Davide Quagliola si attesta tra quella avveduta congerie di italiani che hanno lasciato i lidi natii per lande meno solatie ma più ospitali. Transitato da Roma a Londra, il suo percorso si è associato per lungo tempo a quello di HFR Lab (un duo di sperimentazione visuale assieme a Chiara Horn), progetto di audio e video, grafica e musica a cavallo tra installazioni e live performances, che anche grazie alla sua felice scelta di spostarsi a Londra è riuscito a interessere una notevole trama di contatti professionali che forse dall’Italia sarebbe riuscito impossibile fare.

Ultimamente Davide sta proseguendo da solo il suo percorso artistico con il nome semplicemente di Quayola, attento a quello che accade in Italia e legato al crescente movimento artistico della sperimentazione elettronica audiovisiva, ma costantemente proteso a collaborare con musicisti e video artisti di area inglese ben noti a livello internazionale (da D-Fuse a Uva, da Flat-e ad Addictive Tv, dal Lovebytes a OneDotZero). Il lavoro di Davide colpisce da sempre per il rigore formale a livello grafico e video, per quello spirito di visionarietà urbana che caratterizza tutti i suoi lavori da Bitscapes e Cityscan ai tempi di Hfr-Lab fino ai recenti Architectural Density e Path to Abstraction come Quayola, per un livello di coerenza che non corre il rischio di diventare monotonia ma che al contrario sembra gettare dei ponti anche per chi non è particolarmente avvezzo all’ultrasperimentalismo dei new media.

Osservare i suoi lavori, anche solo sul suo sito, consente di farsi delle idee abbastanza interessanti e originali sulle relazioni tra forma, urbanistica, colore e suono. Ah, come ultimo spunto mi sovviene che probabilmente dovremmo fare uno speciale sulla fuga dei cervelli dall’Italia verso altri paesi….non è una questione da poco, ne retorica spiccia, e il fatto di “perdere” artisti come Quayola lo dimostra ampiamente.

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Bertram Niessen: Qual’è nel tuo lavoro il rapporto tra l’audio e il video, ovvero come si struttura la sinestesia dal punto di vista dei rapporti cinetici e cromatici?

Quayola: Nel mio lavoro il suono assume ruoli diversi a seconda del tipo di progetto. Al momento sto sviluppando un lavoro chiamato “Path to Abstraction“. Questo progetto e’ un investigazione sulle relazioni tra suono e immagine, ispirato dalla pura rappresentazione del suono: la waveform. La creazione dei video e’ divisa in due fasi principali: la prima, di analisi, consiste nella rappresenazione analitica di una determinata traccia audio attraverso un simulatore digitale di oscilloscopio. La seconda fase consiste nel reinterpretare questa waveform con forme e colori da me disegnate e animate. Il risultato di questo processo sono dei video che si comportano in modo analogo ad una waveform ma che interpretano il suono in modo molto personale. Il criterio di associazione degli elementi visivi a quelli sonori e’ totalmente personale e non e’ generato da nessun software, questo per risaltare la sostanziale differenza tra l’interpretazione della musica di una persona (per associazioni di suoni) con quella di un computer (per bande di frequenza). I video finali sono infatti una combinazione di questi due metodi di rappresentazione del suono.

Bertram Niessen: Come intendi il ruolo delle tecnologie in quello che fai? Sono vincolanti? Sono strutturanti? Sono solo “un’occasione”?

Quayola: La tecnologia ha decisamente un ruolo molto importante nel mio lavoro, non solo a un livello di realizzazione pratica del prodotto, ma anche nello sviluppo teorico dei progetti in se. In quello che faccio la linea tra ideazione e realizzazione e’ molto sottile e a volte inesistente. Il mio lavoro esplora diversi campi di ricerca, dal video alla grafica, dalle performance alle installazioni, in ognuno di questi non riesco ad immaginare qualcosa che non sia legato alla tecnologia; non penso quindi sia una scelta specifica il fatto di usare un computer come mezzo creativo, ma piu’ una direzione spontanea legata al periodo in cui viviamo.

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Bertram Niessen: Quanta importanza ha la liveness nel tuo lavoro e come la organizzi? Inoltre, gli allestimenti durante la performance sono vincolanti oppure hai una metodologia di adattamento?

Quayola: La componente performativa interessa solamente i progetti che nascono come tali. Come ho gia’ detto sto sviluppando un progetto chiamato Path to Abstraction il quale, tra i suoi diversi output, prevede la live video performance. La componente live in questo progetto e’ strutturata fin dall’ inizio, ogni video loop e’ stato creato su una griglia musicale a un determinato bpm e assume la funzione di una determinata forma d’ onda. Nella live performance associo queste “forme d’ onda” alla musica usando un software per aggiustarne i bpm.

Path to Abstraction e’ un progetto flessibile che puo’ assumere diverse forme, sia negli screenings che nelle installazioni che nei live shows, questo include multi-schermi orientati in diverse direzioni e pannelli LED componibili in diversi formati. A riguardo sto preparando un set up per il mio show al Mapping Festival di Ginevra: questo consiste in un output multiplo che usa alcuni schermi per la rappresentazione delle forme d’ onda “pure” ed altri per quelle lavorate.

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Bertram Niessen: Qual’è il ruolo del progetto nel tuo lavoro? Come lo concepisci e come lo strutturi?

Quayola: L’ idea di progetto nel mio lavoro e’ fondamentale. Molti lavori che porto avanti non hanno un inizio e una fine precisi, ma piuttosto possono essere concepiti come progetti che esplorano un particolare processo. E’ quindi per me molto importante delineare chiaramente i confini entro i quali questa sperimentazione/ricerca avviene; per esempio in PTA ci sono dei confini ben delineati in cui sperimentare, sia a livello visivo/compositivo e sia a livello concettuale/strutturale.


www.quayola.com

www.hfr-lab.com

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