Victoria Vesna (1959, Washington D.C.) è artista, professoressa e capo del dipartimento di Design | Media Arts all’UCLA, Scuola di Arti e Architettura. Dagli anni ’80 si confronta con la sperimentazione, con la ricerca attorno al digitale e al virtuale e con il rapporto tra arte e scienza.

Discipline artistiche, umanistiche e tecnologie si incontrano per rispondersi e generare nuove realtà. Victoria Vesna è anche direttore del neonato Art|Sci Center all’UCLA e dell’UC Digital Arts Research Network. Ha realizzato 16 lavori personali, esposto in centinaia di collettive; ha pubblicato più di 20 ricerche e da anni partecipa come ospite a innumerevoli convegni. Una personalità tenace ed estremamente dinamica, al tempo stesso rigorosa e creativa. Nei progetti attuali e futuri, gli sviluppi della ricerca attorno al rapporto tra arte e scienza, sono i suoi cardini fondamentali, innovativi e coinvolgenti.

Victoria Vesna da sempre lavora unitamente a ricercatori, artististi, ingegneri, scienziati. La recente collaborazione con lo scienziato James Gimsewski ( Feynman Prize in Nanotecnologia nel 1997, Physics Institute Duddell Prize nel 2001, membro elettivo della Royal Academy of Engineering) ha prodotto eccezionali risultati.

.

Silvia Scaravaggi: Come è iniziata la collaborazione con James Gimsewski? Come avete deciso di approfondire l’interazione tra arte e scienza, coniugando i vostri ambiti di ricerca?

Victoria Vesna: Nel 2001 cooperavo all’organizzazione di una conferenza dal titolo “From Networks to Nanosystems” con i colleghi dell’UC Digital Arts Research Network (UC DARnet). Ogni campus aveva un leader con l’incarico di creare specifici tavoli tematici d’interesse: io ne organizzai uno su Nanotech e Cultura. Il mio interesse per questi argomenti viene dallo studio dei sistemi e delle forme in natura, nello specifico dal lavoro di Buckminster Fuller . Attraverso questa esplorazione, arrivai alla scoperta della terza molecola di carbonio, il fullerene sferico, detto anche buckyball . Lessi un affascinante articolo di Donald Ingber a riguardo di certe componenti che compaiono sia in sistemi naturali che in sistemi di “tensegrità” (qualità che consente a un sistema dinamico di sostenersi per la sinergia delle forze di tensione e compressione che sono distribuite e si bilanciano al suo interno – cit. Le Scienze, marzo 1998), nei quali la molecola di carbonio veniva a costituirsi.

Scoprii, inoltre, che il microscopio che usavano per studiare le molecole non era ottico, bensì “sentiva” la superficie e trasferiva poi i dati all’immagine. Trovai estremamente interessante tutto questo, insieme alla rivoluzionaria idea della costruzione dal “basso verso l’alto” anziché dall'”alto verso il basso”. Chiedendo all’UCLA quali persone stessero compiendo interessanti ricerche sulla nanotecnologia, fui indirizzata ad un nuovo membro della Facoltà, giunto recentemente dal Laboratorio IBM di Zurigo, James Gimzewski. Gli scrissi un’email chiedendogli di unirsi alla discussione, e lui accettò entusiasta. Tenne un eloquente discorso per uno scarsissimo pubblico presente al tavolo tematico, poiché al tempo non molti riconoscevano il modo in cui la nanotech potesse collegarsi alla cultura, o neppure sapevano cosa fosse.

Continuammo il nostro scambio di opinioni, ed io iniziai a visitare il suo laboratorio, così fece lui con il mio studio d’arte. Non molto dopo scrivemmo un manifesto ed iniziammo a lavorare su progetti creativi. Nel 2002, inaugurammo zero@wavefunction , un’installazione con proiezioni che permette all’audience di manipolare con la propria ombra le molecole di fullerene. L’anno seguente, guidammo un ampio gruppo interdisciplinare nella creazione di NANO , una mostra su larga scala che include 9 installazioni interconnesse, per il County Museum di Los Angeles (LACMA).

.

Silvia Scaravaggi: I temi delle tue opere, dall’installazione interattiva, agli ambienti digitali virtuali, alle performance polisensoriali, sono strettamente connessi all’idea di identità e di feedback. Hanno, inoltre, una estrema capacità di creare network in spazi reali e in luoghi virtuali, ambienti sensibili con cui interagire. Che tipo di risposte e sollecitazioni arrivano dal pubblico?

