The Chinese Dream è un libro di oltre 700 pagine sull’urbanizzazione in Cina pubblicato dall’editore olandese NAI Publishers. Alle spalle di questo progetto di dimensioni colossali un architetto, Neville Mars, e un ricercatore, Adrian Hornsby e la Dynamic City Foundation. Al centro della pubblicazione, la sproporzionata crescita degli agglomerati urbani in Cina.

The Chinese Dream è una storia, una cronaca, una critica, un’istantanea, il punto di arrivo di una ricerca sul campo, un progetto editoriale basato sulla comunicazione grafica propria del cultural jamming, una pubblicazione on line in progress e condivisa (http://burb.tv/), la relazione di un progetto architettonico nel contesto urbano di Beijing, l’output visuale di anni di osservazione e documentazione del territorio.

Non sempre facile da leggere (la grafica dell’impaginazione, che è parte integrante e contenutistica del progetto editoriale, è spesso invasiva rispetto al testo), ma decisamente immersivo, The Chinese Dream è un’analisi spietata, partecipata ed intrigante del Nuovo Mondo del XXI Secolo, pubblicato dalla casa editrice di Rotterdam in concomitanza con le celebrazioni delle Olimpiadi di Pechino (luglio 2008). Come giustamente fanno notare gli autori nella postfazione, le cose cambiano troppo velocemente in Cina perché possano essere congelate dall’inchiostro. Le notizie degli ultimi mesi già sembrano confermare questo punto di partenza. Mentre agli inizi di febbraio 2009 le agenzie di tutto il mondo titolavano: «Crisi. Cina: 20 milioni di persone perdono l’impiego e tornano verso le campagne», qualche settimana fa è arrivato il contrordine: «Ripresa economica in Cina. I lavoratori tornano verso le città».

.

Un volume che parla dell’evoluzione dell’urbanistica in Cina non può quindi che prendere in analisi e presentare la fase di un percorso destinato a modificarsi nell’immediato. «Questo libro è diventato datato appena pubblicato e velocemente è diventato un’istantanea storica piuttosto che un analisi del presente» avvertono infatti gli autori. «Capire la politica cinese implica la lettura dei 9290 articoli che Google News rende disponibili solamente negli ultimi 3,8 giorni […]. Il mondo continua a muoversi e per rimanere utile, la nostra interpretazione, deve essere continuamente rivista». E proprio per questo motivo, la piattaforma di Burb.tv contiene continui aggiornamenti e materiali editoriali e di documentazione che completano il volume.

Il sottotitolo del volume, Una società in costruzione, sembra essere perfettamente in tono con la realtà cinese in continuo aggiornamento, di cui sembra rappresentare una naturale propagazione. Mentre la Cina urbana sembra in effetti un progetto senza forma definita, ma che si sviluppa costantemente e rapidamente seguendo il flusso dell’economia, il libro stesso presenta le premesse (anche storiche) di questo sviluppo, delinea alcune direttrici, ma non potrà mai raggiungere, allo stato delle cose, un punto di arrivo che non sia arbitrario, frammentario e temporaneo.

Ed in effetti, l’intero progetto di ricerca iniziato nel 2004 da Neville Mars e dalla Dinamic City Foundation è intitolato Urban China 2020 (e proprio la quarta di copertina chiede a caratteri cubitali «2020 what will China be like?», cioè, “a cosa somiglierà la Cina nel 2020”) si propone proprio di analizzare la sproporzionata crescita urbana del paese fino al primo ventennio del nuovo millennio. La data scelta non è casuale: il governo cinese aveva infatti reso noto l’intento di costruire 400 nuove città proprio in questo periodo. Venti nuove città ogni anno, per far fronte all’immensa migrazione di popolazione in cerca di lavoro dalle campagne verso le città. Secondo le indagini statistiche, nel 2030 ben 930 milioni di cinesi abiteranno in città.

.

