“Ti guardo, Lesbia, un filo non mi resta ormai di voce, ma torpida è la lingua, e una sottile fiamma divampa per le membra, un suono sibila negli orecchi, e notte duplice eclissa gli occhi”. Paragonare la passione amorosa ad una malattia è un topos della poesia romantica.

Almeno dai tempi di Catullo, che nel celebre Carme 51 descriveva le proprie sofferenze fisiche – perdita della voce e della vista, sordità e delirio additandole come conseguenze del bruciante sentimento per la donna amata. Meno immediato il collegamento tra i tormenti della passione e il codice sorgente, tra gli sguardi languidi e le istruzioni formali e rigorose di un software. Ma anche gli artisti digitali, come i loro predecessori di ogni epoca, continuano ad immaginare l’amore come un morbo, replicante e contagioso, testardo e disposto a tutto. E lo fanno processare ad una macchina, iniettando una goccia di umana debolezza nei microchip, servendosi , per raccontarla, della malattia dei computer: i virus informatici. La connessione tra i codici maligni e il linguaggio amoroso fu inaugurata nel 2000 dall’apparizione del famigerato virus “I love you”, la cui enorme diffusione fu resa possibile proprio dalle tre magiche parole inserite nel subject dell’e-mail infetta. L’anno seguente, durante la Biennale di Venezia del 2001, ci pensò il primo virus artistico della storia, Biennale.py -firmato dalla coppia 0100101110101101.ORG / EpidemiC- a continuare la saga, mostrando nel proprio codice il racconto di un sintetico ma esplicito tentativo di approccio durante un party.

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Veri e propri protagonisti di una travagliata storia d’amore sono invece “Yazna” e “++”, due codicilli infetti partoriti dall’immaginazione e dalla programmazione di Luca Bertini, già autore di un invadente e psicologico “Numero Verde”. Per il progetto “Vi-Con” (il titolo fa riferimento alla prima proposta della composizione testuale T9 del cellulare quando si cerca di scrivere “ti amo”), Bertini ha messo a punto due virus scritti in Visual Basic Script che si rincorrono nei computer della rete. Sostanzialmente innocui, i due worm hanno il solo scopo di cercarsi, proprio come due innamorati costretti alla separazione. Nel caso in cui dovessere effettivamente riunirsi, le istruzioni del software daranno luogo ad una di tre possibilità: rottura (si lasciano), fusione (si uniscono per formare un solo file, non eseguibile) o procreazione (generano un piccolo, elementare, nuovo virus).

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Legati invece da un cavo di rete corto e ben visibile, sono i computer che compongono l’installazione
“The Lovers” di Sneha Solanki. Una delle due macchine è malata, infettata da un virus invisibile ma aggressivo, che deteriora inesorabilmente il sistema, generando nell’elaboratore comportamenti scoordinati e incomprensibili. Il contagio, che inevitabilmente avviene tra le due macchine, legate da un tecnologico cordone ombelicale, viene reso visibile e vivibile- in tempo reale sui monitor. A fare da “interfaccia” per la mise en scene della contaminazione ci pensa il testo di una poesia romantica, scritto in rosso fiammeggiante. Le frasi d’amore appaiono alternativamente sui due schermi, simulando un dialogo, ma i caratteri degenerano e si disintegrano sotto gli occhi dello spettatore. E la conversazione si fa sbilenca, corrotta, incomprensibile. I computer “amanti” perdono il controllo e simulano il delirio del morbo d’amore. Come la perdita dei sensi descritta dal romano Catullo.


I Love You – http://www.digitalcraft.org/iloveyou

Biennale.py – http://www.0100101110101101.org/home/biennale_py/index.html

Vi-Con – http://www.vi-con.net

The Lovers – http://electronicartist.net/solanki/the-lovers/index.html

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