Avit nasce a Londra nel 2002 dalla community nata all’interno del portale VJcentral, piattaforma pubblica di scambio e interazione tra video artisti e vj. Cerchiamo di sapere qualcosa di più non solo sul festival ma anche su chi e come nasce e si evolve il progetto dalla viva voce di Hayley, uno degli organizzatori del festival.

Gianluca del Gobbo: Ciao Haley, due parole su questa edzione del festival

Hayley: AVITUK05 torna a presentare la settima edizione dell’evento internazionale che ha avuto luogo al Custard Factory di Birmingam in inghilterra dal 25 aprile al 1 maggio 2005. Una settimana ricca di live audio, visual art e vjing live performance, un cast internazionale di Vj e DJ, performance sperimentali audio-video, proiezioni multiformato, serate nei club, workshop, letture, seminari, presentazione di software e hardware, forum di discussione, installazioni video. L’accento viene posto sull’apprendimento; grazie ai finanziamenti del Arts Council of England, tutti gli eventi didattici saranno gratuiti.

Gianluca del Gobbo: Nel 2004 abbiamo organizzato LPM, un Meeting di Live Performers a Roma, una delle nostre motivazioni era la sensazione di un bisogno di incontro tra persone attive nell’ambito delle performance live al fine di far scoprire cosa stanno facendo le altre persone, che software stanno usando. Quali sono le tue sensazioni organizzando l’AVIT?

Hayley: AVITUK 05 ha 3 finalità, come detto l’incontro tra le persone è probabilmente la cosa più importante e il festival internazionale avit è basato su questa idea; da questo nascono altre due finalità, peer to peer education e performances. Peer to peer education rappresenta la community che insegna a se stessa e le performances vengono proposte per offrire la possibilità di vedere altri vj al lavoro, qualcosa di molto raro da cui imparare molto. Noi crediamo che sia vitale per i VJ ed altri live video performer incontrarsi e vedere quello che stanno facendo gli altri con l’opportunità di avviare nuove collaborazioni. AVITUK ambisce ad essere il forefront delle video live performance e del vjing, si dedica alla promozione di queste collaborazioni, specialmente nell’ambito delle relazioni fra artisti internazionali.

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Gianluca del Gobbo: Cosa pensi dei visitatori delle performance live, quanto secondo te viene capita la componente live?

Hailey: Noi pensiamo che dipenda molto dal tipo di evento. In UK, il pubblico che si aspetta specifici eventi che promuovono audio-visual performance probabilmente hanno un buon livello di comprensione di quello che sta succedendo e della componente live. Negli altri eventi come le serate nei club, il pubblico sta cominciando ora ad apprezzare i visuals. Comunque c’è ancora un ampia differenza tra i vari video live set e una delle finalità di AVITUK è di elevare gli standard di tutti i tipi di eventi. In generale noi pensiamo che la maggior parte delle persone ora capiscono l’elemento live ma spesso non capiscono chi lo stia producendo fino a che non gli viene precisato.

Gianluca del Gobbo: Di solito quando mi trovo a parlare di video live performances, mi trovo a fare il parallelo tra audio e video, due parole spesso usate assieme ma che corrispondono a due mondi che hanno avuto due percorsi opposti, la musica nasce live ed arriva in post produzione in questo ultimo secolo, il video nasce in post produzione e noi stiamo cercando di sfruttarne la componente live . Pensi che il video ha nascosto il suo lato migliore come lo è per la musica? Forse stiamo scoprendo qualcosa di simile alla potenza della musica live?

Hayley: Noi pensiamo che il visuals live possano avere la stessa potenza della musica live, in particolare quando i due mondi vengono uniti in una performance. Durante AVITUK05 dedicheremo molti eventi e workshop alla relazione tra video e musica. VPEEK è uno di questi eventi che è stato creato per dare una piattaforma a silenziosi VJs e musicisti per collaborare per la prima volta con la finalità di realizzare una performance live.

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Gianluca del Gobbo: Cosa pensi della scena mondiale del vjing, chi state ospitando e chi avreste avuto piacere di ospitare?

Hayley: Per facilitare le collaborazioni internazionali, AVITUK 05 ospiterà poco meno di 40 artisti inglesi e europei come anche nord americani e giapponesi. Abbiamo usato una struttura modulare per sviluppare il programma, è stato chiesto agli utenti della della community di vj di proporre eventi e seminari. Di conseguenza, il festival non è specchio di chi lo ha organizzato; a noi piace ospitarlo ed ancor di più offrire la possibilità ai membri della community di portare avanti il progetto

Gianluca del Gobbo: Cosa ne pensi della grande differenza tra l’alta qualità a cui molti di noi sono abituati e la bassa risoluzione degli standard della televisione? Noi siamo abituati a lavorare a risoluzioni di 1024×768, al minimo 800×600 comunque a una risoluzione migliore della TV; usando dei proiettori possiamo lavorare anche a 1600×1200 con la possibilità di utilizzare finissime linee vettoriali. Potrebbe questo essere un ostacolo nella collaborazione tra noi e chi fa TV?

Hayley: HDTV eliminerà questa differenza, ci consentirà di registrare il video a più alte risoluzioni. Questo eliminerà le differenze tra filmati creati a mano e immagini prese da una telecamera. Non a caso AVITUK 05 ha un seminario sull’HDTV e le sue prestazioni organizzato da 4YourEye.


www.avit.org.uk

www.avit.info

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