TODO e NADA sono due anime gemelle, due elementi complementari, le due metà della mela: un’unione ben riuscita tra menti creative e professionalità determinate che lavorano per progettare e costruire le basi per la produzione e lo sviluppo di progetti legati ai media, al design ed all’interattività, alla comunicazione e all’intrattenimento.

TODO e NADA sono in Italia – a Torino – ma non soltanto lì: sono anche in giro per l’Europa e per il mondo, che hanno di intenzione di esplorare in lungo e in largo. Dal 2005 ad oggi hanno lavorato per la creazione di alcuni eventi culturali, tra cui BIP – Building Interactive Playground, rassegna dedicata all’interaction design all’interno del fstival Elettrowave, Code in Motion, una riflessione sul tema di codice nell’arte elettronica, e C.STEM, il primo evento italiano dedicato alla diffusione dei sistemi generativi e procedurali nell’ambito dell’arte digitale sperimentale.

Realizzano progetti per internet, musei, gallerie, clubs, teatri; tra i loro clienti ci sono nomi come BMW, Eataly, Meltin’Pot, Arezzowave Festival, Virtual Reality e Multimedia Park. È impossibile definirli:, sono un vulcano in eruzione, un’esplosione di idee, di energia creativa, forza comunicativa. E sono veloci, veloci, veloci….

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Silvia Scaravaggi: Mi piacerebbe partire dalle basi della vostra attività, quindi che mi raccontaste brevemente come avete iniziato, come vi siete riuniti, quali sono gli elementi fondamentali che vi tengono insieme.

TODO: TODO è un gruppo di progettisti che lavora all’intersezione tra interazione, comunicazione e intrattenimento. All’inizio Giorgio Olivero , che aveva appena finito il master all’Interaction Design Institute di Ivrea, e Fabio Cionini , che non ne poteva più di fare il programmatore per una grande azienda, si sono presi un po’ di tempo da dedicare a progetti sperimentali. E hanno capito che interazione, creatività visiva e custom-software erano una buona ricetta: il nostro focus sono le persone, gli ambienti, le relazioni. Nel 2006 al gruppo si sono aggiunti altri amici, nell’ordine: Fabio Franchino , Andrea Clemente e Alessandro Capozzo .

E il cuore del gruppo è fatto. 5 membri permanenti e una fitta rete di amici e collaboratori, sparsi per l’Italia e in giro per il mondo. È un buon mix di amicizia ed equilibrate competenze professionali complementari. Era chiaro poi a tutti noi che la dimensione freelance era diventata troppo stretta, c’era bisogno di una struttura, di un nuovo orizzonte. Adesso, da pochissimo, siamo una società e con il passaggio da ‘collettivo’ ad ‘impresa’ il gioco si fa ancora più interessante.

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Silvia Scaravaggi: Spiegatemi chi è TODO e chi è NADA: sono due realtà differenti? In che cosa si completano? NADA nasce come seconda, perché e da quali esigenze?

TODO: L’attività principale di TODO è nell’ambito progettuale. Le nostre materie prime sono i media e le tecnologie applicate a format di comunicazione. Nello stesso tempo abbiamo sempre dedicato molta energia a un’intensa attività di progettazione e organizzazione di eventi culturali che ci vedevano più come curatori e producer che come progettisti: BIP con Elettrowave, Code in Motion con ClubTOClub e C.STEM sono i principali risultati di questo dinamismo.

Ci viene naturale pensare che non si possa essere felicemente progettisti senza una parallela attività di attivismo culturale e di formazione. Su questi progetti abbiamo sempre ragionato in una logica no-profit. La costituzione dell’Associazione Culturale e di Ricerca NADA , nell’aprile 2007, è stata una conseguenza naturale di questo percorso. La nascita di NADA ha risolto un’ambiguità che ci portavamo appresso: quando operiamo in ambiti culturali non pratichiamo un’attività commerciale, in più ora abbiamo uno strumento per coinvolgere altre forze e le istituzioni senza che vi sia una sovrapposizione con i lavori di TODO. NADA è quindi un soggetto autonomo che ha la propria ragion d’essere nella promozione e divulgazione della cultura del design, inteso come agente culturale, dell’arte digitale e dei new media in genere.

Ci impegniamo non solo nella produzione di eventi, mostre e affini, ma anche nella formazione (ad esempio il corso di DesignByNumbers rivolto ai ragazzi dislessici e disgrafici,o il workshop Touchdown sui game controllers d.i.y.) e – caso forse unico in Italia – nella promozione della ricerca in questi ambiti specifici. Il nostro scopo ultimo consiste nel mettere in connessione le realtà emergenti del nostro territorio tra di loro e con un network internazionale: un obiettivo ambizioso e necessario da attuarsi nel lungo-medio periodo.

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Silvia Scaravaggi: Quali sono le tematiche a cui siete più sensibili? Raccontatemi due o tre cose che vi hanno colpito durante gli ultimi anni, che vi hanno seriamente motivato nel proseguire nella vostra attività?

