Nei mesi di Settembre e Ottobre 2010 si è svolta la prima edizione del MFFE (Media Facade Festival), un progetto pilota europeo che ha visto la partecipazione di diversi artisti digitali e designer. Il festival è stato organizzato dal Public Art Lab di Berlino in collaborazione con i centri artistici di altre sei città europee: Liverpool, Bruxelles, Helsinki, Linz, Madrid e Budapest.

Il Festival rappresenta un’opportunità per creare un network di “Schermi Urbani” nelle varie città europee, interconnessi tra di loro grazie all’uso delle nuove tecnologie e di internet. In particolare quello che si indaga è la funzione comunicativa degli spazi urbani, contro ogni loro strumentalizzazione di tipo commerciale; il tutto tramite la creazione di infrastrutture digitali, all’interno degli spazi pubblici delle città, su cui vengono proiettati elementi visivi e creativi. Protagonisti sono l’immagine digitale e lo spazio pubblico.

Gli eventi artistici ospitati dalle sette città sono stati poi trasmessi in contemporanea attraverso un broadcasting su Internet, in maniera tale da creare uno spazio creativo virtuale comune fra i diversi luoghi, su cui scambiare idee e progetti creativi.

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Anche elementi urbani come finestre e facciate di edifici pubblici e privati vengono trasformate in schermi attraverso il gesto creativo delle video images, che vengono proiettate quindi all’interno della città, rendendo lo spazio pubblico, spazio artistico. Grazie alla trasmissione in streaming, gli eventi diventano contemporanei in ogni luogo.

L’idea di connettere sette città Europee attraverso gli “Schermi Urbani” è stata selezionata dalla Commissione Europea come uno dei migliori progetti tedeschi del programma culturale 2007-2013. L’idea principale del Festival è quindi quella di creare una struttura-community all’interno della quale artisti, centri artistici, operatori culturali, enti governativi e imprese private possano interfacciarsi in maniera comunicativa e creativa con il pubblico, venendo a creare cosi un nuovo format mediatico di comunicazione culturale nello spazio pubblico.

In occasione della prima edizione europea del Media Facade Festival, che nasce poi dall’esperienza del Media Facade Festival Berlin 2008, organizzato da Susa Pop (Public Art Lab) e da Mirjiam Struppel (International Urban Screens Association) di Berlino, abbiamo intervistato proprio il direttore artistico del Festival, Susa Pop, attualmente anche Managing Director dello stesso Public Art Lab di Berlino. Susa Pop é da sempre interessata alla creazione di comunità creative attraverso progetti di networking art in un contesto pubblico urbano, il tutto utilizzando le possibilità virtuali delle arti digitali e dei nuovi media.

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Silvia Bertolotti: Come é nata l’idea del Media Facade Festival? Dalla sua passata esperienza personale o è piuttosto legata alla tua attuale attività lavorativa presso il Public Art Lab di Berlino?


Susa Pop: L’idea delle ‘Città Connesse” del Media Facades Festival Europe 2010 nasce dall’esperienza del Media Facades Festival Berlin 2008 per il quale artisti e media designers furono invitati ad esplorare il potenziale culturale e comunicativo degli
Urban Screens, attraverso lo sviluppo di progetti specifici che prevedevano la partecipazione del pubblico, nelle strade di Berlino, per schermi urbani usati a fini commerciali. Tutti gli schermi digitali erano stati attivati attraverso internet, da questa esperienza l’idea di interconnettere le città europee attraverso il medium degli schermi urbani.


Silvia Bertolotti:Come vede la situazione attuale delle arti digitali in Europa? Esiste una scena particolarmente privilegiata o una emergente?


Susa Pop: A mio parere esiste una scena emergente di
urban media artists che mostrano un senso di responsabilità sociale, verso la sfera pubblica e l’ambiente, attraverso l’uso di nuove tecnologie per dare visibilità a questi stessi processi sociali: un attivismo urbano insomma che reclama le strade ( e gli schermi )


Silvia Bertolotti: Com’è nata la collaborazione con gli altri centri artistici Europei? E’ un’esperienza che vorrebbe ripetere in futuro?


