Un fenomeno nuovo ed interessante si è verificato presso il Palazzo dei Congressi a Roma durante il 49° Congresso mondiale su urbanistica e architettura, IFHP (International Federation for Housing and Planning) – Futuri urbani: continuità e discontinuità, un approccio alla riflessione che predilige una lettura della città attraverso i sensi.

Infatti, all’interno degli spazi enormi e marmorei del Palazzo dei Congressi all’Eur (quartiere di Roma dalle architetture imponenti), dal 2 al 5 ottobre hanno trovato posto installazioni multimediali e interattive come parte integrante del corpo congresso-palazzo. Esponenti dell’architettura e dell’urbanistica provenienti da tutto il mondo si sono dati appuntamento, in questi quattro giorni di incontri e workshops, nella città di Roma che si offre come il luogo ideale per un congresso di questo tipo. L’elemento nuovo si presenta ai sensi dei partecipanti quando essi varcano la soglia della grande sala congressuale e si lasciano assorbire da suoni, immagini e musica. L’associazione romana Moorroom ha curato le installazioni audio-video e le performances per il congresso, proponendo un approccio alla città contemporanea percepita attraverso 6 sensi, dove il sesto senso è la ‘comunicazione’. Un punto di vista sostanzialmente estetico-percettivo che tende a coinvolgere i sensi umani che penetrano la città intesa in tutti i suoi aspetti: la città globalizzata e globalizzante, si parla di Roma come si può parlare di Berlino, Firenze, Parigi, Londra, New York e così via. Città con similitudini e peculiarità, uguali e diverse, popolate da uno spirito che rifugge dall’omologazione ma dove i tratti caratteristici della rivoluzione tecnologica tracciano percorsi inusuali.

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Durante uno degli interventi dell’architetto americano William J. Mitchell, egli evidenzia come: “Evolvendosi attraverso i secoli, le città si sono sempre più avvicinate all’organizzazione ed ai comportamenti degli organismi intelligenti. (…) Adesso le città sono state equipaggiate con sistemi nervosi elettronici ed è cruciale iniziare a capirle in termini di loro capacità sensoriali, flussi di informazioni e processi, e capacità di risposte intelligenti”.

Gli artisti (nazionali ed internazionali) chiamati ad esprimere il proprio approccio sensoriale alla città, trovano strade che ci incuriosiscono e allo stesso tempo ci fanno riflettere. Le connessioni fra le diverse discipline finiscono per tracciare una mappa di relazioni evidenti: l’architettura ridisegna il suono, crea punti d’ascolto, vive i paesaggi urbani in mutamento, la topografia diventa video, scandito dai rumori d’ambiente, mentre i sapori delle culture multietniche entrano a far parte del tessuto urbano. Del resto le città sono mondi pulsanti, dai ritmi frenetici, dall’espansione incontrollata, sono città multiculturali, le culture si omogeneizzano in rispetto alle direttive del mercato ma al contempo rifuggono dalla massificazione selvaggia.

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Quest’esperienza sensoriale passa attraverso vari stadi, nel nostro percorso lungo il palazzo ci troviamo di fronte La città e il suono, che si presenta come un’installazione interattiva (uno speciale sistema surround) realizzata dall’artista inglese Justin Bennett, già percussionista per i gruppi Grand Mal e BMBcon. La sua ricerca musicale spazia dalle registrazioni puramente sonore del tessuto cittadino all’espressione materiale che integra elementi plastici e visuali. Il suono contiene in sè la memoria del tempo trascorso e delle tracce spazio-temporali, un suono registrato nell’arco di ventiquattr’ore in cima al tetto di un edificio romano. La creatura concepita assume il nome di Sundial ed è appunto l’assemblaggio di 24 frammenti sonori compressi in otto minuti per ogni variazione di suono.

L’elemento sonoro spazia e allo stesso tempo si integra con una struttura mobile speciale composta da elementi pneumatici gonfiati da un ventilatore, realizzata dall’artista-architetto Marco Canevacci (Plastique Fantastique). Le strutture possono assumere forme diverse, presenti nel palazzo come tubo e bolla, dove trovava sede l’internet point. Mentre percorriamo questi spazi, occupati e rivissuti in un modo atipico e per un breve periodo, ci torna alla mente Russolo con la sua idea di “attraversare una città moderna con le orecchie aperte più degli occhi”.

