Bunker Art Division con la consulenza scientifica di NOT gallery ha presentato sul finire dello scorso giugno a Napoli un lavoro inedito di Ruben Coen Cagli e IABO, due artisti decisamente distanti con due progetti apparentemente inconciliabili, nati da una riflessione attenta sull’insicurezza che pervade l’esistenza dell’uomo di oggi.

Segni di vita, suggerimenti estetici per dare certezza alla propria esistenza è una mostra in cui si sperimentano autentiche strategie per lasciare una piccola traccia forse indelebile di sè, di ciò che sta dentro e di ciò che sta attorno a noi.

E’ ormai opinione comune che la tecnologia possa rappresentare l’unica occasione di riscatto, la possibilità ultima di un reale miglioramento delle nostre condizioni di vita e delle nostre prospettive future. Più raramente si affida questa speranza all’arte. Non si crede che si possa elaborare una simbologia segnica, e dunque sviluppare un’estetica, che sia in grado di contrastare le difficoltà di una vita sempre più complessa e problematica come quella di oggi.

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La realtà globalizzata nella quale il comportamento del singolo e la sua identità sembrano polverizzarsi all’interno della massa, porta spontaneamente a pensare che il proprio destino sia inevitabilmente legato a quello degli altri e che dunque è inutile compiere gesti che esulino dal comportamento collettivo. L’idea di essere dipendente dagli altri è perciò anche motivo di profonda insicurezza; ciò nonostante qualcosa è possibile fare, nel modo di vedere la vita, di rappresentarla, per affrontarla con maggiore determinazione ridimensionando le nostre paure.

Per vivere meglio nel presente può essere utile documentare correttamente quanto ci accade quotidianamente e nello stesso tempo prepararsi a ciò che potrebbe accadere in futuro. Si può imparare a registrare ciò che quotidianamente compiamo nel momento stesso in cui lo facciamo e, di conseguenza, imparare a leggere quanto compiuto (passato) per comprendere il senso e la direzione dei nostri gesti.

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Si può imparare a mettere qualcosa da parte, soprattutto ciò che sottovalutiamo per il fatto che ne abbiamo in abbondanza, perché un giorno (futuro), da un momento all’altro, potremmo esserne privi. Questo per lo meno è quanto emerge dal lavoro di Ruben Coen Cagli e IABO che hanno dato vita presso il BAD Museum a installazioni/performance con lo scopo di coinvolgere lo spettatore nella costruzione di rappresentazioni che consentano di vivere il presente con più sicurezza e con più consapevolezza.

In particolare Ruben Coen Cagli, giovanissimo e interessante artista napoletano, una laurea in fisica e un dottorato in materia in corso, ha presentato Macchina per tracciare, un progetto per un’installazione interattiva e una performance robotica che si propongono come nodi intermedi in una rete di riflessioni sulla “traccia”. Ogni gesto, ogni azione che compiamo lascia delle tracce. Un’esistenza, la nostra, che indipendentemente dalla volontà, modifica i posti e le cose, contribuendo alla memoria dei luoghi con numerosi tasselli disordinati e con alcuni altri depositati sistematicamente.

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Il progetto intende coinvolgere il visitatore in un esperimento che produca un richiamo dell’attenzione sulla propria fisicità a volte dimenticata. I movimenti delle persone vengono trasformati nell’installazione in tracce video, e poi da un robot in tracce fisiche su fogli di alluminio che possono essere acquistati in moduli da 30×30 cm.

Chi è accorso al BAD Museum è divenuto parte integrante della sperimentazione che Ruben Coen Cagli ha realizzato in collaborazione col Robot Nursery Laboratory dell’Università di Napoli Federico II. Gesti che segnano un percorso compiuto attraverso la consapevolezza dell’artista, la spontaneità del visitatore e l’intimità di una relazione tra i due poetica e originale.

Di matrice concettual-manzoniana con retrogusto eco-sostenibile invece il lavoro di Iabo, Acqua, che mira a recuperare quei beni sottovalutati dalla società che tuttavia si riveleranno presumibilmente fondamentali per la nostra sopravvivenza, primo fra tutti appunto l’acqua. Il progetto prevede l’acquisto di una quantità d’acqua che sarà consegnata il 13 maggio 2050.

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L’acqua/opera sarà custodita dal BAD Museum in un bunker appositamente costruito. L’acquisto, e la consegna nel 2050, sono certificati da un “attestato di proprietà/opera” di IABO. L’intento è quello di coinvolgere il partecipante in una riflessione sull’importanza dell’acqua nella nostra vita, sulla necessità di conservarla per garantire una possibilità di vita nel futuro.

L’acqua, imbottigliata in una serie limitata di 400 bottiglie, è apparsa in vendita alla modica cifra di 15 euro sui siti internet del BAD Museum e di NOTgallery e presso le sedi dei due centri. Il giorno dell’inaugurazione IABO ha curato la firma degli attestati di proprietà e la messa in funzione del bunker. Questo artista di formazione tradizionale, ma dalla ecclettica espressività, ha mostrato dunque di aver assimilato la lezione di Piero Manzoni che del resto nel 1960 affermava : “Il verificarsi di nuove condizioni, il proporsi di nuovi problemi, comportano, con la necessità di nuove soluzioni, nuovi metodi, nuove misure”.

Questo tuttavia travalica i confini stessi dell’arte e delle tecniche ponendosi come riflessione generale sulla condizione umana. Più probabilmente non si tratta di vedere diversamente, ma di provare a vedere semplicemente altre cose.


www.bunkerart.org

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