Victoria Vesna: Il mio intento è dare vita a una esperienza, e il lavoro nello spazio fisico è molto differente da quello online. La situazione ideale per me avviene quando queste due dimensioni si incontrano e si informano a vicenda. In altre parole, quando il pubblico online influenza lo spazio fisico e si genera uno scambio di esperienze. Non credo che una dimensione sia più reale dell’altra, sono entrambe parte della nostra realtà e ho sempre cercato di collegarle. Ovviamente l’interazione in uno ambiente fisico ha un rapporto completamente differente con il tempo e lo spazio. Molte persone dedicano pochi minuti a un’opera d’arte statica in un museo. Questo elemento è da considerare nella creazione di un lavoro, così come il fatto che, invece, il pubblico online possa concentrarsi per parecchi minuti, anche ore. In entrambi i casi, sono interessata a sviluppare diversi livelli di significato, il cui accesso sia molto differente. N0time è un pezzo che parla proprio di questo – l’installazione fisica è scultorea e ricca di collegamenti, mentre online diventa uno screensaver condiviso, che si può scaricare ed usare.

.

Silvia Scaravaggi: Il tuo lavoro è anche collegato all’attivazione di particolari stati mentali e fisici. Penso, ad esempio, alle esperienze sensoriali di Nanomandala. Quali obiettivi ti guidano nel generare questo speciale rapporto tra opera e pubblico?

Victoria Vesna: Non è insolito per un artista aver a che fare con corpo e mente: questo è il nostro terreno tradizionale. La differenza sta nei media che utilizziamo, nel tempo e nel contesto in cui ci troviamo a vivere. Sebbene mi piaccia approfondire l’argomento prima di farne oggetto di un’opera, sono interessata a creare un’esperienza che sia ispirata, estetica, che generi aspettative ed interrogativi. Elaboro una gran quantità di dati, che provo a semplificare, e allo stesso tempo stratificare, per dare la possibilità di riferirsi all’opera secondo differenti angolazioni e livelli di approfondimento. Ultimamente mi piace pensare al mio lavoro come ad una poesia in movimento. Oppure a me stessa come alla cantante di un gruppo, proprio perché la mia attività richiede tantissima collaborazione.

Silvia Scaravaggi: Fare esperienza delle tue opere è, dunque, anche un’ottima occasione di conoscenza. Che parte ha l’etica in tutto questo? Esiste un’etica nel rapporto tra arte e scienza, nell’uso dell’interattività?

Victoria Vesna: Assolutamente sì, c’è un etica in quello che faccio. E mi ci sto avvicinando con coscienza proprio in questo periodo. Ma le questioni etiche sono meno relative al lavoro in se stesso, quanto piuttosto al modo in cui il lavoro si sviluppa in collaborazione che gli scienziati. Questo perché il mondo della scienza è molto legato alle istituzioni, alle aziende farmaceutiche, all’industria sanitaria. Quello che invece chiedo a me stessa come artista è: qual è il punto in cui l’artista traccia un confine e in che modo questa presenza può influenzare l’esperienza del pubblico? Fondamentalmente cerco di guardare al mio lavoro ed esaminarne gli intenti in modo critico.

.

Silvia Scaravaggi: In che modo la tecnologia e l’interattività si rivelano stimolanti e funzionali?

Victoria Vesna: Siamo parte di una più grande intelligenza, e se investiamo le nostre menti nella tecnologia, riconosciamo che essa stessa è una grande intelligenza. Personalmente credo che la tecnologia esista per agevolarci nel lavoro e nella creazione di collegamenti, aiutandoci a processare un grande numero di dati, a creare progetti interattivi e, soprattutto, a realizzare che facciamo parte di un grande network globale. Tutto questo c’era anche prima, ma la tecnologia ci sta aiutando a ri-conoscerci attraverso il suo utilizzo.

Silvia Scaravaggi: Parlando di NANO , questa mostra sembra davvero il più grande progetto artistico mai realizzato, per rendere la nanotecnologia accessibile e comprensibile a tutti.

Victoria Vesna: La cosa divertente a riguardo fu che il Los Angeles County Museum non aveva mai visto un pubblico così eterogeneo. Durante NANO ci furono bambini che giocavano con la sabbia di un mandala, monaci in preghiera, intellettuali che discutevano di visualizzazioni scientifiche e teenagers che davano un rave . Questo è il potenziale di un artista e uno scienziato insieme, correndo il rischio e introducendo l’ignoto come forma di esperienza, una forma d’arte. Non per mezzo di una conferenza.

