«Mi chiedono che c’entra Benjamin Button con il Future Film Festival, che domande!», sbotta Oscar Cosulich, direttore artistico della kermesse che proponeva la pellicola di David Fincher in anteprima italiana. Disappunto motivato perché ai più ‘effetto speciale’ fa pensare sempre a qualcosa di fracassone, come ‘Viaggio al centro della terra’ o a un King Kong alto 20 metri. – Giovane come in Kalifornia

Invece gli effetti speciali applicati al cinema saranno sempre meno visivamente invadenti. D’altra parte, basta ragionare a mente fredda sul Button\Pitt ventenne, dai lineamenti in stile ‘Thelma&Luise’ o ‘Kalifornia’: il ringiovanimento non è certo frutto della truccatrice, o meglio, se di make up si parla, bisogna parlare di make up digitale elaborato al computer.

La trama del film è nota: tratta la storia di un uomo che nasce ottantenne e la cui età scorre al contrario, vicenda ispirata un racconto degli anni ’20 di Francis Scott Fitzgerald.   Da New Orleans alla fine della Prima Guerra mondiale fino al XXI secolo: il film è il racconto di un uomo non così comune e delle persone e dei luoghi che scopre lungo il percorso, gli amori che trova e che perde, le gioie della vita e la tristezza della morte e quello che resta oltre il tempo. «E’ la vita di un uomo», dice lo sceneggiatore Eric Roth, «che è nello stesso tempo straordinario e molto normale. Quello che tocca questo strano personaggio tocca tutti noi».

La maschera di Pitt

Alla pellicola sono stati assegnati tre oscar, tra cui migliori effetti speciali, supervisionati da Eric Barba, che collabora con Fincher dal 2003, quando lavorarono insieme per la pubblicità di Adidas. Gli effetti sono stati sviluppati dalla Digital Domain, già premiata per Titanic.

La sfida principale era come far recitare Brad Pitt dall’inizio alla fine, poiché l’attore aveva posto come condizione per la sua presenza nella pellicola quella di impersonare Button in tutte le fasi della sua vita. Per i primi 52 minuti del film Pitt non recita mai in prima persona. Ciò che il pubblico vede è una copia generata al computer della faccia dell’attore invecchiata digitalmente: Pitt recita a parte tutte le espressioni facciali del protagonista e i guru degli effetti speciali ne traggono una maschera digitale che riproduce fedelmente i movimenti da applicare alla faccia dell’animatore sul set.

Alla conquista degli occhi

La sfida era solo apparentemente semplice. La Digital Domain sapeva che la riproduzione di Pitt da vecchio doveva essere più che credibile e il pubblico non doveva accorgersi di nulla. Dovevano superare l’effetto repulsione che l’osservatore prova verso riproduzioni umane antropomorfe ma non perfette. Il cosiddetto effetto ‘zombie’ che rende un personaggio di Romero sgradevole benché sia molto più umanoide di C-3PO di Star Wars.

Eppure lo spazio per la recitazione c’è ancora. Tutte le espressioni sono frutto delle scelte dell’attore che si basa sul suo talento ed esperienza. Detto questo fa un certo effetto vedere il dietro le quinte del film che vede Pitt immobile con le telecamere puntate sul volto per catturarne le movenze.

Ma il futuro prossimo potrebbe sollevare l’artista anche da questo sforzo, perché gli animatori promettono di fare balzi da gigante in avanti sviluppando le tecniche usate per Benjamin Button e puntano a riprodurre perfettamente gli occhi – lo specchio dell’anima degli uomini – ultima roccaforte che ancora mantiene la sua originalità difficile da riprodurre serialmente.

 

 

http://www.benjaminbuttonfx.com/site.html

 

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