Creativita’ Musicale = Innovazione Tecnologica

CREATIVITA’
MUSICALE =
INNOVAZIONE
TECNOLOGICA

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Alex Dandi

 

L’evoluzione
della musica elettronica è indubbiamente
legata a doppio filo con l’evoluzione tecnologica
degli strumenti che permettono di crearla. Sintetizzatori,
campionatori, sequencer, drum machine, vocoder
sono parte del linguaggio comune di ogni appassionato
ma ci sono stati dei momenti in cui queste macchine
hanno cominciato ad assumere significati diversi
e ad andare oltre l’utilizzo previsto. Ecco
perché se da una parte l’innovazione
tecnologica accentua la creatività del
musicista elettronico, dall’altra il musicista
elettronico sviluppa nuove possibilità
creative della “macchina” non contemplate
dal suo progettista. Contrariamente alla credenza
popolare gli strumenti elettronici sono estremamente
flessibili, capaci di svelare nuovi lati del proprio
“essere” in seguito all’interazione
con il suo utilizzatore. Può capitare che
la difficoltà di utilizzo di una macchina
porti il musicista ad usarla in modo scorretto
o addirittura casuale generando qualcosa di imprevisto
ma affascinante, oppure che un malfunzionamento
generi un suono nuovo o la premessa per lo sviluppo
di nuovi generi (come nel caso dell’industrial,
la glitch o il “click’n'cuts”).

I primi generatori di suoni elettronici vennero
costruiti tra la fine dell’800 e i primi
del ’900 con intenti di ricerca scientifica
nel campo della fisica (“telegrafo musicale”,
“intonarumori” “telharmonium,
“choralcello”, “theremin”)
e solo qualche anno più tardi si iniziò
a teorizzarne un utilizzo musicale (uno dei primi
fu l’italiano Ferruccio Busoni). Fino agli
anni ’60 i sintetizzatori vennero utilizzati
quasi esclusivamente nell’ambito della musica
classica d’avanguardia (P. Henry, K. Stockhausen)
e successivamente in colonne sonore (W. Carlos).
L’utilizzo nella musica popolare, se si
eccettuano felici eccezioni (il theremin dei Beach
Boys in “Good Vibrations” e il mellotron
dei Beatles in “Strawberry Fields Forever”)
arrivò solo nei tardi anni ’70, quando
i prezzi dei sintetizzatori divennero decisamente
più accessibili e le loro dimensioni più
contenute, per mano di musicisti di rock sperimentale
come Emerson, Lake e Palmer, Pink Floyd e Can.


Discorso a parte sono i Kraftwerk che fecero da
vero e proprio ponte tra musica elettronica d’avanguardia
e musica pop. Ma per parlare di musica elettronica
da ballo bisogna passare per Giorgio Moroder.
La linea di basso di “I Feel Love”
di Donna Summer è ancora oggi la più
imitata. Eppure è nata casualmente, come
incidente di percorso, utilizzando un ingombrante
Moog modular. L’utilizzo accidentale di
un emulatore di basso Roland TB-303 alla fine
degli anni ’80 da parte di alcuni dj di
Chicago portò casualmente all’invenzione
della ‘acid house, producendo un suono che
non era assolutamente prevedibile sebbene insito
nella macchina stessa. Nello stesso periodo le
drum machine Roland Tr- 606, 808 e 909 furono
le maggiori responsabili della nascita dell’house
music e della techno. La timbrica di cassa, rullante
e hi-hat dei generi musicali più ballati
degli ultimi vent’anni è tutta in
quelle straordinare scatole del ritmo. Discorso
identico per l’hip hop e la sua stretta
correlazione con i campionatori della serie MPC
sviluppati da Roger Linn a partire dall’86.
La struttura a pad e il campionamento a strati
è il marchio di fabbrica di vent’anni
di musica hip hop. Stesso discorso per i campionatori
Akai della serie S che dall’88 fino a tempi
recenti sono stati il cuore delle produzioni dance
basate sul campionamento.

Il vocoder inventato nel ’40 dall’americano
Homer Dudley è
ancora oggi la sintesi vocale più utilizzata
nella musica elettronica: tanto per citare i più
famosi, cosa sarebbero i Daft Punk senza un vocoder?
I primi sintetizzatori di inizio del ’900
erano pesanti ed ingombranti, alcuni occupavano
addirittura intere stanze e pesavano diverse tonnellate
mentre oggi con un laptop portatile e alcuni plug
in VST si può tranquillamente comporre
e produrre musica senza bisogno di nient’altro.

Per
fare questo risulta indispensabile il protocollo
MIDI, sviluppato dalla Sequential Circuit, guidata
da Dave Smith tra la fine degli anni ’70
e gli ’80. Senza MIDI gli strumenti elettronici
non avrebbero mai avuto un “dialogo sincronizzato”.
Senza Musical Instrument Digital Interface oggi
probabilmente non esisterebbe l’idea di
home recording e la musica elettronica tutta sarebbe
assolutamente diversa. L’ultima frontiera
nel campo della computer music sembra essere rappresentata
dai software a basso costo di ultima generazione,
studiati per utenti di tutte le fasce, dal principiante
al professionista come Reason, Fruity Loops e
soprattutto Ableton Live, sviluppato dalla fine
degli anni ’90 dai musicisti Robert Henke
and Gerhard Behles noti al pubblico come Monolake.
L’evoluzione dell’ homo elettronicus
non si è ancora arrestata…

 

www.obsolete.com/120_years/machines/vocoder/index.html

 

 

 

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