Realities: United è uno studio berlinese, fondato nel 2000 dai fratelli Jan e Tim Edler, impegnato nella sperimentazione costante dei labili confini tra arte digitale e architettura. Lo studio, ormai rinomatissimo, ha ricevuto negli ultimi anni moltissimi riconoscimenti internazionali per la progettazione e realizzazione di opere architettoniche e progetti artistici, molti dei quali fanno oggi parte delle collezioni di centri di arte d’ importanza mondiali quali il Moma e il Vitra Design Museum di Weil am Reid.

Cogliamo come occasione la recente pubblicazione della loro prima monografia “realities:united featuring”, edito dal critico e curatore Florian Heilmeyer e pubblicata da Ruby Press, per ripercorrere la carriera di United: Realities e scoprire meglio come il collettivo abbia contribuito al panorama odierno della Media Architecture.

Molte delle opere architettoniche realizzate da Jan e Tim sono frutto della costante ricerca di nuove soluzioni per l’incorporamento di display video come parte integrata degli edifici e più in generale da una costante investigazione sulle possibilità di miglioramento delle capacità comunicative degli edifici.

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La media architecture è un tipo di computing urbano specifico che consiste nell’integrazione di una o più superfici di proiezione nella facciata di un edificio: le costruzioni che circondano Times Square a New York e Hachiko Square a Tokio sono alcuni degli esempi archetipici di media facciata, qualcosa di pericolosamente assimilabile all’idea della televisione modificata e trasferita in uno spazio pubblico. Si tratta invece di una nuova possibilitá di lavorare in modo molto specifico, di utilizzare i vari conoscimenti provenienti dall’architettura ed incorporarli nella progettazione. E in questa prospettiva il ruolo degli architetti è quello di ripensare alle strutture fisiche e a come potrebbero essere modificate per adattarsi a questo formato.

United Realities ha trovato, nel corso degli anni, una serie di risposte eccellenti ai problemi urbanistici posti dall’inserimento della media facciata classica, proponendo soluzioni innovatrici e capaci di fondere lo schermo e l’infrastruttura proiettata, mantenendo la struttura preesistente intatta nelle ore diurne e rendendola un nuovo oggetto nelle ore notturne. Questa tipologia d’intervento sugli edifici, che modifica l’aspetto della facciata ridefinendo la sua relazione con le preesistenti stratificazioni architettoniche e con lo spazio urbano, rende possibile modificare situazioni urbane critiche attraverso una strategia appartemente prettamente estetica.

La prima grande opera realizzata da Jan e Tim nel 2003 fu BIX, una membrana formata da 930 tubi circolari fluorescenti da 40 Watt integrata nell’intercapedine esterna della Kunst hause di Graz, che muta la superficie dell’edificio in un megaschermo a bassa risoluzione capace di proiettare semplici sequenze di immagini pulsanti e flussi di testo.

Nel 2005 fu il turno di Spots, (attiva fino al 2007) forse la più famosa tra le Opere dello studio, che si contraddistingue per essere la più grande media facciata realizzata finora in Europa e per essere stata eretta in una piazza di incomparabile importanza storica e politica, la Postdamer Platz di Berlino. La costruzione dello schermo avvenne mediante l’inserimento di un enorme griglia d’illuminazione a bassa risoluzione tra la facciata vera e propria e la facciata di cristallo che ricopriva l’edificio; questa matrice fatta di tubi fluorescenti fu scelta per implementare la struttura già presente piuttosto che trasformare la struttura in una media installazione.

Anche in questo caso Realities: United lavorò sull’edificio preesistente attraverso quella che architettonicamente si definisce come un’operazione di peeling, un intervento che si limita al trattamento della superficie esterna dell’edificio e alla sua predisposizone per l’inserimento di LED nella facciata.

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Come gli altri interventi realizzati dal collettivo, l’oggetto architettonico venne inserito in una zona urbana “in mutazione”, una parte della cittá che dopo la distruzione e un prolungato abbandono era stata trasformata, dal progetto Piano/Jahn, in una zona commerciale e turistica attiva solo nelle ore diurne. Attraverso la creazione di Spots Postdamer, la piazza si trasformó per due anni in uno spazio di aggregazione e sperimentazione anche durante le ore notturne. L’ intervento trasformò l’edificio in installazione e l’impianto di illuminazione fece assumere all’edificio l’identità di oggetto più luminoso della piazza attivando questa zona.

L’Urban Entertainment Center ILUMA di Singapore e il nuovo Centro di Arte Contemporanea C4 di Cordoba, ultimo progetto dello studio ancora in via di realizzazione, sono due ulteriori esempi di situazioni spaziali critiche risolte attraverso l’inserimento di una media facciata. Crystal Mesh è il nome dato dallo studio tedesco alla facciata progettata per il complesso edilizio “ILUMA” a Singapore. Essa combina aspetti di una tradizionale facciata con quelli di un’installazione luminosa. Crystal Mesh è un guscio che ricopre la parte frontale dell’edificio, mentre le funzioni strutturali sono svolte da un’altra struttura esterna posta sul retro della facciata.

Il progetto è costituito da un pattern a mosaico fatto di 3.000 moduli di policarbonato che coprono l’intera facciata di oltre 5.000 mq di superficie. Circa 1.900 di questi moduli contengono una matrice regolare di tubi compatti di luce fluorescente che formano delle macchie di luce “attive” all’interno della facciata. Di notte la matrice di luce riporta in sovrimpressione la particolare struttura fisica della bianca e cristallina facciata diurna.

