari, tenuto dibattiti. Hanno mangiato e dormito insieme nella struttura che li ospitava ma anche all’aria aperta, accampati in delle tende e in qualche camper. Hanno condiviso spazio e attività, saperi e conoscenze.

‘HackIT si tiene ogni anno in una città diversa, ma la struttura è sempre la stessa: un centro sociale. Questa volta è toccato al centro sociale autogestito Terra Terra, “sito nel popolare quartiere di Soccavo; un quartiere immerso in una periferia lontana dalla Napoli delle cartoline, abbandonata dalle istituzioni e temuta dai benpensanti”. Molti si chiedono perché non altrove. La risposta è semplice. Costa meno e “garantisce a tutti, al prezzo di qualche scomodità, una totale autogestione della propria presenza”, una totale fruizione dell’evento in base ai propri bisogni. E’ una scelta questa che serve a dimostrare “che è possibile tenere le porte aperte, in rete e nel mondo fisico, al di fuori di qualsiasi logica di controllo poliziesco, semplicemente lasciando ai singoli individui la responsabilità delle proprie azioni” (HackIT 99) , ma è anche “dettata dalla necessità politica di affermare una realtà diversa da quella dell’informazione preconfezionata fatta di mezze verità, menzogne e facili stereotipi” (HackIT 05). Ma chi sono gli hacker degli HackIT? Certamente non un “elite” di smanettoni ed esperti in informatica. E’ soprattutto gente molto curiosa, desiderosa di apprendere e comunicare, di condividere e confrontarsi, che non sempre la pensa allo stesso modo o utilizza gli stessi strumenti e lo stesso linguaggio, ma ha in comune dei valori e degli obiettivi. Ha molti e svariati interessi ed un unico convincimento: l’informazione deve essere libera, la conoscenza è “potere”. Ed è proprio questo che li rende tutti hacker e li tiene uniti nonostante alcune divergenze di opinioni.

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L’attitudine hacker si manifesta in molti campi e persino nella nostra quotidianità. Questo concetto viene ribadito tutti gli anni. Anche “nel voler capire e modificare la realtà, non solo informatica, che ci circonda” (HackIT 05). Ed infatti esistono molti modi di fare “hacking (sociale, informatico, culturale, politico, ecc, ecc.) e tutti si riassumono in un atteggiamento ‘hands on’, ovvero ‘metteteci le mani sopra’ ” (HackIT 99). Non c’è da stupirsi, quindi, se agli HackIT si parla di tecnologia ma anche di politica, di free software ma anche di diritti digitali o di economie della rete. Se a un workshop su come si installa linux ne segue un altro dedicato alla net-art o alle arti della rete.

C’è posto per tutti e soprattutto per ogni genere di hack. Tutti possono tenere seminari, basta darne comunicazione attraverso la mailing list o il wiki on line. All’HackIT vi è il rifiuto di tutte le gerarchie – chi cerca “organizzatori”, non ne troverà perchè esistono solo “partecipanti”, ma anche di tutte le barriere e gli ostacoli alla libera circolazione del sapere e alla privacy.

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L’ultimo punto è stato il tema conduttore di quest’anno e se ne sta ampiamente discutendo anche in questi giorni in rete, da quando cioè è circolata la notizia che un anno fa il server di autistici.org/inventati.org, ospitato da Aruba, è stato spento dalla Polizia Postale. Lo scopo era intercettare tutte le comunicazioni avvenute attraverso la casella e-mail croceneraanarchica-at-inventati.org. mediante copia di dati e certificati che garantiscono le connessioni crittate. In questo modo si è potuto accedere, almeno potenzialmente, anche ai dati privati di tutti gli altri utenti, persino ai documenti, alle analisi, agli atti e ai reperti non ancora presentati in tribunale degli avvocati e dei consulenti tecnici del Genova Legal Forum. Ed è gravissimo.

Tutto questo dimostra o forse conferma che la privacy non è solo una questione privata e che, allo stato attuale, alcuna struttura politica o strumento tecnologico è in grado di garantirla con certezza. Un altro tema che attrae sempre un gran numero di gente è sicuramente quello degli attacchi informatici. A Napoli si è parlato anche di questo. Giovanni Marigi di Javaportal ha elencato una serie di accorgimenti per evitarli ed ottenere un certo livello di sicurezza nelle java application. Davide Del Vecchio, che ha tenuto un workshop sui penetration test, ci ha spiegato perché certi attacchi funzionano e quali sono le condizioni che li favoriscono. “Prima – afferma – si attaccavano principalmente i servizi, ora le applicazioni web” e ci ha fatto più o meno vedere come. Ha analizzato i tool e le tecniche più utilizzate e attraverso esempi reali e concreti, abbiamo potuto verificare, con i nostri occhi, come siti e server di enti e istituzioni molto note non siano così sicuri e protetti.

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Il software libero è stato come nelle altre edizioni il protagonista per eccellenza. Non poteva mancare Jaromil, impegnato in questo periodo, con il suo team, a rendere dyne:bolic un sistema multiutente e dotato di compilatore. I napoletani di Insu^tv, una telestreet di Napoli, collocata nella zona di Forcella e che trasmette su un’ampia area del centro storico 24 ore su 24, hanno raccontato invece come si sono liberati da Bill Gates e il suo monopolio. La tv ora funziona grazie ad una rete lan di pc controllata da Linux. Il palinsesto video quotidiano viene realizzato utilizzando principalmente software open source (Debian, Soma e Mplayer).

Si è parlato anche di wiki. Tommaso Tozzi, figura storica degli hackmeeting, ha presentato Wikiartpedia il cui obiettivo è “la ricerca, documentazione e promozione delle arti e le culture delle reti telematiche attraverso la collaborazione e partecipazione libera degli utenti”. I ragazzi di Ippolita hanno presentato Open non è Free, un libro, scritto a più mani utilizzando un wiki, che tenta di stimolare una riflessione e un confronto su tutto ciò che si sta muovendo all’interno dell’universo open source e free software. Su questo stesso numero pubblichiamo l’intervista che ci hanno gentilmente concesso.

I workshop menzionati sono quelli che abbiamo potuto seguire o che hanno attratto maggiormente la nostra attenzione. Erano però molti di più anche se c’è chi parla di meno seminari rispetto agli anni scorsi, ed anche di corsi saltati o spostati all’ultimo momento. Il prossimo anno, afferma qualcuno, si farà meglio e di più. L’hackit 05 si è appena concluso e già si pensa a quello che verrà. E questo lascia ben sperare…L’HackIT ci sarà “ancora”.


www.hackmeeting.org

www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=540&numero=212

www.inventati.org/mailman/listinfo/hackmeeting

www.hackmeeting.org/wiki/main

www.autistici.org/ai/crackdown

www.javaportal.it

www.dyne.org

www.insutv.it

www.wikiartpedia.org

www.ippolita.net

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