Susa Pop: Abbiamo trovato i partners attraverso il nostro network e dei workshops ai quali eravamo stati invitato. E’ stata davvero una grande esperienza lavorare con tutti i partners del MFFE 2010 ( Marie-Laure dell’iMAL, Brussels / Minna Tarkka di m-cult, Helsinki / Stefan Mittlboeck di Ars Electronica Futurelab, Linz / Nerea Calvillo di Medialab-Prado, Madrid, Ezster Bircsak di Kitchen Budapest). Da una parte sono stati molto professionali, il che é davvero importante per un progetto pilota come il MFFE, dall’altra tutto ha funzionato in maniera perfetta da un punto di vista sinenergetico. Abbiamo lavorato con un metodo chiamato ‘Action Research”: pianificazione – intervento – valutazione. Sin dal principio abbiamo organizzato workshops, tavole rotonde, test screenings per sviluppare il progetto in maniera collaborativa. E’ stata un’esperienza che mi ha arricchito, dal momento che abbiamo tutti lavorato con l’obiettivo comune di realizzare il MFFE, pur trovandoci in diverse città e con diverse condizioni politiche, culturali, legislazioni in materia pubblica e modelli di business dei proprietari dei vari schermi – il tutto quindi è diventato anche una sorta di studio comparativo.

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Silvia Bertolotti: Potrebbe spiegarci un po’ meglio l’idea di “Human Screens”, uno dei principali e più interessanti temi del Festival?


Susa Pop: Quello degli “Human Screens” è stato uno dei temi scelti dai curatori in quanto rendeva visibili i processi del corpo umano nell’interazione con la media facade. Un buon esempio a questo proposito è Air Hunger di Hanna Haaslahti. Le persone potevano partecipare alla proiezione, indossando attorno al petto una cintura che calcolava il ritmo respiratorio. La cintura era data a una persona alla volta e ognuno poteva camminare liberamente davanti all’area di proiezione, mentre producevano in tempo reale, attraverso il modem Bluetooth, un paesaggio ondulato. Il principio di visualizzazione del respiro è semplice. L’inspirazione crea dei contorni ascendenti e l’espirazione dei contorni discendenti sopra il paesaggio. Il respiro generatore del paesaggio crea inoltre un personaggio solitario che si muove tra i pendii e le colline creati anch’essi attraverso l’alternarsi di inspirazione/espirazione. Invece di identificarsi con il personaggio, il partecipante crea la condizione per il suo viaggio esplorativo.


Silvia Bertolotti: Perché è cosi importante in questo progetto l’idea delle “connected cities” , al di là del senso più strettamente tecnico che riguarda la trasmissione contemporanea in broadcasting degli eventi?

Susa Pop: La domande principali sono state: come creare contenuti specifici che possano connettere spazi pubblici locali con altri luoghi europei? Quali sono le nuove forme di comunicazione artistica che possono funzionare sia in una comunità locale che in un network e che possono inoltre contribuire ad uno scambio interculturale?


Silvia Bertolotti: Altri temi del MFFE sono la costruzione di communities, l’attivismo urbano e l’interazione del pubblico (una sorta di audience 2.0). Wual’è il ruolo della tecnologia e dello sviluppo urbano in tutto questo?

Susa Pop: Tecnologie come videocamere in motion tracking, strumenti mobili e lo svilupppo di software permettono la creazione di interface/accessi alle ‘media facades’ e agli schermi e creano inoltre uno spazio di interazione e una piattaforma comunicativa per il pubblico. Attravers il processo di partecipazione le persone iniziano a comunicare tra di loro. Nel migliore dei casi questo contribuisce alla creazione di una comunità e all’identificazione con lo spazio pubblico e le sue scene locali.

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Silvia Bertolotti: Vorrei parlare di uno degli elementi-chiave del MFFE:” Media Facades and Screens”. Qual’è la sua importanza e la sfida che rappresenta nella cultura contemporanea? Si tratta di un tema a suo parere più legato ai nuovi sistemi di comunicazione, alle arti digitali o piuttosto all’urbanismo?


Susa Pop: Le Media Facades e gli Schermi Urbani sono un nuovo mezzo di comunicazione nel punto di incontro tra spazio pubblico e mondi digitali. Il pubblico agisce a diversi livelli mediatici: nello spazio pubblico, come un attore sul palcoscenico digitale delle media facades, in internet e nelle
media facades delle infrastrutture dei network creati: gli Schermi Urbani costituiscono allora un nuovo formato, un’interfaccia tra nuovi mezzi di comunicazione, arti digitali e urbanismo.

http://www/mediafacades.eu

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