La comunicazione tra alterità, in un era di profonda mutazione antropologica, è il tema su cui si costruisce il complesso apparato di ricerca di TAFKAV , “The Artist Formerly Kwon As Vanda”, un’installazione tutta italiana che mette in gioco, in maniera brillante, questioni dai risvolti ancora incerti e controversi ma per questo tutti da dibattere, riuscendo a fare intravedere il prossimo futuro delle arti digitali, e non solo.

L’installazione è costituita da una gabbia che racchiude uno splendido fiore dalle sfumature violacee e l’aria ieratica, le cui variazioni galvanometriche vengono misurate da uno psicogalvanometro che trasmette i dati raccolti ad un computer in grado di trasmutarli in sonorità musicali.

Presentata al Body-Process Art Festival AMBER’ 07 a Instabul, TAFKAV si offre come laboratorio di sperimentazione per vagliare le possibilità metodologiche di dialogo tra arte, scienza, tecnologia e natura (tech-noetica), riuscendo efficacemente a dimostrare la necessità, la fattibilità e l’efficacia di questa commistione. L’installazione non si risolve nel suo essere oggetto fisico, e nelle metodiche del suo funzionamento, ma è da considerarsi tutt’uno con il suo apparato di ricerca concettuale (i cui risvolti teorici sono sintetizzati in un paper a disposizione di chiunque voglia leggerlo) che precede, segue e raccoglie le istanze teoriche ed i risultati che la macchina aiuta man mano a costruire sulla natura della comunicazione che l’uomo può stabilire con l’alterità per eccellenza: le piante.

TAFKAV è frutto di un lungo lavoro di studio e ricerca portato avanti da uno dei promotori e studiosi italiani più eclettici del pensiero e dell’estetica digitale, Francesco Monico , direttore della Scuola di Media Design della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, attualmente impegnato come Ph.D researcher, presso l’Università di Plymouth, ateneo in cui Francesco porta avanti studi sull’Arte Sincretica. Lo abbiamo intervistato. Il lavoro è complesso e merita un po’ di attenzione, ma vi garantisco, ne vale veramente la pena. Sentiamo.

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Teresa de Feo: Hai presentato TAFKAV come un “lavoro sulla comunicazione tra alterità in un era di profonda mutazione antropologica, che testimonia la necessità e l’urgenza da parte dell’uomo di formulare nuove ed originali interpretazione di se stesso”. Che cosa intendi?

Francesco Monico: L’argomento centrale dell’opera è la pragmatica della comunicazione e la fine del paradigma umanistico, ovvero della centralità umana nella natura intesa come mondo. In un’epoca in cui la cibernazione ci ha dato tecnologie moist, chip ibridi in cui il dry del silicio si incontra con il wet del biologico, iniziamo a capire che le forme di vita biologiche hanno linguaggi, culture e sentimenti propri e che il rapporto non può essere che mediato da un patteggiamento culturale che supera i confini tipici dell’uomo. L’uomo dovrà, insomma, necessariamente superare l’umanesimo in un nuovo approccio alla natura e alla tecnologia.

Teresa de Feo: TAFKAV, da quanto possiamo verificare, è un’opera complessa che costruisce i suoi contenuti attraverso l’intersezione di due livelli: un livello estetico ed un secondo livello teorico-concettuale, che segue la metodologia scientifica (il paper a disposizione del fruitore). La macchina insomma rappresenta la possibilità di mettere in opera, verificare o confutare, in modo euristico, le istanze contenute nel paper, il quale a sua volta man mano si rinnova attraverso i risultati raggiunti grazie alla macchina. Ci argomenti questo punto, che sembra chiaramente rinnovare le metodologie creative e lo stesso ruolo dell’artista,?

Francesco Monico: L’opera non si esaurisce nell’istallazione né nella parte teorica: essendo “arte di ricerca” è pensata come una vera e propria ricerca che postula delle teorie e le esplora attraverso un “experimentum” pragmatico.  Per questa dimensione di ricerca, l’opera cerca una sua scientificità e il paper segue le regole delle pubblicazioni scientifiche sia da un punto di vista formale che da un punto di vista sostanziale. La ricerca teorica è quindi inscindibile dal lavoro di esplorazione artistica . Attraverso questa prospettiva l’artista è equiparato a un ricercatore che esce dalle estetiche riconosciute, intendo estetiche nel generale senso culturale, implicandoci anche le norme culturali in generale, e si pone sulla frontiera della conoscenza e della risensorializzazione umana.

