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STRANGELY
FAMILIAR FUTURE
Txt:
Teresa De Feo
Ancora
molto rada la presenza al
Salone del Mobile
di progetti rivolti all’utilizzo di dispositivi
interattivi integrati ad oggetti di uso quotidiano.
La tecnologia sta dietro al prodotto: vengono
raffinate le tecniche di progettazione, realizzazione,
produzione, innovati i materiali, ma l’oggetto
resta ancora autoreferente della sua forma-funzione,
isolato. La tecnologia, allora, sembra arrivare
come possibilità di “kinesis”,
movimento, comunicazione, in altre parole inter-attività:
un po’ di ironia, di azione, di sorpresa.
Nuove soluzioni arrivano, come è logico,
dall’ala giovane del design, forse non esente
dalla stravaganza un po’ astrusa che ogni
sperimentazione si porta dentro(per fortuna),
ma indispensabile come spinta propulsiva per indicare
possibili direzioni. E non potevano mancare certo
in questo scenario, come l’avanguardia più
innovativa ed oltranzista, i giovani designer
dell’Interaction
Design Institute d’Ivrea:
blow up di un futuro prossimo già in cantiere,
dove la tecnologia, spinta nelle sue possibilità
ancora inesplorate, diviene invenzione dell’anima
degli oggetti.
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Strangely
Familiar Future. Unusual objects for everyday
working life
è una collezione di prototipi funzionanti
per gli ambienti di lavoro che gli studenti dell’istituto
hanno realizzato per la nota azienda Tecno.
Il progetto nasce dal desiderio dell’azienda,
impegnata nella progettazione, realizzazione e
produzione di architetture di interni per ambienti
di lavoro e spazi collettivi, di sviluppare innovazione
sul prodotto integrando nuove funzioni e tecnologie
avanzate. Attraverso i workshop sviluppati congiuntamente
da azienda ed istituto è nato “Strangely
Familiar Future. Unusual objects for everyday
working life”: un ventaglio di proposte
per l’ufficio che partono dall’analisi
dell’ambiente domestico, in modo da semplificare
attraverso le nuove tecnologie la vita quotidiana.
Da oggetti come il telefono, la segreteria telefonica,
la sveglia, Tecno e Interaction Design Istutute
d’Ivrea hanno sviluppato una serie di prototipi
che amplificano le funzioni dell’oggetto,
rendendo il loro uso immediato e piacevole. Vediamone
qualcuno.
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Message
Table realizzato
da Shawn Bonkowski e Dana Gordon è una
scrivania che funziona come segreteria telefonica.
Può ricevere, fare ascoltare e archiviare
messaggi telefonici. Ogni volta che viene registrato
un messaggio, dalla scrivania emerge lentamente
una scatola messaggio. Il sistema, progettato
dagli studenti, sarà inserito dalla Tecno
nel celebre tavolo Nomos, storico prodotto di
punta dell’azienda.
Da toccare, girare, manipolare Quattro,
realizzata da Didier Hilhorst e Nicholas Zambetti,
è una radiosveglia senza comandi. Sensibile
alla presenza dell’utente, è possibile
selezionare le sue funzioni ruotandola, girandola,
tastandola. Quattro funziona in collaborazione
con un “oggetto” morbido, nella foto
un orsacchiotto, schiacciandolo si attiva la funzione
“snooze”.
Poetico come un rumore nella solitudine che accorcia
le distanze è Tok
Tok, realizzato
da Aram Amstrong è Haiyan Zhang, un sistema
per comunicare con interlocutori in città
lontane. Bussando su una scatola si trasmette
un segnale ad un’altra scatola gemella che
si trova in un luogo distante. Il tok tok arriverà
all’altra scatola che con uno buffetto segnalerà
la presenza dell’interlocutore.
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E
sempre legato alla possibilità di comunicare
e alla semplicità del gesto nella manovra
Egg,
realizzato da Jennifer Bove, Thomas Stovicek e
Nicholas Zambetti, è un sistema pensato
per organizzare l’agenda di lavoro. Permette
di spostare le riunioni e cambiare gli appuntamenti
semplicemente scuotendo e rovesciando l’oggetto,
un uovo luminescente. Questa azione fa sì
che ogni Egg collegato al sistema si aggiorni
di conseguenza.
Sempre per rimanere in tema di proposte innovative,
ma non senza quel tocco di poesia e ironia che
ci piace, andiamo al Salone Satellite. Eri Nagashima,
una giovane designer giapponese presenta
Flat, tavolo
interattivo che è possibile suonare come
la tastiera di un pianoforte. La designer gioca
con il concetto di sinestesia ed associa ad ogni
suono un colore. Ad ogni nota il tavolo si illuminerà
di una tinta diversa.
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Interattiva, ma regolata da un sistema meccanico,
è 9999
la sedia contatore di Dorothygray. Sotto il peso
di una persona la struttura elastica della seduta
fa scattare un contatore ogni volta che ci si
siede, e per Dorothygray l’azione abituale
di sedersi prende all’improvviso un’importanza
nuova, come se ogni volta fosse la prima volta
o meglio la 1345esima, la 3498esima, la 6598esima.
” Dorothygray non disegna una sedia, ma
un momento di relax: è questo che conta
“. Simpatici, no, questi designer. Al di
là del lucido lustro del salone un po’
di umorismo ed oltranzismo non guasta
http://www.interaction-ivrea.it/en/news/press/photos/2005/strangelyfuture/index.asp




