Dal 1999 ad oggi abbiamo visto grandi produzioni ricche di contenuti e arricchite da tecniche progettuali e realizzative che lasciavano sempre stupiti anche noi “intenditori”. Ancora oggi è bello trovare nuove produzioni nel nostro perderci nella rete, ma perchè spesso progetti, secondo me, epocali hanno vissuto periodi anche lunghi di gloria ma che poi a distanza di 2-3 anni, eccetto rari casi, non hanno avuto un seguito, cito ad esempio Simian, Combine, come anche lo stesso Praystation.

Proviamo a capirene il perchè con uno dei protagonisti Alessandro Orlandi che con la sua Fishouse – www.fishouse.net forse ha trovato la soluzione:

Alessandro Orlandi:
Diciamo che mi sento anche io, nel mio piccolo chiamato in causa. Negli anni passati si è avuta un’esplosione della web art, intesa come arte fine a se stessa che, come tutte le cose che bruciano in fretta… non è durata molto, questo a mio avviso per la mancanza di “interesse” da parte dell’arte stessa. Ho messo tra virgolette interesse perchè può avere un duplice significato: interesse artistico e/o interesse economico. Purtroppo ambedue questi aspetti non possono viaggiare in maniera disgiunta. Infatti per poter esprimere la propria arte in maniera profonda bisogna dedicare molto tempo alle sperimentazioni personali e finalizzarle in opere; per il caso web art, nella sua più pura espressione questo non è stato possibile. Mi piace pensare però, almeno questo vale nel mio caso, che le esperienze maturate nel corso degli anni di sperimentazione mi servano per fornire un servizio ai miei clienti. Fishouse sviuppa progetti dove la componente artistico/creativa ha una importanza basilare. Ha un approccio completamente diverso dalla comune web agency, questo perchè non mi sono mai sentito e non mi sentirò mai un web designer.

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Gianluca Del Gobbo: Come descrivi Fishouse?

Orlandi: Fishouse è il primo caso di allucinazione consapevole e autoindotta che nasce per volontà di Alessandro Orlandi: lungo il tragitto di questo viaggio trascendentale nelle sue paure e speranze è riuscito a risucchiare nel vortice l’inconsapevole Matteo Giuricin. Nella realtà terrena dei fatti Fishouse è una struttura flessibile che si adatta alle esigenze di progetto coinvolgendo di volta in volta i professionisti di settore più indicati. No roles, no rules.

Del Gobbo:
Quando per noi un progetto è “ok”?

Orlandi: Un progetto per Fishouse “funziona” quando tutti gli elementi che lo compongono vengono elaborati in maniera coinvolgente e fortemente creativa cercando di sviluppare, insieme al cliente, un concept che possa rappresentare al meglio l’azienda. Non esiste un progetto tipo per Fishouse…ma esiste un cliente tipo… il cliente esigente, che si fida e vuole avere il massimo.

Del Gobbo: La generale cresita culturale dell’utente medio permette ad alcune aziende lungimiranti di affidare la propria presenza in rete ad un’artista?

Orlandi: Non sta a me giudicare se sono un’artista, io mi ritengo un direttore creativo che lavora in ambito new media (almeno per il momento). Non esistono classificazioni a mio avviso, il mondo della comunicazione è contaminato e Fishouse è radioattiva!

Del Gobbo: Facci qualche esempio di produzioni che rappresentano per te delle produzioni artistiche pure sebbene legate a brand commerciali.

Orlandi: Boula Burton – www.boulaburton.com. Boula è il cane mascotte di Zanon & Partners. Abbiamo colto l’occasione di pubblicare 25 anni di loghi realizzati dall’agenzia per prendere e per prenderci in giro. Nel mondo della comunicazione dove tanti art director lavorano da cani, ecco a voi il primo cane che lavora da art director.

Zoogami – www.zoogami.net è la confusione creativa, è un website sperimentale con l’obiettivo di creare aspettativa, attenzione e interesse, in maniera caotica, sul nuovo brand che nascerà. E’ un progetto creativo completamente aperto a qualunque tipo di evoluzione.

Zanon & partners – www.zan-on.com è una società cui Fishouse fa riferimento per le produzioni in ambito pubblicitario off-line e di comunicazione aziendale. Abbiamo realizzato un portfolio con un impact originale che allo stesso tempo rispecchiasse la “storicità” dell’azienda e la forte vena creativa che l’ha sempre contraddistinta.

Del Gobbo: Cosa fanno le istituzioni?

Orlandi: Non credo nelle istituzioni e non credo, ne desidero che facciano nulla per me.

Del Gobbo: Quale futuro per la web_art?

Orlandi: Io il futuro della web art l’ho già trovato. La differenza è come quella tra un designer ed un artista puro. Purtroppo esiste il concetto, che per altro sta cambiando, che il designer, producendo in serie la propria opera, non è da considerarsi artista. Il designer è a mio avviso un artista completo che sa mediare la propria arte con concetti di produzione in serie e usabilità. Quindi io metto a disposizione la mia visione di un brand ad un committente, e solitamente, quello che ne risulta è un approccio che talvolta può coincidere con la web art, ma che nella maggior aprte dei casi è comunque di intrattenimento. Vi lascio con una domanda: “Quale è la differenza tra Boula Burton e Zoogami e quella che viene considerata webart oggi?”.

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