Era il 1997 quando Alexei Shulgin lanciava Desktop Is, progetto web dedicato interamente al desktop del computer. La schermata principale del pc, che dall’avvento delle prime GUI (Graphical User Interface) si è uniformata sulla metafora della scrivania, con documenti, cartelle, schedari e cestini, era vista dall’artista russo come una specie di specchio della personalità. Un po’ come l’arredamento della nostra casa, i vestiti che portiamo o i titoli dei libri schierati nella nostra biblioteca. Oltre a raccontare qualcosa di noi, il desktop veniva caricato di una grande importanza per la sua capacità di incarnare un “nuovo paesaggio”, un environment visuale onnipresente per milioni di persone. Così il sito, ancora visibile, raccoglieva delle istantanee scattate ai desktop di decine di persone; una galleria tutta da spulciare: allora con spirito vouyerista e oggi con la curiosità dell’archeologo dei media. A quasi otto anni da quel primo progetto, scarno e concettuale, Shulgin ritorna sul tema dell’interfaccia a finestre con il software Wimp, sigla che sta per Windows Interface Manipulation Program, ma che è anche un riferimento-omaggio alle Wimp storiche (Windows, Icons, Menus and Pointing devices), messe a punto dalla Xerox negli anni Settanta e antenate delle attuali interfacce grafiche.

Affiancato dal programmatore Victor Laskin, l’artista russo ha messo a punto un software che crea animazioni audio-visuali in tempo reale a partire dalle finestre del sistema operativo Windows. Usando come input visuale tutte le applicazioni rappresentate graficamente sul nostro desktop (icone, finestre di dialogo, testi e immagini) Wimp le mescola e le remixa utilizzando i classici effetti visivi normalmente usati nel vjing: colorazioni, moltiplicazioni, sovrapposizioni, filtri. Il tutto, naturalmente, in perfetta sincronizzazione con la colonna sonora musicale.

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I due autori suggeriscono i possibili usi del programma, distribuito come freeware: “può essere un tool per il vjing, un generatore grafico o un’opera d’arte concettuale”. Di certo questo progetto, oltre ad un’evidente attitudine ludica, spinge ancora una volta alla riflessione sull’importanza della programmazione e sulla non-neutralità dei sistemi di gestione dei dati. Seguendo una scia di pensiero molto diffusa tra i computer artists, e che potrebbe essere riassunta dallo slogan “software is mind control” coniato dal collettivo britannico I/O/D, Gimp non nasconde il funzionamento del computer ma lo mette in evidenza, costringendo lo spettatore a prenderne coscienza. 


A questo si aggiunge un innegabile gusto per l’estetica dell’errore e del crash: Gimp mette in scena una serie di evoluzioni e modificazioni visive che risultano familiari per chiunque abbia assistito ad un crash del computer (e la scelta di Windows non può considerarsi casuale in questa prospettiva). Cambi di colore dello schermo, apparizione di finestre indesiderate, messaggi di errore o falle nel tessuto grafico dell’interfaccia. Gimp trasforma tutto questo in intrattenimento. E per una volta il sistema operativo è l’assoluto protagonista.


www.wimp.ru

www.easylife.org/desktop

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