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La città e la vista, presentata dal collettivo Ogi:no Knauss con l’installazione interattiva Triplicity, è una serie di videoclip prodotti negli ultimi cinque anni che ripresenta un paesaggio urbano, espressione della globalizzazione economica contemporanea. Il collettivo fiorentino nato nel 1995 come laboratorio di cinema mutante, vive il processo di creazione e gestione dell’immagine analogamente ai processi compositivi della musica. Il tessuto metropolitano permea i montaggi veloci e taglienti degli Ogi:no Knauss, sequenze sempre più veloci che ci si presentano alla vista e immediatamente spariscono: segnali stradali, insegne, manifesti, dettagli e complessi architettonici prendono vita permeati del proprio valore. Gli Ogi:no Knauss realizzano in questo modo un’attenta elaborazione dei movimenti urbani, ridisegnano mappe, definiscono nuovi tracciati in cui è possibile attraversare, in breve, spazi e tempi lontani fra di loro.

Lo spettatore-montatore, viene coinvolto direttamente nella selezione dei ‘pezzi’ audiovisivi che interverranno a tracciare un percorso nelle città, come se entrasse nella cabina di montaggio. L’installazione si presenta con 3 schermi e 3 diverse postazioni di controllo. Ogni video selezionato, distinto da un titolo, verrà sistemato automaticamente dal computer in un ordine consequenziale, solo alla fine, azionando il tasto play, si darà origine al viaggio, ogni volta diverso, in un’esplorazione continua.

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La città gusto ed olfatto presenta una performance video-sonora nata dalla collaborazione di Slowmotion (musica) e Circolo di confusione (video). Slow Motion è un’entità in costante mutazione, una sorta di gruppo aperto sempre pronto ad accogliere nuove influenze con la volontà di proiettare il proprio istinto creativo in territori inesplorati. La loro musica è un incrocio di elettronica digitale e modernariato analogico, spesso venato da raffinate intrusioni di strumenti acustici e da una spiccata propensione per la melodia. Circolo di Confusione è invece un progetto nato nel 2001 dalla collaborazione tra Virginia Eleuteri Serpieri e Federico Maistrello. Virginia Eleuteri Serpieri dal 1999 ad oggi ha partecipato a numerosi festival cinematografici come autrice di videoclip e cortometraggi e collabora stabilmente con Slow Motion per concerti e videoinstallazioni.

Il video di Circolo di Confusione musicato da Slow Motion, trae la propria ispirazione dai b-movies di fantascienza degli anni cinquanta. Lo scenario surreale in cui il cibo è visto come veicolo per instaurare rapporti e comunicare, intende proiettare lo spettatore in un’atmosfera onirica in cui sia ancora possibile vivere il sogno con ingenuità ed ottimismo, abbandonandosi alle fascinazioni del gioco estetico.

La digitazione come elemento insostituibile della contemporaneità, lascia intravedere la sezione Città e il tatto, offre allo spettatore la possibilità di esprime pensieri, attraverso frasi ed immagini, ispirati appunto al rapporto città e 5 sensi. Questa sequenza di immagini e pensieri, uniti a una musica, si offre allo spettatore come nuova opera, in una proiezione speciale durante il congresso.

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La rassegna Futuri urbani: continuità e discontinuità permette quindi di costruire vere e proprie mappe mentali, in cui la città non è più solo topografia, architettura e progetto, ma sempre, e soprattutto, vita, luogo d’incontro o passaggio, di comunità e vita urbana. I luoghi virtuali permettono passaggi ulteriori, offrono nuove forme espressive alla mente, così come le divisioni fra discipline si fanno più labili; giorno dopo giorno, i nuovi modelli di città credono in un approccio pluridisciplinare anche grazie alle tecnologie digitali della comunicazione.

I sensi ci attraversano ogni giorno in maniera evidente e tutti questi input quotidiani richiamano la nostra attenzione verso qualcosa che comunica con noi, mentre distratti da altro, lo ignoriamo. Gli artisti contemporanei colgono i messaggi nascosti, li decifrano e li offrono ai sensi dello spettatore come in un moderno rito pagano. Partecipare attivamente è probabilmente la nostra unica strada percorribile o almeno è quello che ci si augura.


www.bmbcon.demon.nl/justin/

www.plastique-fantastique.de/

www.oginoknauss.org/

www.slowmotion.it/

www.virginiaeleuteriserpieri.com/

www.moorroom.org

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