I Light Surgeon, al secolo Chris Allen e Andy Flywheel, sono tra i più illustri e stimati rappresentanti delle possibilità offerte dalla sapiente integrazione artistica dei nuovi media, soprattutto in campo audiovisivo. I due ragazzi londinesi, sin dalla metà degli anni ’90, hanno infatti abbracciato tutti i possibili territori espressivi attraverso le immagini e i suoni, spaziando con leggerezza e classe attraverso differenti pratiche ed estetiche, esprimendosi con eguale impatto sia nel campo della video arte, della grafica, della fotografia, che nel campo delle installazioni audiovisive, dei live media e del vjing.

I Light Surgeon sono quindi uno degli esempi più illuminati di poliedricità elettronica, con soldi basi teoriche e grande intuito sulle possibilità comunicative offerte dall’uso narrativo e cinematografico delle immagini, soprattutto se integrate con suoni, parole, voci e musiche. Integrandosi con quella matrice storica londinese a cavallo tra gli studi sulle immagini e i suoni seguiti da Scanner e l’utilizzo ludico e creativo dei visual di stampo Ninja Tune (Coldcut e Hexstatic in testa), Chris Allen e Andy Flywheel si sono sempre distinti non solo per la loro capacità di spaziare tra tecniche e tecnologie, ma anche e soprattutto per l’uso maturo e consapevole della propria creatività audiovisiva. Come risulta chiaro infatti dai lavori esposti sul loro sito web, come è evidente a chi ha la fortuna di interagire con una loro installazione esposta in uno qualsiasi dei più importanti musei del mondo e come appare inequivocabile a chi assiste ai loro show e ai loro vjset, i Light Surgeon usano immagini con forte impatto politico e sociale, di denuncia, cosa non certo comune per la maggior parte degli artisti audiovisivi.

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Tutto ciò ha portato loro stima e riconoscimenti non solo quindi per la produzione artistica ma anche per il giusto impegno quasi hacktivista da sempre dimostrato nella loro decennale produzione. Dai lavori video e alle installazioni commissionate da One Dot Zero come Thumnail Express (la storia di un filosofo di Venive Beach tra i mali e i malcostumi dell’America moderna), The city of allow mountains (ideale proseguimento del lavoro precedente) a Echelon_SWEN, stupendo documentario commissionato da Channel 4 sulla nota stazione di rilevamento e controllo telefonico e telematico, per arrivare ai loro live show e ai loro vj set in cui il messaggio inviato è parte centrale e portante del lavoro proposto

Questo non vuol dire però che, chiamati in un contesto come quello della TDK Dance Marathon dove ho avuto il piacere di conoscerli, non sappiano far ballare, divertire, divertirsi e coinvolgere il pubblico presente in un vortice elettrizzante di suoni e immagini.

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Mk: Voi siete considerati da molti anni artisti di riferimento non solo nell’ambito vjing ma anche nel contesto più ampio dei mixed media, utilzzando foto, video, grafiche, musiche, suoni per i vostri lavori…

The Light Surgeon: Nei primi anni ’90 quando eravamo ragazzi e ci incontrammo all’Università, eravamo entrambi coinvolti nella musica, nelle immagini, nei video e nei film, eravamo ispirati da tutti quei mondi ed è stato naturale lavorare per unirli insieme. Inizialmente utilizzavamo attrezzature analogiche, studiandone i limiti fisici, sia in fase di editing sia in fase di post produzione; sai a quei tempi era ancora piuttosto difficile sperimentare sui film e i video. Con l’arrivo delle tecnologie è stato molto belo iniziare a sperimentare veramente anche se, nello stesso tempo, ci affascinava molto continuare a usare queste tecnologie analogiche, come una sorta di video collage, con apparecchiature di seconda mano. Editing, sampling, riediting frame by frame per creare loop fisicamente…era tutto molto affascinante e per quanto possibile ancora oggi lavoriamo così, prendiamo elementi da molte tecnologie e media differenti e li usiamo ai nostri scopi.

Mk: Quindi usate anche strumenti analogici a fianco di tecnologie digitali?

The Light Surgeon: Certo, noi stessi filmiamo il nostro materiale, spesso con vecchie videocamere, cercando di rendere il nostro materiale sempre più originale, documentaristico. Cerchiamo di avere a disposizione una palette di strumenti, un vocabolario di tecniche per convogliare emozioni e messaggi per mezzo della nostra musica e delle nostre immagini.

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Mk: E’ molto affascinante il vostro modo di interpretare il vostro lavoro proprio per la grande varietà di tecniche espressive che utilizzate. Dalla video arte alle installazioni, dal vj al dj, dalla musica al live media. Perché secondo voi molti artisti nell’ambito dell’elettronica non hanno ancora capito l’importanza e le potenzialità offerte da tutti questi mezzi espressivi?

