Ibrida e sfuggente a qualsiasi tipi di categorizzazione è la figura artistica di Phill Nibblock, videoartista, filmaker, cineasta, musicista, nato negli Stati Uniti nel 1993. Una vita e una carriera spesa sul sottile confine di sperimentazione e integrazione tra arti e discipline, tra tecniche tradizionali e nuove tecnologie, tra linguaggi lineari e contaminazioni espressive.

Fondatore a New York a metà degli anni ’60 del progetto disografico Experimental Intermedia, che in epoca non sospetta e con grande preveggenza iniziava ad analizzare le possibili interazioni tra i diversi media e le prime potenzialità computazionali, Phill Niblock è anche colui che negli stessi anni ha fondato un’etichetta, la Xi Records, che ancora oggi è considerata label di riferimento per gli amanti dell’elettronica sperimentale di tutto il mondo. Cosa è quindi Phill Niblock, cosa rappresenta nel mondo della ricerca artistica di questo secolo?La risposta è immediata: l’artista americano rappresenta da anni il prototipo del Michelangelo digitale, uomo cioè capace di muoversi con uguale efficacia tra le discipline esprimendosi tramite la loro integrazione.

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Secondo un approccio estetico visuale Nibblock, che iniziò il suo percorso artistico proprio nell’ambito della video arte e della fotografia, porta ancora oggi le tracce di quelle influenze minimaliste sperimentate in giovane età, ma poi sviluppate secondo un linguaggio totalmente autonomo e completamente calato nel mondo circostante, senza troppe concessioni ad astrattatismi manieristici o indagini emotive troppo profonde.

Nibblock vuole comunicare in modo chiaro, racconta per immagini ciò che vede nel corso dei suoi viaggi attorno al mondo e li riporta poi all’interno delle sue live performance come accompagnamento (o viceversa) alla musica da lui stesso composta. Il suo lavoro si concentra essenzialmente sulle suggestioni date dal lavoro manuale caratteristico delle regioni con cui viene in contatto, e da esse ne trae spunto poetico e narrativo. Il suo è un approccio filmico, documentaristico e antropologico quasi, ma sempre emotivamente coinvolto e sfacciatamente curioso: dalle immagini raccolte dai suoi viaggi in India, nelle zone della Transilvania o del Mar Nero, in Cina o in qualche altro angolo del pianeta, Nibblock ci regala suggestioni di come vivono, come lavorano e come si confrontano con la materia i popoli della terra.

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Questo suo contatto continuo e costante, richiamato e rivendicato, con la manualità del lavoro quotidiano, stride con la velocità e la vacuità del mondo di oggi e ci invita inevitabilmente a riflettere, con l’aiuto della sua musica, che si muove coraggiosa tra i minimalismi più astratti consentiti dalla sperimentazione elettroacustica, su quali siano i valori importanti delle nostre vite terrene. Visto la sua performance live nel corso dell’ultimo festival Netmage 05 incentrata sul lavoro China and Sunset, qualche risposta nel pubblico in sala la deve aver pur suscitata.

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