Formula si dispiega come la rappresentazione matematica della vita, algoritmo poetico, ultraminimale, atroce e umanissimo inteso a costruire un ordine che la mnatura stessa non ha bisogno di oggettivare. Nessuna immagine accompagna le otto composizioni audio, ritengo però che si tratti di un voluto costante monocromo nero piuttosto che di vera assenza di immagine.

Micomacrocosmo binario, il video di assoluta coerenza formale, rende con maniacale precisione geometrica l’intreccio di frequenza e punteggiature elettroniche. Utilizzando gli schemi linarei e numerici delle immagini e donando dopo ripetute visioni una personalissima ridefinizione dello spazio, imponendoci un’alterazione estrema dei tempi di percezione. Acclamato dalla critica e vincitore di importanti riconoscimenti (tra gli altri il prestigioso Ars Electronica Golden Nica nel 2001), Ikeda non è però immune, amio avviso, da una riflessione che mai come oggi si impone dopo che la diffusione del mezzo digitale ha portato all’esplosione di paradigmi formali ormai indagati e acquisiti.

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Nato nel 1966 a Tokio e attivo dall’inizio degli anni ’90, Ikeda polverizza il suono digitale fino a renderlo particella atomica contenente però tutti tutti gli elementi della struttura maggiore da cui deriva, particella che lotta per occupare, sotto la direzione di Ikeda, lo spazio per manifestarsi, esistere uan frazione di secondo, per tornare al grande nulla da cui era scaturita.

Questi i dischi di Ikeda (senza considerare le numerose partecipazioni tra cui Cyclo con Carsten nicolai):

1995 – 1000 Fragments

1996 – +/-

1998 – Time and Space

1998 – Mort aux vaches

1999 – 20 to 2000

1999 – 99

2000 – Matrix

2002 – OP

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