La disposizione irregolare di queste macchie – che divide la facciata in aree con diverse “risoluzioni” e intensità – non crea un grande schermo omogeneo sul fronte dell’edificio, ma amplifica la sua capacità di comunicazione, costituendo l’ingrediente essenziale della sua architettura. Nel complesso l’aspetto non è quello di un monitor ad alta risoluzione in quanto gli elementi di luce attivi sono distribuiti sull’intera superficie a volte a gruppi di piccole dimensioni, a volte di grandi. La mutevolezza dell’aspetto notturno e diurno è stata in ugual maniera studiata. Anche durante il giorno, infatti, la facciata invia “segnali” di luce: i riflessi della luce solare nei cristalli di policarbonato.

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La facciata, dunque, è in grado di alterare il carattere della pelle dell’ edificio, conferendo un’espressione dinamica all’intera architettura e svolgendo allo stesso tempo una funzione segnaletica. Emerge da questa descrizione come la strategia estetica utilizzata dall’edificio sia simile a quella utilizzata per Potsdamer Platz, ancora una volta i valori di dinamicità e modernità sono veicolati da un uso innovativo della luce. Ciò che è importante sottolineare è che la facciata venne applicata all’Urban Development Center per attivare la suddetta zona di Singapore, fino a quel momento utilizzata a fini commerciali e quindi funzionante nelle ore diurne, in un punto di richiamo e di promozione della vita notturna.

L’ILUMA center, collocato nel quartiere di Bugism, è un complesso dedicato all’intrattenimento progettato per richiamare un ampio spettro della società, sia locale che straniera, con lo scopo di fare allo stesso tempo uno stato dell’arte attraverso l’introduzione di un oggetto unico.

Il progetto vincitore per l‘Espacio de Creacion Artistica Contemporanea, collocato nel Parque de Miraflores di Córdoba, ideato dallo studio Nieto Sobejano Architecs di Madrid, propose inizialmente l’integrazione di una facciata a bassa risoluzione nella parte dell’edificio che dà sul Fiume Guadalquivir; in un secondo momento, lo studio commissionò a United: Realities la concezione e la realizzazione di questa pelle mediatica. Il progetto finale è stato sviluppato grazie alla collaborazione tra i due studi. Il futuro Centro di Arte Contemporanea di Cordoba doveva collegare il centro storico con il Palazzo dei Congressi di Rem Koolhaas, rivalorizzando la zona del fiume e al tempo stesso questa nuova parte della città; per questa ragione gli architetti responsabili decisero di sviluppare l’edificio secondo un’asse orizzontale e di dargli una forma rettangolare e allungata.

L’applicazione della facciata che segue la forma orizzontale dell’edificio gioca sull’impostazione di una visione di scorcio, che si manifesta attraverso la luce aprendosi sulla città a 180°. Il punto di partenza per lo sviluppo formale della facciata fu rintracciato nella significativa struttura dell’edificio, la cui superficie è decorata con un motivo ripetuto (tiled pattern) di forme poligonali concave. La superficie di GRC (un cemento rinforzato con fibra di vetro) presenta un sistema di alveoli irregolari di differente densità e misura. Queste “vaschette” sono illuminate individualmente così da diventare “pixel” di questo schermo a larga scala, Ognuna di queste cavità sembra unica per forma e dimensione e anche la loro distribuzione sembra acquisire un aspetto irregolare.

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Solo la densità di distribuzione resta consistente, così da assicurare una fluidità dell’immagine nella visione generale. In più, i pannelli che contengono le cavità sono di tre dimensioni diverse, in relazione alla dimensione complessiva e al numero di buchi scavati sulla loro superficie. Come avviene nella retina dell’occhio, queste componenti permettono la definizione di aree di densità e sensibilità differente nella facciata. Tecnicamente, ogni cavità è illuminata da un sorgente di luce indiretta (lampade fluorescenti compatte), che accendono la parte posteriore della concavità e la superficie laterale. Il sistema a larga scala, basato su luci fluorescenti, permetterà un rate delle immagini a 20 frames per secondo. La superficie delle concavità è tale da orientare il riflesso della luce in direzione orizzontale e limitare l’inquinamento luminoso e il consumo di energia.

Ciò che emerge quindi, come caratteristica fondante dell’opera di questo collettivo, è come la luce sia veicolo di attenzione e sia utilizzata come convettore di sguardi. L’intervento di United : Realities non è mai mirato solo all’edificio, o alla piazza immediatamente adiacente, ma alla modifica e risemantizzazione dell’intero sistema urbano. Nel primo caso, descritto in questa analisi, si trattava del cuore della città di Graz. Nel secondo caso, di un edificio collocato nel nuovo Centro economico-finanziario di Berlino che, da anni sfitto, venne pubblicizzato per ridiventare luogo di interesse e di passaggio. Nel caso di Singapore poi, il tentativo è stato quello di modificare la sua immagine di città antica creando un nuovo quartiere adibito alla vita notturna. Mentre infine, nel caso della città di Cordoba, si è trattato di trasformare il Nuovo Centro per le Arti visive in una nuova connessione tra Vecchia e Nuova città.

La facciata interviene sullo spazio, attraverso un’illuminazione artificiale ridefinisce il giorno e la notte. E l’edifico trova una nuova vita.


http://www.ruby-press.com/books/realitiesunited

http://www.realities-united.de/

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