Ancora con le immagini negli occhi, felice di aver potuto assistere alla prima edizione del RESFEST a Roma presso il Teatro Palladium (18-20 novembre 2005), cerchiamo di tirare le somme di quello che le nuove ‘avanguardie artistiche’ stanno elaborando nel mondo del video. Ricordando inoltre che questo è un festival itinerante di immagini digitali (giunto alla sua nona edizione), attento sue alle forme più sperimentali ed innovative, famoso in tutto i mondo grazie ad un programma straordinario ed ad un tour mondiale che tocca ormai quasi tutti i continenti e che in Italia oltre a Roma ha precedentemente toccato la città di Torino.

Potremmo dire, partendo da keep it curious, il motto che caratterizza l’intero festival, che la curiosità appunto la fa da padrone. Un messaggio chiaro, che appare anche fra le righe ipnotiche del catalogo e che invita a una duplice visione: da una parte verso l’artista intento a creare e a guardare con occhi aperti il mondo dentro e fuori di sé, dall’altra verso lo spettatore, pronto a ricevere con curiosità una serie infinita di stimoli audiovisivi. Chi devi incuriosire? Chi è il curioso? Il curioso è colui che vuole sapere, indagare, conoscere, chi vuole istruirsi su qualcosa, elaborare e sperimentare. Ed è così che il videomaker-mente creativa, grazie a una sana curiosità, si spinge a varcare quei confini che dividono le diverse discipline, mettendo alla prova se stesso. L’artista è sensibile alle scoperte tecnologiche, ama utilizzare linguaggi espressivi innovativi, reinventare durante il processo artistico, arte, cultura e tecnologia. Il passato viene digitalizzato e riprende nuova vita al presente, lo sguardo assimila mondi organici ed architetture digitali: le possibilità sono infinite.

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Il RESFEST si presta a bene a questo gioco, è una piattaforma, una finestra, un laboratorio di arti visive dove tanto accade. Chi riesce ad accedevi con i propri lavori ha la chance di arrivare a un pubblico di vastità mondiale, ed è in grado, in breve, di farsi conoscere ed apprezzare. Nell’edizione di Roma, voluta dalla Fox International Channels Italia, abbiamo potuto apprezzare una selezione esaustiva dell’intero programma del festival e accanto alle sei sezioni del RESFEST 2005 si sono susseguite alcune iniziative inedite create appositamente per l’Italia, come Italian Window.

Il festival è caratterizzato quindi da cortometraggi, lungometraggi, lavori di animazione digitale, music videos ed altro ancora. Sono programmi fantastici, avventurosi, sperimentali, suddivisi secondo linee caratteristiche interessanti come Shorts One, una serie di cortometraggi dalla brevissima alla media durata dalle tematiche più disparate, By Design che presenta le ultime innovazioni in ambito di mothion graphic e del broadcast design, Cinema Elettronica e ben due retrospettive: Four seasons of Traktor, una presentazione di tutti i lavori del collettivo scandinavo suddivisa in quattro categorie e Beck Retrospective con ben 17 videoclip del musicista americano. Infine sono stati presentati anche due lungometraggi: Infamy documentario sui ‘graffitari’ di alcune delle principali città americane, acclamato dalla critica al Sundance Film Festival e Ginga. Soul of brazilian football, documentario sulla vita brasiliana vista attraverso lo sport più popolare al mondo.

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City Paradise di Gaëlle Denis, uno dei corti di Shorts One, distribuito da Channel 4 Television, mostra come agli occhi di una giovane giapponese appena arrivata a Londra, la cIttà appaia come una città spaventosa. La metropoli ci segna e ci risucchia, appare minacciosa e ci fa sentire estranei fra gli estranei, ma ci appartiene, fa parte del nostro immaginario collettivo, in essa e con essa cresciamo. Ecco che registi e musicisti la rendono viva, musicale e musicata o, come nel caso di questo corto, mostrano aspetti fantastici di un mondo sotterraneo tutto da scoprire. Un lavoro poetico, con una scelta cromatica emotivamente forte, realizzato con le tecniche Lightwave, Toonz, Flame, Incite.

Se vogliamo invece soffermarci su un’eccezionale lavoro di computer grafica non possiamo non menzionare Over time di Oury Atlan, Thibaut Berland, Damien Ferrié. Un gruppo di marionette, del tutto simili alla rana Kermit del Muppet Show, cerca di mantenere in vita il proprio burattinaio (omaggio a Jim Henson) con delle performances musicali attorno allo stesso. Nato come saggio di fine corso di questo team di studenti, pone subito alla ribalta il loro incredibile talento. Il corto è visivamente perfetto ed estremamente toccante.

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Il collettivo scandinavo, Traktor realizza invece music videos e spot pubblicitari per alcune delle label più famose al mondo quali Nike and Diesel e brand come Mtv. Quello che ci colpisce che non ci troviamo di fronte a dei semplici spot pubblicitari nel senso commerciale del termine, ma ad un concetto nuovo di promozione che tende comunque a privilegiare la sperimentazione accanto ad un approccio sicuramente ironico e giocoso. Si potrebbe dire che la chiave del successo del collettivo Traktor, oltre la bravura naturalmente, è quella di essere soggetti alla sindrome di Peter Pan.

Sembrano essere preda della stessa sindrome, il giovane Beck ed i registi che hanno lavorato con lui. Se solo diamo una rapida occhiata ai nomi dei registi che stanno dietro ad alcuni dei più bei video di Beck, scorgiamo i videomakers che in un certo senso hanno contribuito negli ultimi anni a dare un valore aggiunto al concetto stesso di videoclip: Michel Gondry, Mark Romanek, Stéphane Sednaoui, Garth Jennings (Hammer & Tongs), Spike Jonze, Shynola. Se quindi dal punto di vista musicale, l’eclettico artista americano ama la sperimentazione e l’innovazione continua, i suoi video non sono da meno: divertenti, colorati, spiritosi, surreali.

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Cinema Elettronica è una selezione di video musicali, un programma indicativo dello stato attuale della sperimentazione visiva associata alla musica elettronica mainstream. Se volessimo determinare le parole chiave per definire i video musicali apparsi quindi negli ultimi anni, diremmo: tecnologia digitale, sperimentazione, libertà dell’immagine. Infatti la musica elettronica ben si presta alle elaborazioni digitali come l’esplorazione di mondi virtuali e dell’indagine visiva.

I videoclip made in UK la fanno un po’ da padrone, anche se il fatto che il Regno Unito sia una fucina di idee e di menti al lavoro era già un assioma abbastanza chiaro. Le tematiche dei venti videoclip appartenenti a questo programma sono le più disparate, ma mi interessava soffermarmi su due video in particolare dove una creazione mentale paranoica viene tramutata digitalmente in maniera fantastica, la prima nel video di Jimmy Edgar (artista dell’etichetta Warp) Is this a real city? di Ben Dawkins in cui il protagonista è vittima delle prepotenze di un amico immaginario e la seconda nell’eccezionale video di Dom & Nic per i Chemical Brothers Believe dove il protagonista, un giovane lavoratore in una fabbrica di autovetture, immagina di essere inseguito dagli stessi macchinari con cui ha a che fare durante le ore lavorative. Nasce da questo stato di persecuzione un inseguimento fra le strade e le metropolitane del centro di Londra, fino a quando il giovane, preso alle strette, si lascia andare ad una risata isterica.

Nei due video sono presenti paranoie differenti, entrambe inquietanti ma trattate in maniera differente. Se nel primo caso il protagonista incontra la ragazza dei propri sogni, accompagnata da un altrettanto amico immaginario, nel secondo video la paranoia sale in un climax di estraneamento e paura. Una riflessione, da registi di estrazione diversa, sulla paranoia dell’uomo contemporaneo, dal senso di solitudine che si risolve nella creazione di amici fittizi o nel senso di persecuzione.

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La finestra italiana, grazie alla quale si è cercato di entrare nel merito della realtà artistica italiana in generale, e romana in particolare, mostra tentativi di produzione di respiro internazionale come è il caso di Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton. Lavori interessanti, ma ancora non completamente in grado di competere a livello internazionale. Constatiamo invece con piacere che canali satellitari trovino nella città di Roma una sede privilegiata, è così per Fox ma anche per interessantissimi e italianissimi studi di produzione e post-produzione come Frame by frame, PoolFactory e Flyer Communication.

Altri momenti Importanti di questa sezione italiana sono stati anche lo Studio Tour , le tavole rotonde, le presentazioni delle nuove tecnologie digitali, i workshop, lo spazio portfolio e le performances live ad opera di gruppi e vj della scena artistica e creativa romana. Grazie all’incontro-presentazione Tv Design in Italia, curato della società di comunicazione creativa Frame by frame, abbiamo assistito a una carrellata di immagini della vecchia e nuova veste grafica della tv, sia terrestre che satellitare.

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In conclusione, unica pecca forse del RESFEST romano, è stata l’assenza di un incontro/dibattito con uno o più registi internazionali appartenenti ad una delle sezioni del festival, unico momento in cui è possibile dare i protagonisti in pasto alla curiosità del pubblico. Così come, un augurio, è quello di vedere presto uno spazio maggiore per le proposte al femminile perché i festivals di oggi, a volte, sono un po’ carenti da questo punto di vista.

In uno scenario come quello attuale quindi, in cui la rivoluzione delle immagini numeriche attua un “processo di derealizzazione e di fantasmatizzazione della realtà” (Alberto Abruzzese, ‘Prefazione’, in Videoculture di fine secolo , Napoli, Liguori Editore, 1989, p. 8), non bisogna sottovalutare come l’opera digitale, sia essa video musicale, animazione o spot pubblicitario, sia riuscita a confrontarsi con le nuove tecnologie, rielaborando l’approccio alle immagini e sfruttando tutti gli effetti possibili in fase di post-produzione. Quello che si capisce assistendo a una rassegna come il RESFEST, è che nuovi Stalker nascono e si diffondono ormai con estrema rapidità, una sorta di nuovi cacciatori dalle forti percezioni sensoriali. Sono proprio loro che, in senso tarkovskiano, guidano artisti e scienziati attraverso la zona mutante al limite tra presente e futuro.


www.resfestroma.com

www.resfest.com

www.res.com

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