Il Netmage, grande revival del Live Media italiano (italiano solo geograficamente, si intende) ha chiuso i battenti, abbassando il sipario su quella che è stata forse l’edizione più matura, consapevole, interessante, accessibile e artisticamente sorprendente della sua quinquennale storia.

Sì perché coloro che abitano la casa della contaminazione audio-video, spesso indecisi se accettare senza riserve il coinvolgimento emotivo di molti progetti proposti a livello internazionale, non erano usciti completamente convinti dalle ultime due edizioni del Festival Netmage. A causa forse di un rigore estetico e formale eccessivo prodotto dai lavori scelti dalla commissione artistica di Xing, o a causa anche di un territorio di rappresentazione che dopo un frenetico percorso di sviluppo e ricerca ha conosciuto ultimamente una fase di rilassamento e auto-esaltazione (per lo meno da parte di molti artisti di livello internazionale), Netmage, pur rimanendo un meeting di qualità assolutamente elevata, non era stato in grado di coinvolgere emotivamente i suoi attenti spettatori. L’edizione di quest’anno ha felicemente segnato un cambio di rotta, un’inversione di tendenza che fa ben sperare anche per gli anni a venire e che è simbolo di una rinnovata vitalità nel campo dell’audiovisivo elettronico, se è vero come è vero che anche nel nostro territorio nascono nuove rassegne e nuove proposte artistiche di livello sempre più alto e uniformato ai tanto agognati standard europei.

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E questo è sicuramente uno dei dati più importanti da cui partire per l’analisi del Festival Netmage 05. Assecondando il pensiero (riferitomi fumando insieme una sigaretta) di un artista italiano presente nel pubblico secondo cui il Netmage è come il Milan in cui bisogna adeguarsi all’idea di fare turn-over, la quinta edizione della rassegna bolognese ha il grande demerito di non aver portato sul palcoscenico del Teatro Manzoni (location cinematografica molto interessante per un festival di live media) un numero maggiore di artisti del Bel Paese. In altri termini onore e merito al progetto Pirandèlo (MouLips + Claudio Sinatti + Marita Cosma) e alla “strana” coppia Pierpaolo Leo e Claudio Sinatti, ma se il movimento italiano non si appoggia alle già fragili gambe delle realtà esistenti di respiro internazionale, la situazione complessiva in Italia non è destinata a miglirare nei prossimi anni. Accettando quindi il rigore estetico e professionale imposto dal festival e riconoscendo l’importanza di un palcoscenico internazionale di questo tipo, mi vengono francamente in mente alcuni nomi di artisti che Netmage, ci auguriamo, possa valorizzare nel sue future edizioni.

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La tre giorni bolognese ha inoltre segnato alcune novità a nostro avviso importanti: a fianco cioè della consueta ricerca nei territori della sperimentazione e integrazione tra componenti elettroniche audio e video, si sono potuti apprezzare alcuni progetti incentrati maggiormente su forme di racconto cinematografico e fotografico nonché lavori in grado di indagare la profonda e inesplorata contaminazione tra le percezioni visive e acustiche e quelle maggiormente fisiche.

Partendo quindi da quest’ultimo terreno di analisi di grande impatto si è rivelata l’installazione permanente alla Galleria Accursio, quella Camera Lucida progettata e realizzata dai due artisti russi Dmitry Gelfand ed Evelina Domnitch.

Basata sugli studi e sulle ricerche relative al fenomeno fisico (ancora non completamente esplorato dalla comunità scientifica internazionale) della sonoluminescenza, Camera Lucida è un’installazione fruibile solo in ambiente completamente buio allo scopo di abituare il muscolo ottico e la retina alla percezione di questo particolare fenomeno fisico che permette la visualizzazione di un suono. E questo hanno fatto quindi i due artisti russi, americani di adozione: una scatola delle dimensioni di un acquario in cui, all’interno di un gas disciolto in acqua, vengono inviati in continuo dei suoni (udibili attraverso un sistema di amplificazione). Le onde sonore all’interno della Camera, spostano e distruggono le particelle di gas provocandone la loro visualizzazione sotto forma di minuscoli ed eterei “vermicelli” di luce. Al di là quindi della rappresentazione scientifica del fenomeno, Camera Lucida si rivela un’installazione emotivamente coinvolgente e assurge al ruolo di primo esperimento artistico a livello mondiale di integrazione tra suono, luce e materia.

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Molto più legato alla rappresentazione per vie digitali il programma all’interno del Teatro Manzoni. Da ricordare sicuramente i progetti Grain Scape dell’ensamble Greg Davis, Sebastian Roux e Mattia Casalegno, Displey Pixel di Vincent Epplay e Antoine Schmitt, il live di Anthony Pateras e Robin Fox nonché quello di Pirandèlo e di Bas Van Koolwijk, i video di Phill Nibblock, la performance di Carlo Giffoni e quella di Pierpaolo Leo insieme a Claudio Sinatti e infine il progetto di Monolake con Deadbeat. 

Sono proprio questi ultimi, musicisti elettronici di indubbia fama ed esperienza, a chiudere la programmazione al Teatro Manzoni prima della festa finale al Cassero con la dj teutonica Ellen Allien (!!!): il loro progetto presentato è un live condiviso in rete tra Bologna e Montreal mediante l’utilizzo dell’interfaccia grafica Atlantic Waves 3 che consente di visualizzare lo sviluppo sonoro del live stesso e le operazioni in cui sono coinvolti i due musicisti. Prima di loro, nell’ultima serata, il pubblico del Netmage ha potuto apprezzare il progetto RGB dell’olandese Bas Van Koolwijk in cui ogni frequenza dello spettro rgb è stata associata a dei suoni, giocando poi con l’integrazione e la sovrapposizione di essi.

La sera di giovedì ha visto la performance live di Pirandèlo, neonato progetto che vede MouLips collaborare attivamente con Claudio Sinatti e Marita Cosma. Basandosi quindi sulle musiche sempre più ispirate e mature del compositore pescarese, i video di Sinatti e i lavori sulle immagini da parte di Marita Cosma rendono fede alle potenzialità del progetto e al suo coinvolgimento emotivo. Ma la stessa serata ha visto anche l’esibizione del Maestro Phill Nibblock e del suo “documentario” audio-video basato sulle immagini tratte dai suoi viaggi in territorio cinese, e ha presentato al pubblico del Netmage il lavoro di Anthony Pateras e Robin Fox, forse l’esempio più fulgido e coinvolgente del festival di profonda integrazione tra audio e video.

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Altrettanto interessanti infine i workshop organizzati (anche se un traduttore madre-lingua non ci stava male), a partire da quello della label Staalplaat per arrivare a quelli della Antiopic e della Vrec, neonata label di 0produzione DVD del collettivo toscano degli Ogi:no Knauss. Assenti giustificati i tedeschi della label Scape, presenza inclassificabile Ellen Allien al Cassero: un dj in un festival audio-video con un vjing appena accennato stona un po’, soprattutto pensando ad altri performer in grado di scuotere il dancefloor unendo le componenti visive con quelle sonore, ma la festa finale aveva bisogno della sua badessa e la reginetta di Berlino non si è fatta pregare. Appuntamento all’edizione 2006.


www.monolake.de

www.techno.ca/deadbeat/

www.pirandelo.org

www.claudiosinatti.com

www.staalplaat.com

www.antiopic.com

www.oginoknauss.org

www.synrecords.com/label/html

www.autumnrecords.net

www.philniblock.com

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