L’anchorman televisivo Howard Beal, interpretato magistralmente dall’attore Peter Finch in “Network” (film del 1976 uscito in Italia con il titolo “Quinto Potere”), raccomandava ai suoi spettatori, annunciando in diretta il suo suicidio, di spegnere la tv. E di ribellarsi ad uno stato di cose inaccettabile, ad una società sempre più inumana, ad un capitalismo aggressivo e senza scrupoli. Secondo Beal, la dimostrazione del proprio dissenso sarebbe dovuta avvenire prima di tutto urlando: “Voglio che vi alziate ora dalle vostre sedie. Voglio che vi alziate, andiate alla finestra, la apriate, mettiate fuori la testa e gridiate: sono incazzato nero, e non accetterò più tutto questo!”.

L’urlo, la reazione scomposta, la pazzia generata da una rabbia incontenibile sono azioni che sfuggono al controllo sociale, alle regole dell’educazione e della buona convivenza. Configurandosi come una disobbedienza e un atto liberatorio ad un tempo. Oggi, a trent’anni di distanza, l’esigenza di farsi sentire è probabilmente ancora più forte, in tempi di trionfo dell’omologazione e in una comunità, quella occidentale, decisamente non avvezza all’espressione del dissenso. Lo stress, la rabbia, le aggressioni verbali sono demonizzate e diventano oggetto di studi psicologici e spocchiosi manualetti fai da te. Abbonda la letteratura sulle tecniche di gestione della rabbia: anger management , la chiamano. Quello che conta, infatti, nel regno dell’apparenza, è rimanere impassibili, ostentando un –reale o simulato- equilibrio interiore.

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L’artista americana Amy Alexander , già nota per progetti ad alto tasso ironico, propone di rispolverare l’ urlo come pratica quotidiana, come strumento di protesta e come gesto liberatorio. E mette a punto un software che aiuta a strillare meglio e di più (Scream – The Screaming Enhancer), coinvolgendo anche l’interfaccia del vostro computer.

Una volta installato, il programma se ne starà buono da una parte, segnalato solo dalla presenza di una piccola icona (una stilizzazione grafica dell’urlo di Munch) sulla barra di notifica. Ma non appena lancerete un urlo, magari di fronte all’ennesima notizia di cronaca o di economia non proprio confortante, Scream entrerà in azione, facendo traballare tutta l’interfaccia di Windows, che tremerà empaticamente al ritmo del vostro grido. E l’effetto sarà diverso a secondo del tipo di strillo: stressato, arrabiato, inquieto, continuo o singhiozzante.

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Amy Alexander, a differenza di Beal, non vi chiede tuttavia di spegnere il computer, tutt’altro. L’elaboratore viene messo a disposizione come trainer , coinvolto nelle frustrazioni umane, trasformato in uno strumento amico. Una tecnologia empatica, che sembra “sentire” il disagio umano e reagire ad esso. Quando non avrete più voce, il software potrà essere utilizzato come un bizzarro visualizzatore per la musica, dandogli in pasto i suoni della vostra playlist. Quello che conta è spargere il meme, coltivando la desueta, barbara, arte dell’urlo.


http://scream.deprogramming.us

http://plagiarist.org

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