La domanda che sottende quindi tutto il progetto editoriale punta all’immaginario, più che a un dato scientifico: date le premesse, come sarà il futuro? Da una parte il volume presenta immagini (7000 ci dicono gli autori), ricerche di mercato, testi di sociologia dell’urbanizzazione in Cina, grafici e storie: è insomma il vero e proprio prodotto di un’attenta ricerca sul campo, realizzata insieme a ricercatori cinesi ed internazionali.

Ma Neville Mars è innanzitutto architetto e progettista: dal suo punto di vista privilegiato, nel cuore del Far West Cinese (vive infatti a Beijing), cerca anche di capire e immaginare come il “progettare” (lui usa il termine “design”) possa avere un ruolo in questa proliferazione costruttiva che non ha il tempo di riflettere e pianificare a lunga scadenza.

“Flash architecture” viene definita, alla cui progettazione si dedica una piccola frazione del tempo che invece verrebbe dedicato in Europa o negli Stati Uniti. Gli architetti sono chiamati a risolvere problemi abitativi o piani di espansione che saranno messi in opera in tempi velocissimi. Spesso i piani di sviluppo si dimostrano del tutto inefficaci, non controllati e non coordinarti.

.

La crescita economica cinese, che pochi anni fa navigava su medie che decuplicavano i valori del mondo occidentale, insieme al potere politico che la Cina si è aggiudicata negli ultimo decennio nel contesto internazionale, sono gli elementi che hanno avviato un processo di trasformazione del paesaggio fisico, urbano e sociale del Paese. Città satellite, quartieri antichi demoliti e completamente rimodellati per contenere migliaia di abitanti, centri commerciali, strade: è quello che viene definito “sprawl”, estensione incontrollata del tessuto urbano.

In questo contesto, che ruolo ha quindi la visione dell’architetto? La cementificazione della Cina ha attratto centinaia di architetti da tutto il mondo, quelli che oramai in Occidente non hanno lavoro. Neville Mars ci pone davanti a una questione di difficile soluzione: che attitudine deve assumere un architetto di fronte a questo stato delle cose? Esiste un’etica secondo la quale chi progetta ambienti sociali per la comunità non deve accontentare le brutali necessità del mercato?

Ed ecco che il BBT (Beijing Boom Tower), immaginario quartiere per la città di Beijing firmato Neville Mars e presentato nel cuore del libro, sembra la reificazione del problema. Vera essenza del Chinese dream , Bbt conterrà 12.500 persone, 5.000 appartamenti, 6 ettari di terra per un’area la cui densità abitativa sarebbe 10 volte quella di Manhattan. Torri per appartamenti con aree commerciali alle basi, autostrade che lo circondano, un’area verde a fianco (vista riservata ai clienti più ricchi): sembra la materializzazione di Condominium di J.G.Ballard o la versione 3D delle “città ideali” progettate negli anni Trenta da Le Corbousier (e per fortuna mai realizzate), contro le quali si era scagliata la critica Lefebriana e la pratica dell’Internazionale Situazionista.

.

«Bbt è il prodotto teorico di un tentativo genuinamente di mercato di accontentare le richieste del mercato: lusso suburbano nel centro di una città. A Bbt puoi avere il tuo dolce e mangiarlo», recita la presentazione del quartiere. In Cina ora il trend porta a costruire case lussuose con aree verdi, metropolitane a tiro di schioppo, appartamenti la cui grandezza equivale al 200% della media: che limiti devono essere valicati per accontentare il mercato? Per fare tutto ciò è lecito ed eticamente accettabile costruire dei “quartieri verticali” (60 piani di altezza) divisi a seconda dell’altezza per classi sociali? Più che un dolce sembra un incubo, e chi oggi pianifica l’evoluzione urbana del Far West Cinese deve rispondere anche a problemi di carattere etico. 


http://burb.tv/

http://burb.tv/view/BOOK_-_The_Chinese_Dream

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn