C’è una certezza che mi conforta quando devo risolvere un problema: qualcuno l’ha dovuto affrontare prima di me ed è molto probabile che abbia lasciato tracce nella rete.

Dall’intricato codice per disattivare la segreteria telefonica del cellulare, alla ricetta per cucinare la focaccia della nonna pugliese, passando per le istruzioni per superare il quindicesimo livello di Angry Birds, sino ad arrivare a capire come estrarre DNA umano grazie ai video di un giovane scienziato (http://www.youtube.com/watch?v=pEm1e5wllVk).

Proprio a partire da queste prime esplorazioni, casuali e fortuite, si apre tutto un mondo più complesso e sofisticato animato da varie scene di produttori e fruitori che condividono le proprie conoscenze sul web. Qualche giorno fa anche il “New York Times” (http://www.nytimes.com/2011/04/24/business/24novel.html ) si è accorto dello scarto che è accaduto negli ultimi anni. Il web 2.0 ha infatti permesso di fare un passo avanti rispetto allo schema semplicistico io-so-qualcosa-e-te-lo-racconto.

numero64_ Sparkle Labs 02

Si è creata una triangolazione virtuosa che coinvolge produzione materiale, immateriale e community e getta le basi per una sostenibilità economica di parte della scena. Tutorial interattivi e video che spiegano passo passo come realizzare un determinato oggetto diventano ancora più efficaci se accompagnati da altri due elementi: un kit di materiali, di solito difficilmente reperibili, e una community con cui interagire e condividere le proprie scoperte e rotte alternative rispetto all’idea originaria.

Dale Dougherty, l’editore di “Make Magazine” (http://makezine.com/), parla della nascita di una nuova era in cui l’inventore solitario chiuso in un garage, diventa sociale perchè condivide le proprie scoperte e idee con una community attraverso cui interagire e crescere. Oltre a vendere la rivista e libri, “Make Magazine” ha creato uno shop http://www.makershed.com/ dove acquistare oggetti, materiali e kit che facilitano lo sviluppo della community stessa perchè rendono più user-friendly il passaggio tra il dire e il fare.

Nel panorama di questi nuovi soggetti che stanno trasformando la condivisione di conoscenze in un’occupazione a tempo pieno e appassionando migliaia di nuovi followers dell’elettronica interattiva vale la pena soffermarsi su Sparkle Lab, un duo di designer e insegnanti, Amy Parness e Ariel Churi, con base a New York City. Il loro progetto, nato qualche anno fa, è un mix sapiente di arte, artigianato, scienza e cuteness per far emergere il piccolo ingegnere che c’è in ognuno di noi. Colori pastello e icone glassate ci fanno dimenticare che stiamo maneggiando circuiti, led e cavi elettrici e tutto ad un tratto abbiamo imparato le basi dell’elettronica.

numero64_ Sparkle Labs 03

Ecco le risposte alle domande che gli abbiamo posto:

Zoe Romano: Da una parte il movimento dei Makers e del DIY è in espansione ed esprime il bisogno di sapere come funzionano gli oggetti che utilizziamo ogni giorno. Dall’altra il mercato mainstream propone un’offerta sempre più ampia di oggetti sempre più chiusi e nemmeno riparabili. Vista così sembrerebbe l’inizio di una rivoluzione pacifica anti-consumista verso una cultura più aperta e sostenibile. Come la vedete voi?

Sparkle Lab: Si, probabilmente una di quelle rivoluzioni che potrebbe non accadere mai. Si tratta di un movimento di persone che sente la necessità di migliorare le proprie capacità e possedere oggetti particolari che possono farsi da soli, come nel passato. Gli oggetti di oggi non sono abbastanza validi e chi li utilizza è ormai disincantato, non apprezza più la loro inflessibilità e l’impossibilità di personalizzazione. Il DIY dona il controllo. Molto presumibilmente questo trend continuerà e la gente conquisterà capacità che li mette in grado di creare oggetti a livello locale.

Zoe Romano: Credete che l’hardware e il software open-source possano dare più forza a questo movimento? Ne fate uso nelle vostre attività o avete qualcosa in mente per il futuro?

Sparkle Lab: L’open-source ha dato prova di se stesso, Molte grandi aziende fanno uso di software liberi. Se va tutto bene vedremo anche l’espansione dell’hardware libero e più persone inizieranno a crearselo a casa. L’open-source ti permette di fare passi avanti molto in fretta e probabilmente questo è l’ordine naturale delle cose. I circuiti dei nostri kit sono molto basilari e ci sono buone possibilità che ci muoveremo verso l’hardware aperto, nel prossimo futuro.

numero64_ Sparkle Labs 04

Zoe Romano: Le ultime statistiche in Italia ci dicono che avere una laurea non aiuta più a trovare un impiego come invece succedeva in passato. Sempre più spesso quando si esce dalle scuole di design, il lavoro che si trova non accende nessuna scintilla creativa. Sembra che le università e le scuole stiano insegnando materie sconnesse con le trasformazioni del mondo là fuori e dell’evolversi dei modi di produzione. In qualche modo voi vi siete inventati il vostro lavoro. Com’è andata?

Sparkle Lab: Ci siamo mossi molto lentamente. Siamo designer e insegnanti. Non abbiamo una formazione elettronica, l’abbiamo imparata in scuole avanzate ma anche per conto nostro. Sembrava così difficile quando abbiamo cominciato e in qualche modo anche inavvicinabile. Le scuole di oggi costano troppo e obbligano le persone a imparare da sè.

Se decidi di imparare da solo è bene rendersi conto che è necessario farsi supportare, diventare attivi in un gruppo di hacker o di qualche associazione che si occupa di mentoring (http://it.wikipedia.org/wiki/Mentoring). Noi abbiamo capito che sarebbe stato molto utile rendere disponibile materiali per facilitare l’inizio di queste esplorazioni e creare una community che se ne occupasse come accade sul nostro learn.sparklelabs.com.

Zoe Romano: In un recente e interessante conferenza IDSA (http://www.idsa.org/idsa-2010-conference-diy-design) , il dibattito ruotava intorno al fatto se la rinascita del DIY significasse la fine dell’industrial design e di un nuovo significato della parola professionale. Avete seguito il dibattito? In che modo vedete nel DIY una minaccia per i designer professionisti ?

Sparkle Lab: Sotto molti punti di vista è una minaccia allo status quo. E torniamo alla tua prima domanda, di come questa rivoluzione stia cambiando il settore, e quindi di come i professionisti dovranno cambiare a loro volta. I professionisti sono minacciati e dovranno diventare un po’ più DIY. Possono dedicarsi a prodotti espandibili ed hackerabili. In ogni caso pensiamo che nel suo insieme il DIY avrà conseguenze positive per l’intero settore.

numero64_ Sparkle Labs 05

Zoe Romano: Quali sono i vostri piani per il futuro?

Sparkle Lab: Continueremo a dedicarci a progetti educativi per crescere insieme ai nostri clienti che evolvono nelle loro capacità. Abbiamo un serbo una serie di pacchetti che espandono il kit Discover Electronics. Questo kit è diventato parte di un corso video online e stiamo lavorando molto anche per far crescere la nostra comunità online. Abbiamo sviluppato tutta una serie di giochi interattivi per bambini e stiamo decidendo cosa farne.


http://sparklelabs.com/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn