Se anche voi siete riluttanti e comunque lenti nel prendere le decisioni come me, sin dall’inizio, il programma di conferenze dell’ISEA 08 a Singapore sarà stata un esperienza tremenda: sei sessioni di conferenze in parallelo, oltre ovviamente alle performance, eventi, mostre, incontri e quant’altro…

Senza dimenticare ch la panoramica generale sul programma delle conferenze (sia online che stampato), spingeva ognuno a scegliersi il proprio programma solo sulla base del tema di un certo blocco, dal nome dello speaker, dalla presa (o non presa) del titolo di una lecture, a meno di non essere un genio informato su tutte le discipline o di non spulciare i vari abstracts inclusi nelle oltre 600 pagine del catalogo per scoprire qualcosa in più su queste presentazioni.

Ho trovato praticamente impossibile evidenziare le cose più importanti di ISEA 2008 per questo report che Marco Mancuso mi ha chiesto, dato che partecipavo a Isea 2008 per presentare l’attività del Virtueel Platform di Amsterdam in cui lavoro come project manager , poiché sono più quelle a cui non ho assistito (o che ho perso) che quelle a cui ho partecipato, data la molteplicità del programma.

Comunque, siccome il formato delle conferenze di ISEA è quello che ha influenzato l’esperienza di ciascuno, cerco di focalizzarmi su di esso. Il luogo delle conferenze (la Singapore University) si è trasformata in una sorta di alveare per cinque giorni, in cui tutti sciamavano in giro impegnati alla ricerca del giusto nido. Da un lato, la gestione ristretta del tempo ha invitato a muoversi tra differenti blocchi tematici e sessioni diverse, ma sfortunatamente la moderazione raramente riusciva a prevalere sulla volontà di schizzare da una lecture all’altra, rendendo di fatto impossibile esplorare bene un tema o innescare delle relazioni in profondità tra le lectures all’interno di un certo blocco. Anche le discussioni sono state perciò niente di più che una critica del paper a portata di mano.

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Come Brogan Bunt nella sua critica Making Sense di ISEA08 (vedere il link qui sotto) ha citato Andreas Broeckman, ogni visitatore di ISEA08 avrà sicuramente avuto un’esperienza soggettiva dell’evento. Sono d’accordo con Brogan che questo non significa necessariamente aver avuto una brutta esperienza. Il mondo di ISEA è stato sicuramente molto ospitale, con un aria di partecipazione e collaborazione: in pratica, ognuno che incontravi a ISEA era in qualche modo parte di esso (anche se questo mi ha fatto domandare se qualcuno dei papers inviati o delle presentazioni di artisti fossero stati mai rifiutati). Questo significa semplicemente che ti sentivi sicuramente parte di un’esperienza collettiva (a parte le keynote lectures, che mi sono persa) ma con la sensazione di stare continuamente mancando qualcosa che stava accadendo da un’altra parte. L’esperienza maggiormente collettiva di tutto ISEA è stata la serata di performances, somigliante a volte a una maratona di eventi in simultanea.

Che peccato che non sia stato possibile trovare qualcuno che abbia veramente partecipato a ISEA, per esempio. In questi giorni di ubiquità e di networks sociali, ISEA 08 ha organizzato solo un’interfaccia sociale a mezza via attraverso la conferenza. A discapito di ciò e parallelamente all’isolamento di ISEA all’interno di Singapore (ho incontrato raramente uno speaker o un partecipante proveniente da Singapore), esso è stato sicuramente un evento sociale speciale. Anche se l’applicazione di qualche tools di Web 2.0 avrebbe reso il tutto sicuramente un po’ più user-friendly, sia per scopi di networking, che per approfondimenti sul programma delle conferenze o per documentazione. O anche un semplice live streaming per coloro che non potevano (o non riuscivano) a participare alle conferenze.

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Se infine tutto questo è suonato fin’ora leggermente negativo, vi assicuro che la mia esperienza generale non lo è stata per niente. Dopo tutto mi sono goduta questo ISEA molto di più di quello scorso. Grazie alla sua natura parassitica e nomade, la continuità di questa conferenza è sicuramente una grande sfida, a causa del fatto che l’evento in parte re-inventa se stesso ogni volta che arriva in una nuova città con un ecologia socio-culturale differente. Non vedo quindi l’ora che arrivino i prossimi Dublino 09 e Ruhr 10. 


Per analisi critiche più sostanziose, please visit:

www.i4u.com/article19245.html

www.we-make-money-not-art.com/archives/2008/07/isea-in-singapore-the-juried.php

www.themobilecity.nl/2008/08/11/isea-2008-visualizing-the-real-time-city/

www.furtherfield.org/displayreview.php?review_id=310

www.isea2008singapore.org/

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