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Teresa de Feo: Che relazione c’è tra apparato concettuale e “sperimentazione in laboratorio”, tra il paper e la “macchina” ?

Francesco Monico: La relazione dell’apparato e la macchina è la stessa relazione che c’è tra metafisica e pragmatica. Il paper pone gli assunti e lo sfondo operativo (metafisica); ma affinchè la relazione ermeneutica messa in atto dalla comunicazione della pianta fatta musica (pragmatica) si attivi, bisogna vedere l’alterità (la pianta) come soggetto etico, e per far questo bisogna leggere il paper quando racconta la storia di un certo tipo di ecologia e l’arrivo alla famosa sentenza americana in cui gli alberi di un bosco furono riconosciuti parte lesa in un processo, riconoscendone di fatto un telos e un ethos e quindi identificandoli come individui portatori di diritti.

Molti colleghi mi obiettano che l’operazione verso l’alterità biologica o tecnologica non è sostenibile finché la quasi maggioranza dell’umanità vive in condizioni quasi disperate. Questo è comprensibile, ma ricordiamo che ci furono molte epoche in cui una parte dell’umanità iniziò a preoccuparsi dell’identità di soggetti che all’epoca non erano percepiti come umani, basti pensare alle popolazioni autoctone e all’epopea dei popoli africani. Beh all’epoca, all’occidentale che lottava per i loro giusti diritti, veniva rinfacciato di essere causa delle vittime delle carestie provocate dagli stessi occidentali. Oggi siamo in una situazione simile ma verso la tecnologia e il biologico. Al centro c’è la vita, che è produzione di informazione.

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Teresa de Feo: Sinteticamente qual è il senso di questo progetto?

Francesco Monico: Il senso del progetto è quello di costruire un’istallazione technoetica, basato su un processo artistico metafisico che costruisce idee e concetti, e pragmatico che definisce esperienze; la dialettica che si viene a definire realizza un experimentum.

Teresa de Feo: Cosa intendi per tech-noetica?

Francesco Monico: Il termine è una unione tra tecné e noetikos: tecnoetica è quella speculazione che concerne l’impatto della tecnologia sui processi della coscienza. La tecnologia può essere telematica, digitale, genetica, vegetale, moist (emulsionata), linguistica. Le tecnologie oggi disponibili hanno un impatto sulla coscienza e si sono trasformate nel substrato dell’arte del terzo millennio: in particolare le tecnologie più interessanti si definiscono nell’incrocio tra telematica, biotecnologia, nanotecnologia, e informano il processo degli artisti, dei progettisti, dei performers, degli architetti. La definizione estetica del suddetto paradigma tecnologico contemporaneo sarà tech-noetica, cioè una fusione di che cosa conosciamo e possiamo ancora indagare sulla coscienza (noetikos) con ciò che possiamo fare e finalmente realizzeremo attraverso la tecnologia.

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Teresa de Feo: Ci dici qualcosa riguardo il funzionamento concreto dell’installazione, cosa avviene a Vanda (il bellissimo fiore è un’orchidea vanda cerulea )?

Francesco Monico: L’orchidea vanda cerulea è collegata mediante sensori a uno psicogalvanometro, misuratore dell’elettricità galvanometrica (bassissima) di un corpo; lo psicogalvaometro a sua volta è collegato ad Arduino che traduce gli impulsi elettrici in Max Msp che va a pescare suoni, note nella ram di un computer che amplifica la sequenza dei suoni e li trasmette mediante delle casse audio. Poi c’è il Life support system: la pianta è sospesa in una struttura dove alloggia una lampada al sodio a 400 watt e un sistema di nebulizzazione dell’acqua raccolta su una vasca sottostante che si attiva quando un computer che verifica i parametri vitali della pianta dà il comando. Tutto l’apparato tecnico della macchina è stato reso possibile grazie alla collaborazione di due grandi professionisti, Massimo Banzi che si è occupato di realizzare lo psicogalvanometro, è Steve Piccolo che si è occupato di realizzare singole note, rumori, suoni, con i quali Vanda comunica.

Teresa de Feo: TAFKAV ha già prodotto dei risultati concreti all’interno della ricerca che porta avanti?

Francesco Monico: Si, certo, sono già pubblicati nel paper….

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Noi di Digicult vi invitiamo assolutamente a darci un occhiata. 


http://tafkav.blogspot.com/

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