(K-RAA-K)3 nasce nel 1997 a Gent, Belgio, dalle ceneri della tape-label Toothpick.

(K-RAA-K)3 consta non solo di un’etichetta discografica, ma anche di un attività parallela di booking, avente il proprio culmine nel (K-RAA-K)3 Festival, organizzato annualmente. Sperimentazione elettronica nella sua più ampia accezione, improvvisazione, concept album, folk, ed eclettismo fanno da traino alla produzione dell’etichetta; un catalago molto ampio, caratterizzato da un ottimo equilibrio qualitativo, che vede affiancati nomi giovani e promettenti (soprattutto per quanto riguarda le produzioni più recenti), accanto ad altri più popolari, del calibro di Pimmon, Lali Puna, Janek Schaefer e Pan American. Presenti poi degli episodi spiazzianti, legati ad un suono più folk (Kiila), noise filtrato (Toss), drone (Dag-Are Haugan) e post-rock (De Portable) non lontano da una tendenza comune attualmente, soprattutto in territorio francese.

Ciò che vale la pena sottolineare sono però le ultime tre uscite, esemplari, per il loro aspetto fortemente visuale, per il rigore e per il loro ottimo packaging. Parliamo della compilation “This Place is Dreaming”, dell’ultimo lavoro di Tuk “Proud Princess of a Brand New City” e del film sperimentale di Kurt D’Haeseleer “S*CKMYP”, edito in dvd.

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“This Place Is Dreaming” nasce come sviluppo di “This Place is Dreaming – Rethinking and Transfiguring the Sites and Sounds of Brussels”, esposizione a cura di Ive Stevenheydens all’interno di Argos Festival, il quale ha luogo una volta l’anno nella città di Bruxelles col preciso intento di mostrare realtà audio-visive contemporanee. La compilation contiene 18 brani, interpretazioni dello spazio sonoro di Bruxelles da parte di numerosi sound-artists. Curioso ed ironico, come di consueto, l’utilizzo delle fonti sonore in “Lets” di Heimir Björgùlfsson, ex membro del trio nordico Stlluppsteypa, a loro volta presenti (ora come duo) con un brano: “The Important Little Man (radio mix)”, che vede la partecipazione di BJ Nilsen alla chitarra, irriconoscibile nella trama sonora caratterizzata da bizzarre incursioni circolari.

Parecchio interessante l’analisi di Justin Bennet che contrappone bruscamente registrazioni effettuate in edifici vuoti ad altre in edifici pieni, creando equilibrio instabile, in certi passaggi relazionabile al lavoro di Francisco Lopez e alla sua continua ricerca fra udibile-inudibile. Carico e melanconico aMute, ammalia in un loop di chitarra e registrazioni meccaniche di alcuni ascensori in funzione nella città di Bruxelles, mentre Yuko Nexus6 combina campane di un tempio giapponese con campane di una chiesa italiana in “Translation of Sightseeing / Traduction du Tourisme”. “This Place is Dreaming” si presenta in un jewel-case rettangolare da dvd, come quelli impiegati dalla connazionale Audiosphere, con un prestigioso booklet fotografico caratterizzato da uno sguardo geometrico di alcune vie e piazze di Bruxelles, scatti che rivelano una particolare attenzione al dettaglio e all’istante.

L’immagine in copertina di Tuk “Proud Princess of a Brand New City” è di Frederik Van Allemeersch e va ad instaurare un meccanismo finzionale (se di rappresentazione si tratta…) tipico di certa ricerca contemporanea; musicalmente è spiccatamente glitch. L’apparato melodico è dissacrato, ciò nonostante sono identificabili in più riprese digressioni a là Oval. “German Holidays” si apre con alcune note di chitarra, verrebbe da citare Fennesz, ma si è sfacciatamente da un’altra parte: un drumming rockeggiante sale con impeto aiutato da un crescendo corale per poi sfociare in sporcizia noise. “Moeten We De Grimaldi’s Niet Redden?” parte con un bizzaro paesaggio sonoro, in cui è udibile un nitrito di un cavallo (!), il resto della traccia vede l’alternarsi della chitarra con una cassa acida asincrona e l’onnipresente disturbo, fedele in quasi tutte le tracce. Un ascolto straniante, che pone l’ascoltatore all’interno di una continua stratificazione, dove il gusto ironico è compresso, ma potenzialmente sempre presente.

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A curare l’aspetto visivo nelle performance live di Tuk è Kurt D’Haeseleer, autore del dvd “S*CKMYP” (ad oggi ultima uscita della label), video-artista belga, attualmente collaboratore del Belgian Filmfabriek. Il film ha una durata cospiqua, siamo attorno agli 80 minuti; il territorio in cui ci troviamo è fortemente sotteso alla sfera della memoria e alla dimensione del sogno, ottimi i passaggi temporali e lo sguardo inedito proposto in alcune sequenze, forse troppo insistente la post-produzione che inonda l’immagine liquefacendola, ma che ha volte ne aumenta l’aspetto immersivo. Il corpo è presente, il volto è trasfigurato ed intrappolato in maniera quasi Baconiana. La soundtrack è opera di Köhn (autore di altri 3 lavori per (K-RAA-K)3) e si interseca a una voce fuori campo che direziona verso significati aggiunti e positivamente didascalici. Un’esperienza ricca.


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