La Tragedia Della Societas Raffaello Sanzio

LA
TRAGEDIA DELLA
SOCIETAS
RAFFAELLO SANZIO

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Massimo Schiavoni

 

La
Tragedia Endogonidia era iniziata il 25 gennaio
del 2002 per concludersi (o solo trasfigurarsi)
il 22 Dicembre scorso sempre nella città
di Cesena, dove Romeo Castellucci regista, Chiara
Guidi, drammaturga, e Claudia Castellucci avevano
costituito il nucleo artistico della Socìetas
Raffaello Sanzio nel lontano 1981. Questo gruppo
teatrale è uno dei gruppi di punta della
sperimentazione teatrale italiana, fra i più
noti e richiesti all’estero.
Romeo Castellucci
nasce nel 1960 a Cesena. Si diploma in Scenografia
e in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
A vent’anni compie le sue prime esperienze
di regia teatrale. Nei primi anni ’80 condivide
l’interesse per il teatro con la pittura.

Da allora realizza numerosi spettacoli come autore,
regista, e creatore delle scene, delle luci, dei
suoni e dei costumi. Noto in Italia e in molti
Paesi del mondo come autore di un teatro fondato
sulla totalità delle arti e rivolto a una
percezione integrale, ha anche scritto diversi
saggi di teoria della messa in scena, che percorrono
il cammino del suo teatro. Le sue regie, infatti,
propongono linee drammatiche non soggette al primato
della letteratura, facendo del teatro un’arte
plastica, complessa, ricca di visioni. Questo
ha sviluppato un linguaggio comprensibile in tutto
il mondo, come possono esserlo la musica, la scultura,
la pittura e l’architettura. Ciò
non ha impedito a Romeo Castellucci di misurarsi
con alcuni testi della tradizione drammaturgica,
anche se il suo approccio non è quello
dell’applicazione, ma dell’interrogazione
del testo. E’ stato anche autore del cortometraggio
“Brentano” (b/n, 35 mm. 25′) che ha
partecipato al Festival di Locarno del 1997 e
dei video “Romolo und Remo”, “I
Miserabili”, “Martyrion”, “Interferon”,
ed “Epitaph”. Ha partecipato a numerose
discussioni di teoria del dramma e a conferenze
nei principali centri teatrali europei e in alcuni
atenei; è autore di numerosi articoli su
riviste di drammaturgia e di arte e anche autore
di diverse opere.

L’orientamento dell’intera opera
della Socìetas Raffaello Sanzio è
la concezione di un teatro inteso come arte che
raccoglie tutte le arti, per una comunicazione
diretta (e indiretta) a tutti i sensi e in tutti
i sensi del nostro apparato sensoriale. La grande
struttura degli impianti visivi e sonori si avvalgono
sia del vecchio artigianato scenografico teatrale,
sia delle nuove tecnologie digitali, creando una
drammaturgia che va dalla musica, alla poesia
e alla letteratura mettendo sempre in primo piano
un impatto visivo sconvolgente e direi onnipotente
derivato dalla stimolazione della nostra percezione
visiva che rimane sempre e comunque umana, quindi
mortale e non codificabile a priori.

Dopo i primi spettacoli autografi,
tra cui Santa Sofia-Teatro Khmer (1986), l’interesse
cade sul ciclo mitico mesopotamico: La discesa
di Inanna (1989) e Gilgamesh (1990) e su quello
egizio con Iside e Osiride (1991). Si arriva poi
alle opere più recenti come Amleto, la
veemente esteriorità della morte di un
mollusco, Orestea (una commedia organica) (1995),
Giulio Cesare (1997), Genesi, from the museum
of sleep (1999), la sinfonia istantanea Voyage
au bout de la nuit (1999), Il Combattimento (2000),
opera di teatro musicale da Claudio Monteverdi
e dal compositore contemporaneo Scott Gibbons,
che a partire da questi anni diventerà
un punto di riferimento fisso per l’opera musicale
della compagnia.

Nell’anno 2003, Romeo Castellucci è stato
nominato Direttore della sezione Teatro della
Biennale di Venezia per l’anno 2005, nel
2004 riceve il Premio speciale UBU 2004 per gli
sviluppi del lavoro sulla Tragedia Endogonidia.
Impegnato fra il 2001 ed il 2004 nell’elaborazione
della Tragedia Endogonidia: un sistema drammatico
concepito appunto da Romeo Castellucci che investe
anche l’economia, con nuovi criteri di produzione,
di replica e di giro. L’intero ciclo drammatico
è composto da undici singoli Episodi, legati
ognuno a una città europea diversa. Il
ciclo è concepito come un processo di invenzione
privo di pause e di repliche. E’ un sistema
drammatico in crescita, e gli Episodi sono gli
stadi del suo cambiamento. Non è più
uno spettacolo concluso che si sposta, ma lo stesso
spostamento diventa un criterio dello spettacolo.
Lo spostamento è un motivo coessenziale
di cambiamento, è potenza del progetto.
La prospettiva si rovescia: non siamo noi che
andiamo nelle città, ma sono le città
che entrano nel nostro dispositivo drammatico
come mete in una corsa. La Tragedia Endogonidia,
che ha ottenuto il sostegno dell’Unione Europea
nell’ambito dei Progetti pluriennali, non è
semplicemente una co-produzione, ma un tessuto
dove si intrecciano trame di pensiero in crescita,
e dove diventa comune il farsi carico di un’opera
aperta, che si forma, e che nessuno conosce in
anticipo.

