Mappare internet è l’ambizioso tentativo di Yuval Shavitt, studioso israeliano dell’Università di Tel Aviv e ideatore del progetto DIMES, l’acronimo di Distributed Internet Measurement & Simulations. A sua volta parte del progetto Evergrown, un consorzio di ricerca di cui fanno parte 20 università sparse in tutto il mondo, DIMES ha l’obiettivo di mappare la Rete delle reti e ricostruirla graficamente. In una visione di lungo periodo, Evergrown e la serie di progetti a esso connessi come DIMES, eseguono analisi e misurazioni che riguardano il traffico, la topologia e la logica della rete, per poter meglio sfruttare le sue potenzialità nei prossimi 20 anni.

È facile intuire infatti che nel 2025 Internet sarà lo strumento fondamentale che medierà la comunicazione di grandi quantità di dati, imparagonabile a quella attuale già in continua crescita. Considerando l’espansione dei settore del business, dei consumi e dell’e-learning, la rete dovrà reggere un grande numero di accessi e garantire velocità nella trasmissione di file, che avranno contenuti di ogni tipo e di ogni “peso” (basti pensare alla lentezza della rete attuale nel download di diversi Gb, come accade per i video). Ecco perché conoscendo l’esatta topologia di Internet sarà più facile intervenire sulle criticità del sistema. Non solo. Si potranno automatizzare dei processi che per ora avvengono manualmente, ottenendo un notevole risparmio di risorse intellettuali che potrebbero essere destinate ad altri compiti.

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DIMES sfrutta la filosofia del Distributed Computing: letteralmente calcolo distribuito. Questo metodo viene usato per svolgere misurazioni di aree molto estese, che richiedono l’esecuzione di calcoli troppo elevati perchè possano essere svolti da un solo computer. Si chiede così la collaborazione di più persone nel globo, perché mettano a disposizione le risorse dei propri elaboratori e il loro tempo e rendano in questo modo più veloce un’operazione che altrimenti impiegherebbe decenni. Già da tempo il SETI@home, il progetto scientifico di ricerca di intelligenze extraterrestri, sfrutta questa partecipazione distribuita per esplorare porzioni di universo.

La procedura è simile anche con DIMES: si scarica un piccolo software, chiamato “agente”, che non usufruisce della CPU o della banda di rete, ma si limita a localizzare il computer nel cyberspazio. L’agente rileva la distanza tra i diversi computer che comunicano, cioè calcola da quanti nodi l’informazione passa e il tempo medio di percorrenza dell’informazione tra le macchine, il tutto consumando al massimo 1 Kb/s. DIMES assicura di non rilevare informazioni sull’host o dati personali, ma di limitarsi alle misurazioni topologiche. Crea inoltre delle mappe della rete dal nostro punto di vista attuale, individua i nodi principali che chiama Autonomous System (AS), cioè gli Internet Service Provider (ISP) o le grosse reti della nostra zona geografica, colora e raggruppa nei grafici l’affiliazione tra i nodi e promette in futuro dei report personalizzati sullo spazio virtuale che visitiamo.

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Al momento ci sono 2524 agenti in 73 paesi sparsi per il mondo, per un totale di 48.591.721 collegamenti (di cui 913 in Italia) che sono stati mappati, anche se siamo ben lontani dall’ottenere una piantina reale di Internet nella sua interezza. Occorrerebbero infatti migliaia di agenti omogeneamente distribuiti su tutta la superficie terrestre, mentre ad esempio nell’area asiatica e africana ci sono ancora pochissimi contatti.

Per chi volesse contribuire a creare la “cartina stradale” di Internet, l’installazione di DIMES richiede Java 1.4 o versioni successive. Una volta scaricato il programma e lanciata l’esecuzione, l’agente viene installato sull’hard disk e richiede la registrazione sul server perché la nostra posizione sia individuata. Unica pecca: per ora, si legge sul sito, DIMES è dispobile solo per sistemi operativi Windows. Chissà che non sia un invito agli sviluppatori UNIX a unirsi al progetto!


www.netdimes.org/

www.evergrow.org/page.php?id=1

http://setiathome.ssl.berkeley.edu/

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