The Light Surgeon: Beh, sicuramente dipende molto dal contesto nel quale lavori. Noi cerchiamo di produrre diversi lavori per diversi spazi e ambientazioni. Cerchiamo di non avere restrizioni, di lavorare con tutte le tecnologie e gli strumenti a nostra disposizione in modo tale da godere anche di tutti quei “happy accidents” che sono la linfa del nostro lavoro artistico. Ci piace avere a disposizione e di doverci confrontare con un elemento in più come l’ambiente in cui andiamo ad esprimerci, lavorare cioè con lo spazio, con il suono e i video che fruiscono tramite di esso. Lavorare con architetti, con i designer, è molto importante per noi in questo senso.

Mk: L’architettura, l’urban landscape, il design, sono territori in cui la musica elettronica non si è ancora spinta a fondo, l’utilizzo dei suoni nello spazio…

The Light Surgeon: Riteniamo che chiunque abbia gli strumenti per capire l’architettura, perché essa descrive il mondo in cui viviamo, lo possiamo vedere ma anche sentire. Noi siamo sicuramente fortunati a viaggiare molto in tour, questo ci consente di vedere molte città, filmando tante cose, vedendo molti stili architettonici differenti, tutto questo è fonte di ispirazione per noi. Fashion designer, forniture designer, architetti, collaborare con loro ci consente di essere liberi nel nostro lavoro, ci da la possibilità di sperimentare attraverso diverse discipline. Il tutto quindi senza chiuderci in un’unica cosa. Noi non siamo interessati ai soldi, a fare DVD e venderli, ma siamo affascinati soprattutto dal poter sperimentare ed essere artisti quanto più possibile.

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Mk: Dopo la sfortunata esibizione dello scorso novembre, a Roma per Dissonanze userete un intero palazzo su cui proiettare dei video, in esterni. Cosa vi affascina di questa esperienza?

The Light Surgeon: Effettivamente è la prima volta che faremo una performance in esterni, sempre con l’utilizzo di video di impatto sociale e politico. E’ tecnicamente piuttosto difficile, soprattutto se sei abituato a lavorare in interni e all’interno di club o musei; la cosa che ci interessa molto è che per la prima volta il nostro messaggio diventerà popolare, per un’intera città e non solo per le persone che vengono al nostro show. Useremo alcune interviste fatte in America, presso gli uffici di Bloomberg a Londra, tante immagini molto belle e narrative tratte da film e video, immagini prese dalla televisione, anche dell’11 settembre. Ci saranno anche molte immagini in bianco e nero, prese anche da vecchi film, mixati con film moderni anche provenienti dal One Dot Zero festival o dal Gugghenheim di Bilbao. E proiettare il tutto su un palazzo di stile classico come il Palazzo della Cultura sarà molto affascinante.

Mk: Esteticamente voi unite la cultura del vj e della club culture al story telling e al linguaggio cinematografico più che alla grafica era e propria. Molti artisti sono però più coinvolti nella grafica piuttosto che nelle immagini registrate, ma con questo non riescono a comunicare in modo diretto. Si tratta più di cercare guidare le persone all’interno di mondi nuovi, ma non sempre questo processo riesce.

The Light Surgeon: Sì, molti artisti non sono interessati a un uso narrativo delle immagini. Ma la maggior parte di coloro che hanno più successo sono quelli che non usano le immagini nei loro show, perché la grafica consente un’interpretazione più ampia e quindi più facile di ciò che si vede. In questo modo il pubblico può essere coinvolto in maniera più semplice, ma riteniamo che sia più interessante provare a usare le immagini, dettare un messaggio e coinvolgere quante più persone possibili.

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MkPerché siete interessati a un uso fortemente sociale e politico delle vostre immagini?

The Light SurgeonCerchiamo di far pensare le persone. Cerchiamo un equilibrio nel fare passare un messaggio, e cioè che il mondo in ci viviamo di base fa schifo, che ci sono persone che vivono in posizioni privilegiate rispetto ad altre, che tutto è controllato dai giornali, dalla televisione, che ci sono guerre per gli interessi di pochi, che i popoli ancora muoiono di fame, senza però perdere di vista il lato ludico del nostro lavoro. Noi abbiamo la possibilità di comunicare tutto ciò, usando anche il ritmo e l’emotività della musica,

Mk: Siete in contatto con gruppi attivisti internazionali? Sembra ancora che elettronica e attivismo siano due mondi che non comunicano…

The Light Surgeon: Beh, sicuramente i gruppi hacktivisti non sono molto interessati ad essere artisti, anche se ci sono persone come i Lucky People Center che inviano messaggi forti usando musica e immagini cinematografiche, e riescono a convogliare messaggi anche facendo ballare le persone. Ecco, questa pensiamo che sia la strada giusta da seguire ed è quella che in fondo ci interessa maggiormente.


http://www.thelightsurgeons.co.uk/

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