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TROIKA RANCH
E IL TEATRO DEL FUTURO
Txt: Claudio Gervasoni
Il
media digitale è morto. Almeno nella sua forma
classica. È da questa asserzione che nasce la
ricerca di Troika Ranch www.troikaranch.org
compagnia di danza newyorchese che dal 1994 indaga il
fluido confine tra l’umano e l’elettronico. Il progetto
è nato dalla visione di Mark
Coniglio e di Dawn Stoppiello.ed è il
risultato dell’inseminazione tra il dna di un media
artist e quello di un coreografo formato sui classici.
L’interesse è quello di interrogare il lavoro
dell’attore in quest’epoca in cui la relazione corpo
corpo perde progressivamente d’importanza: Che
fine fanno l’emotività e la fisicità del
lavoro attoriale nel momento in cui intervengono tecnologie
di riproduzione seriale del senso come quelle digitali?
A questa domanda Troika Ranch cerca di rispondere creando
spettacoli in cui il gesto e la voce degli attori sul
palco sono rielaborati da media interattivi: performance
ibride che mischiano danza, teatro, musica e new media.
Molteplici sono le possibilità di interazione
e ricombinazione: una videocamera digitale e un software
registrano e riprocessano lo spettacolo e lo ripropongono
on demand solo nel momento in cui gli spettatori diventano
presenti nell’area dello spettacolo; ogni gesto e ogni
emissione sonora sono processati e riprodotti attraverso
la videocamera e il software nello stesso momento della
performance, che viene così ad acquisire una
secondo livello di valore; brandelli di spettacoli teatrali
sono riassemblati e riproposti come una summa che trascende
il tempo.
Nel
primo caso i media digitali sono strumento del rapporto
tra attore e spettatore; uno strumento che però
trasporta a un secondo livello di interazione, dopo
quello immediato, quel rapporto. Nel secondo caso si
ha invece l’esperienza di un meta-spettacolo in cui
la coreografia nasce nel momento stesso della performance,
guidata dalla sensibilità dell’attore verso il
software che la produce. Infine il teatro diventa luogo
della memoria non solo nel momento del suo manifestarsi
sul palco, ma anche in ogni momento voluto dallo spettatore:
la digitalizzazione e la ricostruzione di un’esperienza
permettono di trascendere il momento in cui quell’esperienza
teatrale si compie
