Ti immagino… è facile… ti vedo! E vedo lei!
Ho due minuti, due minuti del vostro tempo lineare…
Sono perseguitata dalla vostra immaginazione e questo è quello che voglio da voi.
Non sono qui per farvi divertire, siete voi a essere qui per far divertire me…

Annlee

Un fantasma è una figura che fluttua fra presenza e assenza, generata dall’immaginario. Essa si manifesta in una zona di confine, in una terra di nessuno, tra il fisico e il metafisico, in un tempo sospeso. Esso è interprete fra due mondi, o l’intermediario tra realtà e finzione. Un volto di bambina, malinconico e vagamente sinistro, ci si presenta davanti agli occhi. Vedendo l’animazione tridimensionale proiettata, si ha la percezione che il rapporto tra osservatore e oggetto osservato sia invertito: ci si sente osservati e referenti diretti del discorso che sentiamo pronunciare.

Inizialmente non è chiaro se la voce che udiamo provenga dal personaggio stesso o sia una voce fuori campo, essa definisce Annlee, questo è il nome della presenza, e connota la sua esistenza come segno. Annlee ci osserva ammaliante e inquietante, come un fantasma, e pare voler interagire con noi. In questo video strutturato in due parti si verificano continuamente rallentamenti delle voci, cambiano i punti di vista, e vengono alla mente diverse possibili interpretazioni. Questo è l’universo che ci viene presentato nel video Two Minutes Out of Time, di Pierre Huyge.

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In un altro video dello stesso autore, One Million Kingdoms, lo stesso personaggio cammina senza mai fermarsi in un paesaggio lunare. E racconta di un viaggio, mentre incede, e le sue parole prendono forma visiva in curve grafiche, o “montagne”, che emergono durante il cammino dai picchi audio della sua stessa voce. Ciò che viene raccontato è tratto da un progetto di documentario, dove la voce narrante, distorta, è ricavata da quella dell’astronauta Neil Armstrong, che partecipa ad un progetto di spedizione in Islanda utilizzando come guida il romanzo Viaggio al centro della terra di Jules Verne.

Questi due video fanno parte di un progetto più ampio del francese Huyge, in collaborazione con altri artisti che hanno aderito alla proposta. Il titolo dell’intera operazione è: No Ghost Just a Shell – Non un fanatsma, solo un guscio. Tutto comincia nel 1999, quando Huyge, assieme a Philippe Parreno, acquista i diritti di un personaggio della società giapponese Kworks, la quale vende personaggi virtuali destinati ad animazioni a scopo commerciale. Il prezzo di tale immagine ammonta ad una cifra irrisoria: 4600 yen (circa 30 euro). E il motivo del basso costo sta nel fatto che il personaggio in questione, da catalogo, era destinato a ricoprire ruoli secondari nei cartoon e videogame, ed era dunque stato creato senza qualità, senza storia; un personaggio appena abbozzato, anche nei lineamenti.

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Ciascun artista coinvolto nel progetto ha creato un film d’animazione, con il personaggio come soggetto. Ogni film scrive parte della storia di Annlee, quella storia che non è mai esistita precedentemente, che non è mai stata scritta; ed essendo costruita da un’insieme di voci diverse e secondo criteri narrativi diversi, non può essere una storia lineare ed unitaria, bensì pluralistica. Attorno a lei si forma una comunità di artisti, e lei è formata dalla comunità stessa. La sua personalità, la sua biografia, corrisponderanno agli usi che altri hanno immaginato per lei.

Pezzo dopo pezzo la sua storia viene costruita, partendo da una memoria multipla, e Annlee ha finalmente il suo passato di fronte a sé. A quel punto Huyge e Parreno lavorano con un avvocato, per creare un contratto che consenta loro di disfarsi dei diritti, perché il segno Annlee non appartenga a nessun altro che a sé stesso. La fine di questa fiaba contemporanea avviene col trasferimento legale della proprietà del copyright del segno Annlee al personaggio stesso. E si celebra la sua scomparsa, in uno sfavillio di fuochi d’artificio, nel dicembre 2002. Il personaggio sparisce per sempre, portando con sé il proprio diritto d’autore. E’ la celebrazione della scomparsa di un segno.

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Se l’operazione di creazione corale all’interno di un unico progetto ha potuto funzionare, lo si deve proprio a quella “assenza” di base che caratterizza il personaggio, e che rende possibile la libertà interpretativa che solo il vuoto offre.
Il segno Annlee è come un guscio(shell), e proprio tale conformazione rende possibile il suo riempimento. Annlee verrà letta come un segno neutro che non possiede un significato proprio, e che in virtù di questa sua neutralità consente anche letture contraddittorie del suo significato; è il contrario di un logo. La sua essenza viene ristabilita di volta in volta, in ogni interpretazione diversa; essa è un’immagine dinamica, che esplora mondi multipli.

Annlee funziona inoltre come oggetto di legame, che rende possibile il formarsi di una comunità di persone che lavorano parallelamente alla sua declinazione. E’ un’indagine su come la finzione possa generare una nuova realtà, piuttosto che inaugurare un regno della virtualità. E mostra così che ciò che è significativo per Huyge è il percorso, le esperienze lungo il cammino, le situazioni che nascono dall’usare questo segno come strumento visivo di collegamento fra soggettività plurime. L’accento non è sull’oggetto, bensì sull’azione corale, su un’arte quindi relazionale; come se si cercasse la spinta per uscire da una monumentalizzazione degli oggetti d’arte.

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Huyge crea progetti eterogenei utilizzando varie tecniche e vari materiali, cercando di dimostrare che in ciascuna situazione è possibile agire attivamente; cerca di dare vita ad una emancipazione del fruitore dell’opera da schemi di interpretazione preconfezionati. E per fare ciò crea situazioni, più che rappresentazioni chiuse in se stesse.

Sul lavoro di Pierre Huyge è uscito nel 2004 il catalogo delle mostra che si è tenuta nello stesso anno al Castello di Rivoli (edizioni Skira).

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