Chiunque abbia a che fare con le arti elettroniche non può non conoscere il Peter pan della digital culture: il giapponese Toshio Iwai. Ormai un’icona della prima generazione di artisti digitali, all’altezza di una novella di Tim Burton, il giapponese, dall’aria sempre teneramente stralunata riesce ancora a sorprendere con le sue invenzioni raffinate e geniali.

Ultimamente, al Sonarama, ha lasciato tutti a bocca aperta, grazie a uno dei suoi congegni, come al solito “semplicemente” extra-ordinari. Lo strumento si chiama Teneri-On ed è stato il protagonista di una delle performance più belle dell’ultima edizione del Sonar di Barcellona. Teneri-On, (che in giapponese significa “qualcosa tra le mani“), è uno strumento musicale interattivo, in grado di creare suoni ed effetti sonori. Composto da una tavoletta/interfaccia con 16×16 bottoni, è facilissimo e piacevolissimo da usare. Basta pigiare i bottoni direttamente sul display, per generare musiche e luci e comporre straordinarie e vibranti melodie visuali. Una vera pacchia sinestetica.

Impossibile descrivere a parole la bellezza della performance spagnola; possiamo aspettare, però, di avere Teneri-On direttamente nelle nostre mani. Sembra infatti che la Yamaha, l’azienda che ha finanziato il prototipo, non indugi a mettere il magico strumento sul mercato.

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Ma conosciamolo più da vicino. Chi è Sir Toshio Iwai, radical dandy della multimedia arte giapponese? Cominciamo con qualche notazione biografica. Iwai nasce nel non lontano 1962 ad Aichi, in Giappone. E’ quasi un bambino prodigio, sempre alle prese con invenzioni e progetti, motori, ingranaggi, lampadine. Non a caso si distingue al College ( Fine Arts dell’Università di Tsukuba ) per l’originalità delle sue prime installazioni.

Iwai è straordinariamente attratto dalle prime macchine pre-cinematica : dai libri animati alle lanterne magiche e altre illusione visuali che precorrono la tecnica cinematografica. Le sue prime installazioni uniscono la logica di questa archeologia della “motion picture” alle nuove tecnologie. Time stratum ne è uno degli esempi più belli.

Dal 1986 usa il computer per creare sistemi musicali visuali. Ne sono testimoni due lavori di grande suggestione : Music Insect (1990) e Piano As Media Image (1995).

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In Music Insect l’arista fonde musica e immagine per creare “insetti visuali” astratti, che reagiscono al pixel colorati dello schermo del computer. Lo user può attribuire a ogni insetto una gamma di colori e di suoni, per generare immagini e melodie. In Piano As Media Image , invece, l’artista trasforma un pianoforte, che è uno strumento meccanico generatore di suoni, in un media di immagini. Il fruitore, solo sedendosi davanti allo strumento, innesca la proiezione di un tappeto di immagini, generato dalla tastiera del pianoforte.

Non a caso Iwai, grande cultore del suono, vince nel 1994 il premio Interactive Art al Prix Ars Electronica di Linz , collaborando con il grande musicista giapponese Sakamoto. Ma, eterno bambino, Iwai viene conosciuto dal grande pubblico a partire dagli anni ’90, grazie ai suoi “virtual set” realizzati per la trasmissione televisiva Einstein Tv e per il programma per bambini, UgoUgo Lhuga. Saranno i bambini infatti a coronarlo del successo, tant’è che acquisterà ancora più notorietà come ideatore di videogames per la Nintendo.

Il suo Electroplankton, presentato alla fiera internazionale sui videogiochi, l’E3 di Los Angel , da David Hollands, diventa un gioco culto e non solo per appassionati di videogame, ma per artisti, musicisti e videomakers.

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Electroplankton non è un videogame convenzionale, ma piuttosto, come ama definirlo l’artista, un “toy”, un giocattolo capace di essere interattivo. Come nello stile di Iwai sono presenti nel gioco creature singolari, il senso della meraviglia infantile, nonchè magiche vibrazioni visive e sonore. Con l’Electroplankton si possono creare immagini e musica: l’effetto è quello una specie di carillon elettronico interattivo. L’interazione avviene quasi esclusivamente toccando le immagini sul display. Insomma, è un vero gioiellino: uno dei pochissimi esempi di arte interattiva distribuito in larga scala.

Per chi fosse interessato, il prezzo è di soli 30 euro ed è possibile visitare il suo sito per farsi un’idea del progetto. Anche solo per entrare per qualche minuto nel magico mondo di Iwai. Un gran bel viaggio. Ne vale la pena.

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