TODO: Siamo onnivori, intensi e testardi nelle nostre esplorazioni. Da Feynman ad Harry Potter, non abbiamo certo paura di annoiarci. Abbiamo alle spalle mille lavori diversi. Tre di noi hanno studiato Scienze della Comunicazione. Ovvero di tutto un po’. Due hanno una carriera artistica. E il nostro commercialista ha periodiche crisi perché che non riesce ancora a capire che lavoro facciamo.

Silvia Scaravaggi: Nella vostra attività di creazione e organizzazione del BIP, come lavorate? In che modo rispondono i territori dove siete stati con BIP? L’ultima edizione terminata da poco a Firenze che tipo di indicazioni ha dato a riguardo del panorama italiano che si occupa di questi linguaggi, e a livello di pubblico?

TODO: BIP, building interactive playground, è una creatura strana, bella e unica. Organizzarla è divertente, ed è un massacro di fatica. BIP seleziona lavori di interaction design che stiano a loro agio nella definizione di ‘playground interattivo’: la componente ludica è fondamentale. BIP è ospitato da Elettrowave – che è un festival di musica elettronica – quindi il nostro pubblico è molto diverso da quello solito della media art. Presentare questo tipo di lavori a chi magari non ne ha mai incontrati prima dà una bella sensazione. Si imparano molte cose. BIP è forse il prototipo del luna park contemporaneo, o forse il contemporaneo è sempre più luna park, chissà. Certo è che è una bella formula, funziona e il pubblico apprezza. Stiamo finendo ora di montare il video con quello che è successo a luglio, tra pochi giorni lo pubblichiamo sul sito di Nada.

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Silvia Scaravaggi: Riuscite a farmi un bilancio del presente e a dirmi che cosa vi aspettate per il futuro?

TODO: Il bilancio è positivo: abbiamo avuto ottimi riscontri di mercato trovando un posizionamento a noi congeniale, nel contempo siamo riusciti a creare una struttura interna coesa ed eclettica. Questo è per noi un buon punto di partenza. Ora cercheremo di spingere oltre la nostra capacità progettuale e produttiva, intensificando il lavoro di ricerca e di continua auto-formazione: non esistono rendite di posizione.

Silvia Scaravaggi: Le istituzioni italiane come rispondono al tipo di progetti che proponente?

TODO: Alle volte parliamo lingue diverse ed i tempi di reazione non sono quelli ai quali siamo abituati. Quello che si può fare in concreto è cambiare atteggiamento nella relazione, risultando pro-attivi e cercando di assumere nuovi punti di vista. Non aspettarsi che le istituzioni facciano qualcosa per noi, ma offrire loro strumenti per comprendere e facilitare l’interazione con le nuove realtà di cui ci occupiamo. Nada nasce anche a questo scopo, un “facilitatore” culturale tra ambiti che hanno bisogno di sostegno reciproco ma non hanno ancora trovato una lingua franca. E su questo siamo ottimisti.

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Silvia Scaravaggi: Credete che Torino per l’attività che svolgete sia un luogo privilegiato?

TODO: Un giornalista del New York Times sostiene che Torino sia l’equivalente turistico della lettera rubata di Edgar Allan Poe, ovvero un segreto ben custodito…Torino è casa e campo base. Si sta molto bene. Ma 100% Torino non sarebbe abbastanza. Noi andiamo dove c’è lavoro. E questo vuol dire spesso Milano. E poi ci capita spesso di giocherellare con l’idea di provare la Cina, vedremo. Abbiamo un po’ di contatti in corso con società negli Stati Uniti. Fabio sta andando a vivere in Canada. Un ex-collega vuole farci da commerciale in Islanda. Cose così. E poi l’anno prossimo c’è Torino World Design Capital. Ci aspettano delle belle cose.

Silvia Scaravaggi: State lavorando a nuovi progetti interessanti, come quello che avete sviluppato per l’inaugurazione della nuova Cinquecento a Torino, in cui avete incoraggiato il pubblico ad interagire inviando un sms sull’identità della Cinquecento. Me ne parlate…?

TODO: Sì e no. In questo momento seguiamo alcuni progetti che si trovano in fasi di lavorazione differenti. La cosa stimolante è che stiamo lavoriamo su scale e media diversi, questo ci permette di esplorare nuove strategie di comunicazione e modalità di interazione. Ci piace sempre lavorare con tecnologie “a portata di mano”, tecnologie del quotidiano, che sono diventate quasi un’estensione naturale, trasparenti. Nel caso dell’evento 500 è stato molto interessante il rapporto tra un modo di comunicare molto “intimo” e personale (il “messaggino”) e il suo utilizzo in un contesto pubblico, ampio, collaborativo e spettacolare.

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Silvia Scaravaggi: Quanta importanza ha l’aspetto ludico in quello che fate? Per finire da 1 a 100 quanto vi divertite?

TODO: C’era questa intro di un bel pezzo funky, forse Sly and the Family Stone, che faceva “struggling is the blessing”. Il nostro lavoro è così. Un gioco da grandi: pianificazione, tanta fatica, piacere del rischio, disciplina. E alla fine arrivano le soddisfazioni. E non lo cambieremmo per nient’altro al mondo.


www.todo.to.it

www.associazione-nada.org

www.cstem.it

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