Visual Voltage è la mostra itinerante promossa dallo Swedish Institute e dall’Interactive Institute, la cui versione berlinese Visual Voltage Amplified è stata inaugurata il 7 gennaio presso il Felleshuset, uno degli edifici del complesso delle ambasciate nordiche a Berlino. La mostra, curata da Susanne Jaschko, presenta progetti, concept e sperimentazioni di artisti e designer che affrontano criticamente il tema del consumo e della produzione d’energia nell’era della sensibilità globale per le problematiche ambientali.

Orologi e cavi che visualizzano il consumo domestico di energia elettrica, lampade che funzionano da asciugatrici, ambienti artificiali alimentati dagli input di un contatore di CO2, sono solo alcune delle soluzioni esposte nella mostra: aware objects, oggetti “consapevoli”, ovvero capaci di comunicare i dati relativi al loro consumo di energia e di rendere a loro volta consapevoli chi li possiede dei buoni o cattivi comportamenti in termini di sostenibilità ambientale.

Gli Aware Objects di Visual Voltage Amplified rendono concreta una prospettiva di ricerca molto rilevante rispetto ai temi caldi che riguardano il futuro. In essa, arte e design convergono, si contaminano l’una con l’altro, si sovrappongono, fanno coincidere approcci e metodi che, pur essendo già consolidati, generano risultati innovativi attraverso l’introduzione dell’elemento tecnologico.

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Tale prospettiva di ricerca caratterizza l’ambito interdisciplinare definito eco-visualizzazione ovvero l’applicazione di pratiche di arte e design per la visualizzazione di dati ambientali invisibili al fine di promuovere consapevolezza del consumo di risorse e dell’inquinamento ambientale attraverso feedback visivi (1).

L’Eco-Visualizzazione, che trova le sue radici storiche nell’Environmental art, nell’attivismo culturale e artistico degli anni ‘60, così come in alcune performance collettive degli ’80 (J. Beuys, 7000 Oaks, 1982), si basa sulla convergenza di tre ambiti quali la media art, l’information visualization e il design sostenibile (1).

Pioniera e teorica dell’eco-visualizzazione è Tiffany Holmes. Nel 2007 la Holmes realizzò 7000 Oaks and counting, un’animazione che visualizza in tempo reale il consumo di energia elettrica nel National Center for Supercomputing Applications dell’Università dell’Illinois. Nel 2004, realizzò invece Floating Point, animazione sul web che visualizzava in tempo reale le variazioni della quantità di ossigeno nell’acqua, monitorandone, quindi, la qualità e l’impatto sull’ecosistema marino dell’inquinamento prodotto dall’uomo.

Nati dalla collaborazione con centri di ricerca che si occupano del rilevamento e monitoraggio di dati ambientali, i progetti di eco-visualizzazione puntano ad aprire un settore scientifico al vasto pubblico, veicolando informazioni attraverso visualizzazioni artistiche generate al computer, trasformando il dato in immagini, luci, colori, elementi grafici astratti, comunicando valori intangibili per stimolare l’acquisizione di comportamenti sostenibili.

A supportare le potenzialità espressive della sperimentazione nell’ambito dell’eco-visualizzazione, c’è oggi un concreto sviluppo tecnologico che ha portato all’evoluzione della Tecnologie del Sensing, della grafica computazionale, dei sistemi di network, del processing dei dati in tempo reale, dei locative media e del mapping digitale.

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Nel progetto Pigeonblog di Beatriz da Costa, Cina Hazegh e Kevin Ponto, ad esempio, un gruppo di piccioni dotati di sensori, GPS e microcontroller rilevavano nel cielo di Los Angeles i dati relativi al CO2, inviandoli quindi a Google maps. Accedendo alla piattaforma personalizzata di Google Maps, gli utenti potevano seguire i piccioni e visualizzare i dati sull’inquinamento, georeferenziati e in tempo reale.

Nello stesso anno di Pigeonblog, il 2006, iniziava l’esperimento di Air – Area’s Immediate Reading in cui fu chiesto alle persone di un quartiere di Manhattan di rilevare i livelli di CO2 e ozono attraverso i dispositivi wearable realizzati dal gruppo di ricercatori e artisti indipendenti Preemptive Media.

