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SEGNALAZIONI
INTERATTIVE -
PRIMA PARTE
Txt: Luca Simeone
NOT-SO-WHITE WALLS
L’interaction
Design Institute di Ivrea continua a progettare interessanti
prototipi, sfruttando in maniera creativa le nuove tecnologie.
Dario Buzzini ha presentato un progetto per una carta
da parati interattiva, una pellicola elettronica che
può ricoprire le pareti delle nostre stanze,
visualizzando testi ed immagini tramite un display a
due colori. Tra le altre cose, Not-so-white Walls può
mostrare SMS, email ed immagini scattate da telefoni
cellulari.
www.pollinatingconsciousness.com
EMERGENT SEMANTICS
Una
frontiera di ricerca molto interessante riguarda le
procedure di classificazione delle informazioni presenti
sul web.
Fino ad oggi, gran parte dell’attenzione mediatica è
stata riservata al progetto sul Web Semantico condotto
dal W3C (World Wide Web Consortium – www.w3.org). Con
un po’ di semplificazione, si potrebbe dire che il W3C
propone di assegnare ad ogni contenuto presente sul
web dei codici semantici che consentano di classificare
il contenuto. In altri termini, prima di pubblicare
un qualsiasi contenuto sul web, l’autore deve anche
compilare dei campi aggiuntivi che aiuteranno i motori
di ricerca a catalogare i file pubblicati.
In una prospettiva radicalmente diversa, i laboratori
Sony hanno da poco presentato i primi risultati di un
progetto di ricerca sulla Emergent Semantics. Nella
Emergent Semantics le informazioni e i documenti pubblicati
sul web vengono classificati automaticamente da agenti
software che analizzano i tipi di files cercati, creati
e scambiati dagli utenti durante le loro sessioni di
file sharing e navigazione. Ad esempio, analizzando
i singoli mp3 scambiati e cercati da gruppi di utenti,
gli agents Sony sarebbero in grado di suddividere tutti
gli mp3 in generi armonici e di assegnare codici di
appartenenza a ciascun mp3. Dato che il layer semantico
di catalogazione letteralmente emerge dall’interazione
degli utenti, il processo è automatico e meno
dispendioso di quello proposto dal W3C. Attendiamo curiosi
le prime applicazioni di questa tecnologia per valutarne
l’effettiva efficacia.
www.eetimes.com/article/showArticle.jhtml?articleId=51201131
URLARE AL PROPRIO FRULLATORE

Kelly Dobson, una ricercatrice del MIT Media Lab di
Boston, ha recentemente presentato al Future Film Festival
di Bologna un prototipo di frullatore comandato dalle
urla dell’utente. Il frullatore della Dobson è
dotato di un sensore audio, che interpreta le frequenze
della voce umana e si attiva quando l’utente produce
un suono simile a quello di un frullatore in azione.
In altri termini, per accendere il proprio frullatore
la Dobson semplicemente urla (e non ha bisogno di pigiare
pulsanti di accensione). Inoltre, modulando l’intensità
del proprio urlo, la Dobson può anche controllare
la potenza e la velocità del frullatore. L’interesse
di queste ricerche è legato alla sperimentazione
di nuovi paradigmi multisensoriali di interazione ed
empatia con le macchine.