La Tragedia Endogonidia accosta due termini antitetici.
“Endogonidia” si riferisce a quegli
esseri viventi semplici che hanno al proprio interno
la compresenza delle gonadi: ciò permette
loro di riprodursi senza fine, secondo un effettivo
principio di immortalità che esige, d’altro
canto, una continua scissione da se stessi. “Tragedia”,
al contrario, presuppone la morte (dell’eroe),
che è da sempre contenuta in ogni presenza
della vita.

Nell’antica Grecia gli
Episodi erano quelle parti della tragedia che
rappresentavano soltanto i fatti, senza alcun
commento (che allora spettava al Coro). Qui l’abbiamo
immaginata priva di Coro, cioè priva di
discorsi, spiegazioni e commenti. Gli Episodi
sono fatti, e in antico erano fatti esemplari
attuati da eroi. Qui non si rifanno più
ad alcun mito riconoscibile. Un nuovo senso politico
circonda e fonda l’insieme civile di spettatori
che assistono a questa nuova tragedia. Da essa
scaturirà un pensiero rivolto al futuro.
Non si tratta, infatti, di una rielaborazione
di miti e di figure antiche. La proposta è
tutta proiettata su immagini contemporanee, che
non rimandano nient’altro che a se stesse.
Ci troviamo, così, di fronte a quadri inediti,
che interrogano la nostra interpretazione senza
fornirci chiavi di lettura sicure o predefinite.
Indubbiamente la storia e il nostro passato rientrano
nel nostro ricevimento, ma si tratta di connessioni
nuove, di passaggi intuiti: non vi è la
garanzia esegetica di un autorevole precedente.
Ci troviamo, per una volta, di fronte a un nuovo
inizio, dove ancora tutto deve essere inventato
coerentemente.

La Tragedia Endogonidia nell’arco
di tre anni si è sviluppata in dieci città,
in ognuna delle quali è stato rappresentato
un Episodio il cui titolo è formato dalla
sigla delle città di riferimento e da un
numero progressivo. Il progetto, che ha impegnato
la Socìetas fino alla fine del 2004, è
dunque così suddiviso: C.#01 CESENA, A.#02
AVIGNON, B.#03 BERLIN, BR.#04 BRUXELLES/BRUSSEL,
BN.#05 BERGEN, P.#06 PARIS, R.#07 ROMA, S.#08
STRASBOURG, L.#09 LONDON, M.#10 MARSEILLE, C.#11
ancora a CESENA. La Tragedia Endogonidia comprende
anche un Diario messo per iscritto degli spostamenti
e, soprattutto, un Ciclo Filmico, costituito dalla
versione audiovisiva di ogni episodio.

TRAGEDIA ENDOGONIDIA

Direzione, scene, luci e costumi: Romeo Castellucci
Composizione drammatica, sonora e vocale: Chiara
Guidi
Musica originale ed esecuzione dal vivo: Scott
Gibbons
Traiettorie e scritture: Claudia Castellucci
Spettrografie: Cristiano Carloni, Stefano Franceschetti
Con: Francesca Proia, La Madre Anonima
Roberta Busato, Francesca Debri, Claudia Zannoni,
Le Donne Soldato della Concezione
Eva Castellucci, La Bambina
Monica Demuru, La Larva nera
Tecnici macchinisti: Salvo Di Martina, Marco
Rigamonti
Tecnici luci: Luciano Trebbi, Giacomo Gorini
Direzione di scena: Sergio Scarlatella
Direzione di Produzione: Cosetta Nicolini
Organizzazione: Gilda Biasini
Economia: Elisa Bruno, Massimiliano Coli, Michela
Medri
Produzione: Socìetas Raffaello Sanzio,
Festival d’Avignon, Hebbel Theater-Berlin,
Kunsten Festival des Arts-Bruxelles/Brussel,
Bergen International Festival,
Odéon-Théâtre de l’Europe
con il Festival d’Automne-Paris, RomaEuropa
Festival,
Le Maillon-Théâtre de Strasbourg,
Les Bernardines con il Théâtre
du Gymnase-Marseille
in collaborazione con: Emilia Romagna Teatro
Fondazione
con il supporto del programma Cultura 2000 dell’Unione
Europea CLT2002/A2/IT-2055


Scritto raccolto
da interviste a Romeo Castellucci e foto: courtesy
Socìetas Raffaello Sanzio

 

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  • Massimo Schiavoni Massimo Schiavoni

    Massimo Schiavoni è artista visivo, studioso di Performing Art, Project Manager e Fotografo di scena. Fin dagli anni Ottanta ha seguito tutte le edizioni di Inteatro Festival nel suo paese dÕorigine Polverigi. Dopo la maturità [...]

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