Analizzando questi progetti, si nota che la prospettiva di ricerca dell’eco-visualizzazione si estende ad altri domini e a nuove domande: se il fine dell’eco-visualizzazione è indurre le persone ad acquisire maggiore consapevolezza e, di conseguenza, modificare i propri comportamenti, quanto l’efficacia dei suoi metodi e delle sue tecniche dipendono dalla partecipazione degli utenti stessi?

Quali strategie, sistemi e tecnologie bisogna, infine, sviluppare per generare, a partire dalla consapevolezza, l’attivismo sociale e così trasformare gli oggetti del cambiamento, le persone, in agenti di cambiamento?

Strettamente connesso all’ambito dell’eco-visualizzazione nasce, infatti, il concetto di Citizen Science, ovvero un nuove genere di mobile computing in cui il cellulare si trasforma, attraverso l’implementazione di nuovi sensori, da oggetto comunicativo a strumento personale di monitoraggio di dati ambientali, nonchè in catalizzatore del cosiddetto Partecipatory Urbanism (2).

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Un recente esempio di progetto di citizen science è CamMobSens (Cambridge Mobile Urban Sensing), sviluppato dall’Università di Cambridge nell’ambito del progetto di ricerca triennale Mobile Environmental Sensing System Across Grid Environments (MESSAGE). Il progetto prevedeva nel 2006 l’implementazione su cellulari Nokia di sensori di inquinamento per monitorare l’inquinamento della città di Cambridge. I dati e i percorsi dei gruppi di ciclisti coinvolti venivano inviati ad una mappa web attraverso sistemi GPS.

Nel 2009, grazie all’evoluzione delle tecnologie di mobile sensing, il progetto MESSAGE da sperimentazione è diventato un sistema realmente usabile che ha permesso ai cittadini di Londra di rilevare i dati ambientali dell’intera città usando i loro telefoni cellulari (3).

Eco-visualizzazione, Citizen science, Partecipatory urbanism e mobile sensing mettono in evidenza il seguente fenomeno: le nuove tecnologie, da un lato, stanno estendendo, la capacità di monitoraggio di dati invisibili che caratterizzano l’ambiente che ci circonda, sia esso esterno sia interno, dall’altro, stanno ampliando le modalità e le soluzioni per restituire questi dati attraverso sistemi visivi informativi basati su immagini bellissime, generate attraverso l’applicazione di tecniche e approcci che si allontanano da quelli analitico-scientifici per andare in direzione di quelli piu’ propriamente definiti infoestetici.

In tale fenomeno evidenziamo due aspetti: il primo è rappresentato dalla contaminazione tra discipline diverse, dalla convergenza tra arte e design e dalla loro ri-configurazione in relazione alla necessità di porre domande e generare risposte al fine di soddisfare i bisogni della società in scenari, caratterizzati da cambiamenti climatici e carenza di risorse energetiche; il secondo riguarda l’obiettivo di definire nuove strategie per indurre gli esseri umani a modificare i propri comportamenti.

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Ciò che è degno di nota rispetto al secondo aspetto, infine, è che in tutti i contesti progettuali, sia artistici o di design sia tecnologici, il framework generale entro il quale si punta a generare il cambiamento dei comportamenti si basa su concetti quali “acquisizione di consapevolezza”, “attivismo sociale” e “agenti di cambiamento” piuttosto che “persuasione”, “sensibilizzazione” e “passivi fruitori d’informazioni”.


Note:

1Tiffany Holmes, Eco-visualization: Combining art and technology to reduce energy consumption, C&C’07, June 13-15, 2007, Washington DC USA

2 – Eric Paulos, R.J. Honicky, and Ben Hooker, Citizen Science: Enabling Participatory Urbanism, in Handbook of Research on Urban Informatics: The Practice and Promise of the Real-Time City, Hershey, PA: Information Science Reference, IGI Global. Curato da Marcus Foth, IGI Global, 2008

3 http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/8126498.stm

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