Strano personaggio Patrick Wolf, inquieto ventunenne inglese che a vederlo sembra uscito dalle pagine di Wallpaper così come da un fashion party di McQueen, dove lo avevate beccato fra le braccia di un gallerista armeno dotato di spazio espositivo a Berlino.

Invece, a dispetto delle apparenze, il giovane lupo ha qualcosa di assolutamente speciale da dire, soprattutto quando produce musica. Dopo l’interessante debutto con “Lycanthropy”, Patrick Wolf arriva ora con il suo secondo lavoro (in uscita il 23 febbraio), che rappresenta una grande sorpresa. Pare che lo abbia ideato durante un bizzarro soggiorno all’interno di una baracca su una spiaggia in Cornovaglia preda di venti e mareggiate, da cui il titolo “Wind In The Wires”.

In effetti l’ascolto del disco risulta molto “naturalistico”, dato che la musica che fuoriesce rimanda a tradizioni celtiche nebbiose e dolenti, inframezzate da archi di sapore quasi cameristico. Il bello sta in altre due cose ad ogni modo, ossia nella voce lirica, strepitosa e straziante di Patrick Wolf che ha preso lezioni addirittura da Cathy Berberian, e nel miscuglio di rock, elettronica, pop e avnaguardia che permea tutto il disco.

Lo stesso Wolf sostiene di amare in egual modo Stockhausen, John Cage e i Cure e di non volersi allineare a nulla che non sia ciò che gli passa per la testa. Le cose che gli passano per la testa sono davvero ottime insomma. Un disco da avere; un disco come non se ne sentono molti di questi tempi.


www.patrickwolf.com

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