Occorrerebbe molto più tempo e spazio per descrivere meritatamente ciascuno degli interventi del OFFF Festival di quest’anno tenutosi a Barcellona lo scorso 12-13-14 Maggio. Ritengo altresì molto importante concentrersi su un’interessantissima idea esposta da Joshua Davis e il giorno dopo estesa nel concetto da Branden J Hall, due tra i più importanti grafici del mondo che avolte si incontrano sotto il nome di Department of Notation.

Davis non delude in fatto di carisma e capacità di intrattenere il pubblico, dove ironia, intuizioni geniali e uno spirito cabarettistico si miscelano come in un buon cocktail da aperitivo. L’idea di base della teoria e del progetto esposto dai due grafici/artisti è: creare un sistema generativo per produrre artworks per fini commerciali. Spacebar Technology è il risultato della teoria, la tecnologia della barra spaziatrice, ovvero un sistema per cui ad ogni pressione otteniamo un risultato, nel tempo infinitesimo di un click, che ci consente di ripetere l’operazione se il risultato ottenuto non ci piace. Ed è qui l’intuizione: creare un sistema di composizione generativa, inserire gli elementi personalizzati di un dato cliente, premere la barra più volte.

Il processo è piuttosto semplice poichè trattasi di un applicativo Flash che genera una composizione utilizzando una serie di oggetti precostituiti, duplicandoli, disponendoli e dimensionandoli in modo casuale. Inoltre è possibile intervenire sui colori definendo una palette e ancora manualmente sui singoli oggetti generati, per evitare meno interventi possibili una volta esportato il lavoro in formato stampabile.

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Il simposio di Hall inizia proprio dove Davis aveva concluso, ovvero dalla definizione di “Spacebar Technology”, ma invertendone la forma sintattica e ponendo una domanda: come migliorare questa tecnologia poichè solo una piccola percentuale dei risultati sono buoni e soprattutto come convogliare in qualche modo il risultato evitando così di affidarsi totalmente al caso?

Hall ci espone Nuturenet e GeneticAesthetic, due tools basati su teorie di intelligenza artificiale. “Naturenet” si basa sulla possibilità di assegnare ad ogni risultato una percentuale di bellezza, in pratica un voto. Dopo un periodo di apprendimento l’applicazione sarà in grado di decidere autonomamente i potenziali risultati migliori, scartando tutti gli altri. Non è stato chiarito tecnicamente come il software cataloga i parametri e in che modo li interpreta, ma sembra che il sistema funzioni efficacemente. GeneticAesthetic basa invece la propria ‘intelligenza’ sulla possibilità di definire a priori delle regole di generazione molto simili alle regole genetiche, per cui gli oggetti verranno trattati come organismi soggetti alle regole evolutive e qui mi fermo poiché non è stato possibile saggiare le potenzialità estetiche di questo metodo sulla base degli esempi visionati.

I due programmi possono inoltre lavorare in tandem per ottenere un ulteriore rifinitura del risultato.

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A differenza della conferenza di Davis, il discorso di Hall è risultata un po’ annebbiato in termini di esempi esplicativi (nonché aggravata dalla minore capacità teatrale di Hall), probabilmente a causa dello stato di sviluppo degli applicativ stessi. Tuttavia rimane attraente e interessante questo nuovo approccio (forse d’obbligo) alle metodologie procedurali; quindi non solo sperimentazione pura, bensì utilizzo di tecnologie sperimentali in ambito produttivo. Se vogliamo, quello che non è riuscito a fare, e che forse avrebbe voluto, Autoillustrator di Adrian Ward.


www.praystation.com

www.deptofnotation.com

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