L’artista giapponese Hiroko Tanahashi propone una ricerca sulla danza, corpo e multimedia che viaggia da New York all’Asia, passando per Berlino, città in cui l’artista si è recentemente trasferita. Hiroko Tanahashi si è diplomata alla New York University nell’area Film e Televisione e ha poi conseguito l’MFA Program in Multi Media Design and Technology alla Parsons School of Design a New York, specializzandosi in physical computing e interactive media art. Hiroko fa parte del gruppo Post Theater di Berlino-New York, fondato nel 1998.

Post Theater è una compagnia teatrale senza compagnia e senza teatro, formata da artisti e ricercatori che realizzano performances di volta in volta in location diverse e in città-paesi diversi. Punto di incontro è comunque l’uso dei media e delle nuove tecnologie per sviluppare i propri percorsi diffusi, per cui il teatro è solo un punto di partenza. Il gruppo è comunque aperto a tutte le forme sperimentali di performance e utilizzo dei media, e i progetti proposti vanno oltre lo stesso concetto di new media art. Post Theatre gioca con la realtà e la finizione, con l’audience e le aspettative di questa e con i retroscena delle forme di spettacolo. All’interno del gruppo, l’artista Hiroko Tanahashi ha realizzato diversi progetti, che spaziano dal design alla performance. Fra questi, va citato skinSITEs, una multimedia dance performance itinerante, che cambia attori e nome a seconda del luogo in cui viene messa in scena e che lavora sull’interazione fra il performer e le immagini video in movimento. In particolare, skinSITEs presenta un contesto di confine (come un’entrata, una porta, un vano), in cui si vede la silouette di una performer che lotta-interagisce con le immagini video e con il “concetto di porta”, come se il corpo dell’artista fosse anch’esso un’immagine 3D. Il pubblico percepisce un movimento fluttuante di un’entità corporea anonimizzata, che sembra rompere un velo che la separa dagli spettatori e che non le permette di oltrepassare il varco, che non è ovviamente solo fisico.

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Inizialmente il progetto viene presentato all’interno del Bauhaus Theater Workshop a Dessau, in Germania e proposto poi in molti altri festival, fra cui City of Women, nell’ottobre 2004 a Ljubljana, in Slovenia. Il titolo cambia a ogni perfrormance perchè l’artista considera fondamentale il rapporto con la performer locale, che di volta in volta contribuisce a formare l’opera e diviene fonte di ispirazione. L’opera si pone come una rottura-apertura di un sito architettonico che funge inizialmente da “ostacolo” espressivo, caricandosi invece di espressività mano a mano che la performer interagisce con esso.

Durante il festival City of Women, la performance ha preso il nome di re:current, coincidendo con la riapertura di uno spazio teatrale di Ljubljana, un tempo adibito a edificio governativo. La “porta” dell’azione performativa, in questo senso rappresentava una nuova apertura in un nuovo muro di un edificio simbolo del potere, squarciato da una sculturea corporea femminile, rappresentante la metafora della lotta contro il potere mediale e il sentirsene immersi.

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Altro progetto di Hiroko Tanahashi, Delicious Moves, propone invece la metafora del viaggio, attraverso il design applicato al cibo. Hiroko Tanahashi ricostruisce l’atmosfera di un viaggio in treno verso il Giappone, con tanto di sedie della Deutsche Bahn in sala e rumore del treno in sottofondo. Durante il viaggio, vengono offerti ai visitatori dei tradizionali “bento” (cibo giapponese in una piccola scatola di legno), ognuno dei quali racconta una storia…storie di vita di personaggi leggendari, che hanno viaggiato in Giappone dall’Europa.

Delicious Moves è stato realizzato presso la galleria Zagreus Projekt di Berlino, gestita dal tedesco Ulrich Krauss, che non è solo un cuoco, ma anche un artista e curatore di mostre. La galleria, che si trova al piano terra di un appartamento privato, presenta, dall’anno 2000, un rinomato calendario di originali esposizioni legate a tematiche culinarie. Delicious Moves è infatti un’esperienza culinaria vissuta attraverso l‘Ekiben (Eki= stazione ferroviaria, Ben= bento). L’Ekiben viene venduto alla stazione in Giappone per accompagnare lunghi viaggi in treno, ed è tipico per i giapponesi mangiare sushi in queste piccole scatole. La scatoletta del Bento, ha nel coperchio un’immagine detta Kakegami, che seduce chi la osserva e dice molto sul suo contenuto. Molte persone collezionano Kakegami: in questo caso, le immagini sono disegnate dall’artista e compaiono anche sulle pareti della galleria, come se fossero delle finestre nel nostro vagone pronte a raccontarci delle storie…


www.posttheatre.com

www.zagreus.net

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