.

Silvia Scaravaggi: L’Italia si avvicina a questo genere di esperienze, anche attraverso l’interattività. Nel 2005 sei stata a Roma con Nanomandala (Studio Stefania Miscetti), al MACRO per la conferenza “SHOW & DISPLAY”, sul rapporto tra arte e scienza. Ultimamente hai portato WATERBOWL al MART. Che impressione ne hai avuto?

Victoria Vesna: Penso che l’Italia abbia il più importante legame tra arte e scienza a partire da Leonardo Da Vinci. Voglio dire, anche la più importante rivista di arte e scienza, fondata nel ’60 dall’astrofisico Frank Malina, si chiama Leonardo! La differenza è che noi oggi possiamo lavorare al livello di Leonardo, soltanto collaborando con persone che abbiano svariate abilità e conoscenze, scientifiche, matematiche… e soprattutto interagire con il pubblico che ci dà una risposta in tempo reale. Mentre ero al MART di Trento e Rovereto con WATERBOWL e all’ARCOS di Benevento per la mostra ” Ai confini della realtà. Arte, scienza e tecnologia”, mi ha entusiasmato il pubblico italiano, appassionato e veramente intellettuale. Non c’è molto di più che un artista possa chiedere al suo pubblico….

.

Silvia Scaravaggi: Nel 2005 avete anche creato l’Art|Sci , un centro che ha l’intento di incentivare, facilitare e promuovere la ricerca e i programmi che dimostrino il potenziale della collaborazione tra nuovi media, arte e scienza. È un grande esempio anche per l’Italia. Perché una realtà come Art|Sci è importante?

Victoria Vesna: La relazione tra arte e scienza è sempre stata importante, ma ora che usiamo le tecniche digitali, possiamo lavorare insieme con facilità, scambiare idee e creare qualcosa di trasversale, frutto di un pensiero creativo e innovativo. L’innovazione scientifica ha cambiato la nostra esistenza e gli artisti sono sempre stati fautori di cambiamenti, capaci di ritrarre la realtà in modo nuovo, concentrandosi su visioni differenti, e potenziali pericoli. È anche fondamentale che gli artisti, che hanno esperienza nel dialogo con il pubblico, comunichino con gli scienziati che spesso sono molto specializzati ma anche lontani dalla collettività. Inoltre, con le nuove scienze emergenti, la nano e la biotecnologia per esempio, anche gli scienziati hanno bisogno di nuovi modi di pensare, e per loro è diventato davvero importante il dialogo con gli artisti che da sempre esplorano la coscienza. Infine, viviamo tutti sullo stesso pianeta, che è messo in crisi dalle guerre, dall’avidità e dall’incessante crescita di popolazione. Le tematiche ambientali, la sostenibilità sono argomenti seri ed attuali, e chiunque, a qualunque titolo, ne è coinvolto. WATERBOWL ci ricorda che l’acqua sia il petrolio del futuro: dobbiamo riconoscerne l’importanza vitale, incoraggiando gli scienziati a trovare nuovi modi per affrontare anche il grande problema dell’inquinamento.

Silvia Scaravaggi: Che cosa stai preparando per il 2007?

Victoria Vesna: All’ Art|Sci continuiamo a lavorare sul sistema di comunicazione per i sopravvissuti del Katrina (un progetto dell’activist designer Henri Lucas) e personalmente sto sviluppando un evento su Nikola Tesla. Terrò anche un corso aperto all’interno del campus denominato “Art, Science and Innovation”. L’Art|Sci Center è ancora un centro modesto – due piccoli spazi identici – uno nel palazzo dell’Arte e l’altro nel palazzo del California Nanosystems Institute. Ci sarà una telecamera in flusso continuo in entrambe le sedi, così che la scienza sarà sempre presente nell’arte e viceversa. WATERBOWLS sarà in Spagna nel marzo 2007 e a Zurigo in luglio, così anche io sarò in Europa e non mancherò di visitare nuovamente l’Italia.


http://notime.arts.ucla.edu/notime3/

http://ucdarnet.org/projects/netwrk.php

http://notime.arts.ucla.edu/zerowave/

http://nano.arts.ucla.edu/

http://vv.arts.ucla.edu

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn