L’inaugurazione della prima mostra internazionale e interdisciplinare Urban Transcripts si è tenuta lo scorso 16 dicembre 2010 al Booze Cooperativa nel centro storico di Atene. Ospitata in un edificio neoclassico di tre piani, è una delle più importanti, vivaci e innovative piattaforme per lo scenario d’arte contemporanea della capitale, che favorisce diversi tipi di scambio e dialogo tra varie forme d’arte, ideologie e filosofie, creando un ambiente per la collaborazione e la creatività che comprende tutti i campi di espressione.

Quest’anno il tema di Urban Transcripts è stato “Atene, (ri)evoluzione urbana attraverso la spontaneità individuale in assenza di pianificazione” e ha incoraggiato un dialogo creativo e critico con la città di Atene stessa.

Urban Transcripts è un progetto sperimentale avviato nel 2010 da Kollektiva.net, attraverso una serie di esposizioni annuali, dibattiti ed eventi incentrati sulle città e sullo sviluppo urbano. Urban Transcripts mira a fondere un ventaglio di progetti multidisciplinari che spaziano dalla fotografia all’architettura, dal lavoro di ricerca alla performance art, ricostruendo in modo singolare la storia di una città diversa ogni anno. Mira, inoltre, a creare un dialogo aperto al pubblico invitando i cittadini a partecipare a un evento collettivo e interattivo. Il primo obiettivo di Urban Transcripts è quello di conoscere le città e il loro sviluppo (ri)scoprendone le caratteristiche d’eccezione e le visioni alternative che rendono le città diverse le une dalle altre.

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Urban Transcripts 2010 è diretto da Yiorgos Papamanousakis (direttore di progetto, pianificazione e coordinamento) e Anneta Vrontoulaki (comunicazione, relazioni pubbliche e responsabile di sede). Hanno fatto parte invece del Project Review Committee: Siddhartha Bose (poeta e artista/ membro accademico), Yiorgos Papamanousakis (architetto / membro di kollektiva.net), Athina Stylianidi (architetto /membro professionale) e Maria Tzika (autrice di film documentario/ membro della comunità).

Da piccola città di provincia che nel 1830 contava non più di 10.000 abitanti, Atene si è trasformata e ha reinventato se stessa in una delle città europee a più alta densità di popolazione con 5.000.000 di abitanti. Questo processo è stato determinato soprattutto dal moltiplicarsi di interventi non pianificati, individuali o spontanei piuttosto che da politiche di pianificazione istituzionali; spesso, la pianificazione ha seguito la struttura preesistente piuttosto che considerare ciò che sarebbe venuto dopo. Ad Atene, l’ambiente urbano contemporaneo si è sviluppato attraverso una disobbedienza nei confronti della gerarchia e della regolamentazione e l’affermarsi dell’ego sull’opinione pubblica.

Urban Transcripts 2010 ha incoraggiato i partecipanti a sviluppare liberamente questo tema: la frenetica (ri)evoluzione di Atene attraverso una moltitudine di interventi individuali e spontanei. Infatti, utilizzando la città di Atene come campo di ricerca, creatività e ispirazione, i progetti partecipano in modo originale e critico al tema e alle problematiche evocate.

I nove progetti selezionati ed esposti sono stati realizzati principalmente mediante disegni, racconti fotografici, film, installazioni interattive, design urbano, ricerca e design. Alcuni progetti hanno offerto “letture”della città registrando, investigando, rappresentando e analizzando il contesto ateniese, mentre altri si sono rifatti agli “scritti” sulla città modellando, costruendo, riformando e intervenendo su di essa.

Vi hanno partecipato: Dr. Eugenia Fratzeskou, Maria Michou e Ioannis Mitropoulos, Vaggelis Kalogerakis, ArchiIV+ (Eleni Boumpari, Theodore Dounas, Natalia Iliadi, Sofia Xanthopoulou, Apostolis Zacharakis e altri), Maria Sfaellou, Fabiano Micocci, Evdokia Koraki e Cathrine Blin, Angeliki Zervou, Alexia Karakassis e Marina Antsakli.

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Drawing the Unplanned City

Questa sezione ha offerto una breve descrizione del mio progetto intitolato Drawing the Unplanned City e presentato all’interno di Urban Transcripts 2010. In assenza di una vera e propria evoluzione, la “crescita” dell’ambiente urbano ateniese contemporaneo può essere percepita come un’espansione ad hoc, priva di qualsiasi visione costante e coerente e di sistemi e protocolli di pianificazione. I cittadini e i visitatori si imbattono in un’espansione di Atene incontrollabile e disordinata, che prende piede lungo gli assi spaziali verticali e orizzontali contemporaneamente.

L’espansione di tale “foresta “di cemento è, in un certo senso, guidata da una sorta di “horror vacui”- visto come un’avversione agli spazi naturali e aperti- poiché viene data più importanza agli spazi privati interni che all’ambiente pubblico esterno. Con la sua fitta tettonica e l’eccesso di costruzioni sovrapposte, questa “foresta”di cemento cancella i suoi strati storici, le sue “radici”. Emerge un reticolo urbano (la fondazione dell’Atene contemporanea) “spezzato” e disordinato, poiché si ha la visione panoramica di una città non pianificata. Il tradizionale concetto di orizzonte e le caratteristiche di spazialità sembrano sfumarsi attraverso edifici che ricordano una massa/labirinto interscalare in espansione che si staglia davanti ai nostri occhi.

Il progetto Drawing the Unplanned City consiste in una serie di disegni fatti a mano. Alcuni disegni si basano su varie foto panoramiche di Atene, mentre altri mostrano edifici in primo piano. Il disegno è utilizzato sia come un processo di lettura spontanea della città che come un processo di astrazione visiva creativa. Sotto la forte luce del sole, il labirinto di edifici è presentato disegnando ombre date da diversi elementi architettonici quali finestre, porte e balconi, in modo tale che emerga un’interazione tra ciò che appare vuoto e gli spazi solidi. I disegni non danno una visione idealizzata della città. Si evita anche un punto di vista generico e omogeneo che ignori il miscuglio di architetture eterogenee presenti nella città. I disegni evidenziano l’espansione del disordinato reticolo urbano di Atene nel corso degli anni.

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Le sfumature a matita e i contorni tenui formano ambigue architetture “liquide” sulla superficie semitrasparente, liscia e delicata della carta da lucido. Un interessante contrasto emerge tra le qualità di queste “architetture” e la materialità, il peso, la solidità, la resistenza, la ruvidità e l’apparente stabilità delle forme di architettura più recenti che dominano il panorama urbano. In questo modo, i disegni invitano a una riscoperta della città; della sua fragilità e futilità.

Alcuni disegni mostrano una prospettiva della città meno distanziata e astratta. La città può essere percepita come uno scenario incompiuto che cambia continuamente. Altri disegni mostrano spazi che normalmente non vengono notati o vengono ignorati perché mancano di valore estetico, sono angusti o vengono semplicemente dimenticati.

Contrasti interessanti e combinazioni insolite portano a un’esplorazione creativa di vari “sedimenti” architettonici, rivelando indirettamente ciò che diamo per scontato o che di solito non notiamo.

Ho avuto il piacere di intervistare Yiorgos Papamanousakis, direttore di progetto e responsabile dell’organizzazione e coordinamento di Urban Transcripts 2010. Yiorgos ha studiato architettura presso l’università di Liverpool, il KTH di Stoccolma e l’ENSA di Parigi-La-Villette. Prima di ottenere la qualifica di architetto in Francia, ha lavorato in diversi studi di architettura a Parigi e a Londra. Poi si è specializzato nel rapporto tra spazi urbani e architettonici e società presso il Bartlett, University College di Londra, focalizzando i suoi studi sulla città di Atene. Attualmente lavora in proprio e si occupa di design urbano e di architettura.

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Dr Eugenia Fratzeskou: Vorrei iniziare questa intervista chiedendoti di presentare kollektiva.net ai nostri lettori, parlando dell’ ambiente, della visione, dei collaboratori e delle attività che la contraddistinguono. Per quanto ne so, come rete di collaborazione internazionale è stata una piattaforma indipendente importante per l’ideazione e la realizzazione di progetti come Urban Transcripts 2010.

Yiorgos Papamanousakis: Kollektiva.net nasce dal desiderio condiviso di unire talenti e competenze diverse sotto un tetto comune, dove una rete di persone può collaborare in modo flessibile alla realizzazione di progetti interdisciplinari. È nata come associazione informale e non ben definita quando stavo per finire gli studi a Parigi, nel 2007. A quel tempo dividevo il mio tempo tra lo studio e i lavori di architettura, e l’idea di kollectiva.net è nata in parte come risposta alla pratica professionale costituita. Ho sviluppato questa idea insieme a Marcella Iannuzzi, che a quel tempo viveva una situazione studio-lavoro a Parigi simile alla mia, condividendo le stesse ansie sulla vita professionale e sulle modalità, per niente democratiche, con cui spesso lavorano le aziende.

Ciò che volevamo ottenere era un nuovo modo di lavorare insieme, lavorare in modo flessibile, un modo in cui ciascun collaboratore contribuisce in base a quanto è interessato al progetto. Un modo in cui lavorare in luoghi diversi o perfino paesi diversi è un vantaggio, e dove diverse formazioni e esperienze si fondono per raggiungere obiettivi comuni senza pretendere che nessuno si adegui a delle direttive. I nostri amici spesso ci prendono in giro dicendoci che siamo un’ “impresa socialista”, suppongo che siamo lontani dall’essere una società o un’ azienda vera e propria, ma sembra che in futuro potrebbero aver ragione!

Lungo il percorso, a Parigi si è unito a noi Carlos Alvarez, mentre ad Atene Anneta Vrontoulaki proprio nel momento critico in cui il progetto Urban Transcripts stava per essere abbandonato ancor prima di essere avviato! Tutto ciò non sarebbe mai successo senza di lei! Ora tutti e quattro viviamo e lavoriamo in città diverse, io a Londra, Marcella a Roma, Carlos a Parigi e Anneta ad Atene.

Urban Transcripts 2010 è il nostro primo grande progetto. Hanno collaborato alla sua realizzazione Siddhartha Bose, Athina Stylianidi e Maria Tzikam, mentre Artemis Livadarou ci ha aiutato nell’organizzazione degli eventi alla galleria Booze Cooperativa di Atene.

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Dr Eugenia Fratzeskou: Quest’anno il progetto Urban Transcripts si è focalizzato sulla città di Atene e, in particolare, sulla sua “(ri)evoluzione attraverso la spontaneità individuale in assenza di pianificazione”, come dice il titolo del progetto. Sarebbe interessante discutere di come avete scelto la città e il tema dell’anno e di come avete strutturato il progetto. Quali opportunità e quali sfide ha comportato l’organizzazione e la realizzazione di un progetto così ambizioso?

Yiorgos Papamanousakis: Era da un anno che discutevamo di come avremmo realizzato questo progetto, all’improvviso Atene è diventata un leitmotiv delle notizie internazionali; c’erano scontri, manifestazioni, ecc. È diventata una città molto mediatica, anche se solo apparentemente. Nello stesso periodo avevo appena completato la mia ricerca su Atene per il Master of Science ed ero affascinato dagli aspetti della città sottorappresentati e sottovalutati che giacciono sotto la sua superficie. Dovevamo iniziare con una città…In realtà avrebbe potuto essere qualsiasi città, ma poiché c’era un interesse particolare per Atene, scegliere questa città ci ha dato ancora più energia per impegnarci in questo progetto.

Il tema dello sviluppo senza pianificazione deriva da una reazione naturale avuta durante la visita alla città. Personalmente, penso che Atene sia piuttosto unica tra le città occidentali, perché si è evoluta relativamente senza pianificazione; c’è stata una costante indifferenza nei confronti della regolamentazione, specialmente durante il boom edilizio del periodo successivo agli anni Sessanta, ma questo aspetto potrebbe non essere necessariamente considerato come qualcosa di negativo.

Per esempio, nonostante il suo sviluppo “non pianificato”, Atene ha raggiunto un ampio ventaglio di possibilità nella microscala dell’ambiente urbano, la presenza attività e servizi nella maggior parte dei quartieri, l’assenza di “sobborghi dormitorio”, la coesistenza della vitalità della grande città e della vita di quartiere, tutto rapportato in modo esemplare alle città altamente “pianificate” su scala comparabile. Greci e Ateniesi spesso si lamentano della scarsa pianificazione (o non pianificazione) delle loro città, ma c’è ancora molto da imparare riguardo al fatto che un approccio bottom-up alla pianificazione potrebbe offrire più vantaggi rispetto a un approccio top-down. Dal nostro punto di vista, è questo modello unico che Urban Transcripts ha mirato a ri-valutare. Certamente questi progetti hanno comportato delle sfide.

Realizzare questo progetto, infatti, è stata una gran bella sfida. Farsi venire in mente questa idea è stato facile, ma trasformarla in un progetto non lo è stato affatto! Ci sono stati molti momenti difficili durante la realizzazione del progetto. Il problema fondamentale è stato trovare persone che credessero che ne sarebbe valsa la pena e che avessero tempo ed energia da investire. Non è stato semplice convincere gli altri a intraprendere un’esperienza completamente nuova, senza precedenti. Talvolta ci sono state discussioni e problemi, ma finché abbiamo creduto che valesse la pena farlo, metà del lavoro era fatto. Per l’altra metà, ci siamo affidati al pensiero positivo e alla buona organizzazione! Credo che in questo io e Anneta ci completiamo a vicenda; mentre Anneta è solare e spontanea per natura, io sono ossessionato dall’ideare strutture e metodi per fare le cose. E un buon progetto ha bisogno sia di spontaneità che di pianificazione -un po’ come per le città!

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Dr Eugenia Fratzeskou: Secondo me, i progetti che sono stati scelti tra diverse discipline, si completano a vicenda nella mostra in modo interessante, aprendosi a nuovi modi di pensare Atene, l’urbanistica e anche lo stile di vita. Ciascun progetto deriva da un’indagine spontanea e creativa, da uno studio professionale e accademico di alta qualità, e da un modo di pensare profondo, critico e creativo. Alcuni lavori offrono proposte semplici ma allo stesso tempo molto originali ed efficaci per trasformare la città e/o il nostro rapporto con essa.

Altri presentano modi alternativi di studio e interpretazione della città, focalizzandosi su aspetti nascosti che sono stati respinti, dati per scontati o dimenticati. In questo modo emerge un intreccio senza precedenti tra passato, presente e futuro della città e dei suoi cittadini. Inoltre dai lavori si evince una forte tensione tra il locale e il globale come aspetto implicito della trasformazione di Atene. Il successo di ciascun progetto deriva anche dal non rifarsi ad alcun tipo di retorica, stereotipi, idealizzazione/evasione, cliché, pessimismo, vicoli ciechi. Ti andrebbe di parlare dei criteri e dei parametri utilizzati per la scelta di progetti adeguati all’esposizione?

Yiorgos Papamanousakis: siamo molto contenti di essere riusciti a esplorare Atene attraverso un lavoro multidisciplinare come questo. È stata fondamentale l’apertura di Urban Transcripts a chiunque fosse interessato a produrre lavori per questo evento, indipendentemente dalla propria formazione o dal livello professionale e accademico. Allo stesso modo, i supporti e le categorie nei quali i partecipanti sono stati invitati a presentare i loro lavori hanno oltrepassato i confini di una sola disciplina. A noi interessava raccogliere lavori che esplorassero la città e le sue rappresentazioni, o lavori che costituissero di per sé una proposta per la città.

Ciò è stato realizzato attraverso una vasta gamma di media inclusi testi, design, film e immagini. Abbiamo chiesto di sviluppare il tema liberamente e incoraggiato il lavoro critico e creativo che potrebbe anche metterlo in discussione. Dato che ci venivano inviati dei lavori di progetto, potevamo già constatare che queste decisioni e questo tipo di struttura aperta avrebbe permesso una collezione incredibilmente varia in termini di media e approcci creativi, che sono ugualmente molto coerenti e focalizzati su un tema specifico.

In una fase successiva, una giuria ha valutato tutti i progetti presentati in base a una serie di criteri, quali il legame di un progetto al tema, la sua capacità di comunicare con un pubblico più vasto, la sua espressione creativa e critica. I membri della giuria si sono occupati personalmente di filmmaking, architettura, urbanistica, poesia e performance art. Di recente, abbiamo fornito un feedback dettagliato e osservazioni a ciascun partecipante, dando dei suggerimenti su come superare un punto debole. Siamo rimasti colpiti dal fatto che, nonostante il tempo a disposizione fosse limitato, i partecipanti selezionati abbiano davvero modificato qualcosa o migliorato notevolmente il loro lavoro seguendo i suggerimenti della giuria.

Perciò in realtà sono state tre le fasi che hanno portato alla collezione finale: a) le linee guida per presentare un progetto che incoraggiasse l’interdisciplinarità, la creatività e gli approcci critici; b) il processo di selezione da parte della giuria, i cui membri sono stati coinvolti in una vasta gamma di interessi e attività relazionate; c) il feedback con i suggerimenti su come migliorare e ritoccare i progetti selezionati.

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Dr Eugenia Fratzeskou: Ci descriveresti i progetti selezionati? Potresti spiegarci se e come i progetti hanno rivelato e/o rappresentato le molteplici realtà di questa città in continuo mutamento?

Yiorgos Papamanousakis: I progetti selezionati spaziavano dalle proposte di design alle metodologie di analisi urbana e alle rappresentazioni critiche della città attraverso il disegno, i film, la fotografia e anche la poesia e la ricerca accademica. In particolare, alcuni progetti hanno proposto strategie di design originali riferite a come Atene può recuperare il suo spazio pubblico (Athens Spaltung, Fabiano Micocci), hanno sottolineato come elementi dell’arredo urbano possono migliorare la vita cittadina (Space-Stop, Alexia Karakassis, Marina Antsaklis), ci hanno invitato a riscoprire e a interagire con una “città dei sensi” fatta da una moltitudine di osservazioni personali che sfidano “realtà universali” (Athens, the city of senses, Maria Sfaellou), hanno indagato su come gli spazi fisici di Atene sono influenzati dallo spazio fittizio delle serie tv (The perception of the city through TV-series, Angeliki Zervou).

La vera natura di Atene come città non programmata e piuttosto ”incompiuta” è stata rappresentata straordinariamente attraverso il disegno, in un progetto che costituisce la tecnica di disegno innovativa per eccellenza (Drawing the unplanned city, Eugenia Fratzeskou).

Il ricordo della città del “tempo passato” e le sue storie dimenticate di esilio e di rifugiati sono stati evocati in modo creativo in un racconto fotografico di Maria Michou (Mythistorema : Fantas(ma)tic sections). I progetti cinematografici, quali Urban Fragments, Athens from a distance (archIV+), hanno accostato ingegnosamente “frammenti” delle nostre esperienze quotidiane in questa città e hanno sfidato in modo discorsivo ma scherzoso le nostre convenzioni e il nostro modo di pensare Atene.

Inoltre, i recenti avvenimenti della città e le questioni attuali, quali l’alienazione urbana, la violenza e la repressione delle libertà civili, sono state espresse in modo critico nel film (Anti-death recipes, Vagelis Kalogerakis). Sono state create nuove trame e storie della città intrecciando ciò che spesso diamo per scontato e tendiamo a non vedere, o non abbiamo l’energia di mettere insieme seguendo modalità diverse. Per esempio, nel loro film, Evdokia Koraki e Cathrine Blin, hanno creato una storia di Atene del tutto nuova attraverso murales spontanei sulle mura della città (Walls Speak). Un film su come sono costruite le città attraverso l’unione di atti individuali e spontanei che insieme creano qualcosa di molto più grande e molto più complesso rispetto a ciò che una persona potrebbe fare da sola.

Stiamo pensando a una mostra online dei progetti selezionati, perché due settimane ad Atene sono state troppo poche!

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Dr Eugenia Fratzeskou: Credo che uno degli obiettivi e una delle sfide più affascinanti di Urban Transcripts 2010 sia stato stabilire un dialogo multidisciplinare, estendendolo ai cittadini di Atene, con riferimento alle condizioni della città e alla sue potenzialità. Siete riusciti a farlo? E in che modo? Inoltre, la vostra decisione di presentare questo progetto in una galleria così centrale come la Booze Cooperativa, ha favorito questo dialogo?

Yiorgos Papamanousakis: Pensiamo di sì! La mostra Urban Transcripts 2010 ha combinato film, disegno, design, opere interattive e installazioni, fotografia, ricerca e persino poesia; non potevamo sperare nell’impiego di una varietà di media più vasta. Nonostante i progetti condividessero un oggetto di ricerca comune, sono stati realizzati con una gran varietà di media, e anche il modo in cui i partecipanti hanno fatto proprio questo tema è stato diverso.

Perciò sembrava che i progetti “parlassero ” davvero gli uni con gli altri, per esempio il progetto di ricerca su come la città è vista attraverso le serie tv sembrava si accompagnasse perfettamente ai progetti cinematografici, la strategia urbana suggerita è stata completata dalla proposta per un nuovo tipo di parametro di riferimento per gli ateniesi. Più che essere un insieme di approcci diversi che condividono un tema comune, i progetti hanno contestualizzato, analizzato e messo in discussione integrandosi gli uni con gli altri.

Tale comunicazione multimediale ha favorito e incoraggiato l’interazione con il pubblico. Inizialmente eravamo molto nervosi per come avrebbero risposto i visitatori che non sapevano nulla di ciò che noi avevamo conosciuto così bene negli ultimi sei mesi. Perciò siamo rimasti molto soddisfatti e felici quando sia all’inaugurazione che durante la presentazione dei progetti le persone ne hanno parlato così bene! E di certo, la sessione di presentazione del progetto al Booze ha offerto ai partecipanti e al pubblico l’ occasione ideale per discutere e scambiare idee. Credo che Urban Transcript 2010 sia riuscito a riunire un gruppo di persone estroverse e talentuose e sono sicuro che in futuro ci saranno nuove collaborazioni!

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Dr Eugenia Fratzeskou: Per concludere, come collocheresti questo progetto in relazione al più vasto contesto internazionale dell’arte contemporanea, dell’ architettura e delle relative discipline? Soprattutto, come descriveresti e giudicheresti il contributo di Urban Transcripts 2010 in quei settori e nel più amplio contesto culturale e socio-politico a livello locale e internazionale?

Yiorgos Papamanousakis: Ciò che è davvero l’elemento distintivo di Urban Trascripts in quanto “istituzione” emergente è: a) combinare una gran varietà di media, approcci e settori che spaziano dall’arte all’architettura, all’urbanistica e alla ricerca; b) porre l’attenzione su una città specifica e sulle sue problematiche urbane; c) accogliere la presentazione di progetti da chiunque sia interessato a partecipare. Dunque, ogni anno l’unica “costante” è la città, il problema urbano.

Una volta che una problematica urbana specifica, un tema, è stato individuato, può essere esplorato da chiunque attraverso diversi metodi e media. In questo modo, Urban Transcripts mira a riunire progetti artistici e di media creativi, proposte di design architettonico e urbano così come una teoria e un lavoro di ricerca. È un po’ come provare a contestualizzare un problema attraverso l’arte, analizzarlo attraverso una teoria e una ricerca e risolverlo attraverso proposte di design!

Mi piace pensarlo come uno strumento per esplorare le città, un narratore della città…

Inoltre, Urban Transcripts mira a contribuire a un più vasto programma di sviluppo e restauro urbano, probabilmente istituendo partnership e collaborazioni che possano contribuire al miglioramento della nostra città e delle nostra vita al suo interno.

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Dr Eugenia Fratzeskou: Andando oltre… il prossimo progetto Urban Transcripts è intitolato “Rome 2011”. Sono sicuro che i nostri lettori sono impazienti di saperne di più su questo progetto; gli obiettivi, le ragioni, ecc.

Yiorgos Papamanousakis: Non vediamo l’ora di ampliare la nostra esperienza con il progetto Urban Transcripts 2011, che sarà incentrato sulla città di Roma. È presto per parlarne in modo dettagliato, ma la struttura e gli elementi principali saranno gli stessi degli altri anni: esplorare una problematica urbana specifica, sollecitare i progetti attraverso un invito aperto e pubblico, incoraggiare un lavoro multidisciplinare su arte, media creativi, design urbano e architettonico, ricerca e teoria. In realtà siamo soltanto all’inizio della fase di pianificazione e ricerca. Urban Transcripts 2011 sarà inaugurato ufficialmente in primavera, chi è interessato può iscriversi alla nostra mailing list attraverso il nostro sito urbantranscripts.org.


http://kollektiva.net/

http://www.urbantranscripts.org>

http://news.urbantranscripts.org/#home

http://www.boozecooperativa.com/?lang=gr&l=3

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