In “Robots-in-Residence”, di Mark Polishook, artista di Philadelphia, quello che più sorprende è il numero di media chiamati in causa (immagini, video, testo, installazione, internet, robotica, scultura e programmazione) e tutto ciò per sostenere quella che, dopotutto, è una composizione musicale che per l’audience sfida l’ordinaria ritualità dell’osservare e dell’ascoltare.

L’idea di fondo è quella di fornire allo spettatore la possibilità d’improvvisare, sviluppare e ridefinire, passo dopo passo, il proprio sentiero mediatico. Interrogato sull’argomento, Mark dice: “I see this as a process that eschews binary positions of artist/viewer, performer/listener, stage/audience, humans/machines and public/private”. Ed infatti i visitatori, gli utenti di Robots-in-Residence, indipendentemente dal fatto che arrivino in audio-video streaming dalla rete internet o che siano presenti lì, fisicamente, inviano delle e-mails ai robots, che rispondono attraverso una versione riveduta del famosissimo Chatterbot Eliza, il primo realistico tentativo di risposta all’inquietante domanda di Turing: “Can machines think?”. A questo punto, l’ingegnoso apparato di Robots-in-Residence dopo avere elaborato le proprie risposte testuali, forte di un sintetizzatore vocale, legge la loro trascrizione su un paesaggio sonoro in costante evoluzione e il risultato è un melodramma robotizzato interattivo in cui figurazioni linguistiche e metafore sollecitate dai partecipanti animano sculture robotiche che volteggiano in sincronia con il suono.

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A ciò va aggiunto che i visitatori reali di questa opera d’arte, sia che s’impegnino a spedire e-mails attraverso i terminali presenti sia che danzino insieme ai robots sia ch si soffermino ad osservare il tutto, vengono costantemente sorvegliati da una web-cam, la stessa che è lì per inviare le video sequenze relative all’installazione su internet, mentre sull’altro versante coloro che partecipano all’evololversi dell’opera on-line percepiscono l’installazione come una “posthuman network” composta da esseri umani, robots, e-mails, suoni e video.

Pezzi di codice in SuperCollider, Max, Perl, Php, e HTML sono il collante che tiene insieme le molteplici parti di quest’architettura software, incredibilmente unica nel suo genere. Essi determinano i particolari della colonna sonora e controllano come saranno generate le trascrizioni all’interno del web-server, prima che vengano inviate ai computers presenti nell’installazione, e che “in-loco” la governano.

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Tutte insieme, le componenti software fungono da peace-maker dell’intera installazione determinandone il flusso, il ritmo e la sincronizzazione. Un video di circa 10 minuti rintracciabile mostra il processo in atto. Ciò che, personalmente, più mi affascina di questo lavoro è che, per via del fatto che è basato su diversi sistemi di reti, Robots-in-Residence sollecita domande che guidano gli utenti a spingersi oltre i normali paradigmi soggetto/complemento oggetto, e li porta lontani dalla dialettica più consueta. Ed è qui, a mio avviso, che si registra il successo di quest’intervento artistico, virtuale, reale, ibrido ma, soprattutto propriamente moderno, un pizzico eventualista e figlio del suo tempo.

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Retoricamente, viene da chiedere e da chiederci: com’è che individui indipendenti prendono parte a tal rete post-umana? Com’è che, viceversa, tale rete sostiene lo scambio di ruoli e la dilatazione di ruoli tra ascoltatori e compositori e/o tra osservatori ed artisti? Com’è che questo lavoro di rete concilia l’autonomia personale con le sue responsabilità nei riguardi del gruppo? Com’è che si fondono i confini di pubblico e privato? Com’è che tali reti post-umane rappresentano, al contempo, una piacevole e benevole idea costruzionista, che in qualche modo estende le potenzialità umane, ed un mezzo sinistro attraverso il quale imporre sorveglianze?

Per chi cerca risposte reali, Mark Polishook presenterà Robots-in-Residence per la prima volta in Italia ad Ottobre 2005, in occasione del meeting di arti elettroniche Peam2005.


http://robots.music.cwu.edu/media/Rob-in-Res.html

http://robots.music.cwu.edu/

http://jerz.setonhill.edu/if/canon/eliza.htm

http://en.wikipedia.org/wiki/Turing_test

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